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Aeroporto di Comiso: una bella storia

A volte i colpi di dado del destino e della storia sono veramente singolari: in quella memorabile mattina del maggio del 1999, quando, nel mio ufficio di Sindaco, chiamò al telefono il presidente del Consiglio Massimo D'Alema per invitarmi a collaborare ad una grande operazione umanitaria - Risposi a D'Alema: “Sì, Presidente. Ma tu m'aiuti a realizzare l'aeroporto di Comiso dopo che i profughi se ne saranno ritornati nella loro terra?”. La risposta fu positiva. Ci mettemmo tutti a correre. (di Laura Incremona)

 
 
Aeroporto di ComisoUn mio caro e importante amico che recentemente mi ha sentito raccontare le vicende che hanno portato nel giro di sei anni a progettare, finanziare, costruire l’aeroporto di Comiso – uno dei più grandi e tecnologicamente avanzati aeroporti del Mediterraneo, laddove erano allocati fino alla fine degli anni ottanta oltre cento missili “Cruise” capaci di distruggere non so quante volte il pianeta – mi ha invitato a scrivere tutto questo perché, a parer suo, si tratta di una bella storia.
 
 

A volte i colpi di dado del destino e della storia sono veramente singolari: in quella memorabile mattina del maggio del 1999, quando, nel mio ufficio di Sindaco, chiamò al telefono il presidente del Consiglio Massimo D’Alema per invitarmi a collaborare ad una grande operazione umanitaria (consisteva nell’accogliere diecimila profughi kosovari vittime di una sistematica operazione di sterminio e di pulizia etnica che mai avremmo ritenuto possibile nel cuore del vecchio continente, in epoca moderna, dopo gli orrori dei lager nazisti della seconda guerra mondiale) pensai - nei pochi secondi che mi concessi per prendere una decisione che avrebbe potuto condizionare per sempre la comunità che rappresentavo - che dovessi scegliere la strada del coraggio e quindi della collaborazione anziché quella della codardia e quindi quella del disimpegno che pure mi tentava molto. E’ proprio vero quello che ha scritto Joseph Crane ne “Il segno rosso del coraggio”: a volte l’eroismo dissimula una grande vigliaccheria! Mi passavano sotto gli occhi le immagini televisive di questo popolo in disperato cammino senza più casa, senza patria e senza un’identità, e facevano da sottofondo i ricordi dei mille pistolotti sui temi della pace, dell’accoglienza, della solidarietà che avevo somministrato in tanti anni di militanza politica a scolaresche, associazioni culturali, cenacoli diversi. Ora ero chiamato a dare concretamente prova che il brodo culturale da cui aveva preso linfa il progetto di costruire a Comiso la grande Base della Morte negli anni Settanta era completamente evaporato e che lì, nell’ormai abbandonata e sinistra agorà della guerra fredda, si sarebbe approntato il più grande centro d’accoglienza umanitaria del dopoguerra. Siccome quando metti così a rischio la comunità che rappresenti i conti devono tornare in termini di vantaggio presumibile per il territorio, insieme all’idea del grande cuore del meridione che apre le braccia a un popolo disperato, mi balenò quella che da qui fosse possibile partire per la costruzione dell’aeroporto di Comiso, antica cantafavola di generazioni di cittadini della provincia di Ragusa; una provincia bellissima, patrimonio dell’Unesco, ma ultima in Europa quanto a infrastrutture per i trasporti. Pertanto risposi a D’Alema: “Sì, Presidente. Ma tu m’aiuti a realizzare l’aeroporto di Comiso dopo che i profughi se ne saranno ritornati nella loro terra?”. La risposta fu positiva. Ci mettemmo tutti a correre.  (continua…)