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Monreale: città del re 1

Viaggio a Monreale, città del re - C’è la cattedrale, splendida da togliere il fiato. Ma ci sono anche fontane, quartieri pittoreschi arte antica e contemporanea, tradizioni radicate e vetusti conventi - Con la realizzazione del duomo, Guglielmo I mette in atto un grande progetto politico e strategico, gettando il seme della tolleranza e dell’ecumenismo - Su per una serie di panorami e scorci da scoprire, tra cui la vista mozzafiato sulla Conca d’Oro.

 
Cento monaci furono inviati dal convento benedettino di Cava dei Tirreni nel nuovo monastero. L’abate Teobaldo, il primo dell’abbazia, divenne così arcivescovo di una nuova arcidiocesi che tanta importanza avrà nelle vicende politiche dell’epoca, arrivando ad essere governata da esponenti delle famiglie di primo piano, come i Medici e i Farnese, i Borgia e i Colonna, gli Orsini e i nobili di Spagna e Francia.

L’arcidiocesi andò via via estendendosi: l’abate Teobaldo divenne signore di tre castelli (Giato, Corleone e Calatrasi) e ricevette in concessione vigne, giardini, mulini, tonnare. Le basi erano gettate. Accanto all’importante abbazia sorse una civitas, destinata a diventare crogiolo della civiltà latino - cristiana in una terra fino ad allora abitata dai Saraceni. L’età barocca vide il moltiplicarsi delle chiese contemporaneamente al fiorire delle attività.

Alla sontuosa cattedrale normanna, che attira ogni anno un milione di visitatori, si deve la grande fama della città di Monreale. Un capolavoro insuperato anche per la potente forza comunicativa “un inno al trascendente”. Il tetto anch’esso mirabile, a forma di carena di nave, è costituito da enormi tronchi scolpiti con fregi d’oro. L’icona di Maria, su cui è scritto in greco “tutta Immacolata” è ospitata nella parte centrale dell’abside maggiore.

 

Il lato destro ospita i mausolei con le spoglie di Guglielmo II Buono e di Guglielmo I il Malo, due re dal carattere diverso la cui indole si riflette perfino nei loro sarcofagi: di marmo bianco, istoriato, il primo, di rigorosa e spoglia pietra scura di porfido il secondo.
Nella cripta infine si custodisce anche il tesoro di Guglielmo II, di cui fa parte una spina della corona di Cristo, conservata in un reliquario d’oro e d’argento.

 

La visita continua nel chiostro, dalla pianta quadrata sottolineata dall’elegante colonnato composto da centoquattordici coppie di colonnine. La varietà dei soggetti raffigurati nelle colonnine ne fanno un luogo di riflessione e di preghiera, il cui delizioso silenzio, come scrive Guy de Maupassant, suggerisce “un tale stato di grazia che ci si vorrebbe rimanere all’infinito”. La serie di scale, a chiocciola, scoperte, ripide, alternate da attraversamenti e ballatoi, costituisce le terrazze, altra attrazione del duomo, che salendo sempre più in alto, accompagnano il visitatore su per una serie di panorami e scorci da scoprire, tra cui la vista mozzafiato sulla Conca d’Oro.

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