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L'aeroporto a Comiso e il ponte sullo stretto...

Dopo due anni si apre l'aeroporto a Comiso e dopo cinquanta anni nessuno ha ancora visto il ponte sullo stretto - La favola della non urgenza non incanta più di tanto - Si gigioneggia sul Ponte e nulla si dice sulle dimensioni finanziarie di trafori alpini dai costi stratosferici di varianti di valico del Mose di Venezia e dell’alta velocità che viene deviata su Bari anziché proseguita su Palermo per il famoso corridoio uno Berlino-Palermo - Infrastrutture necessarie si dice per collegare l’Italia all’Europa ma noi, la Sicilia, che siamo? (di Laura Incremona)


 

L’inaugurazione del primo volo dall’aeroporto di Comiso, apre una serie di interrogativi di non facile risoluzione. Uno tra questi sembra essere strettamente connesso al problema di come arrivare e partire dalla Sicilia, al di là dell’aeroporto stesso, che da solo non può reggere il peso del profondo gap infrastrutturale siciliano i cui  responsabili continuano a tacere. Anche l’attuale governo Prodi, pare abbia messo una pietra sopra il ponte di Messina che esiste solo nell’immaginario collettivo da 50 anni a questa parte. Per questo motivo è logico riportare una recente intervista fatta da me, all’onorevole Salvo Zago ( DS ) in merito alla non realizzazione del ponte sullo stretto di Messina.

           

 

Onorevole Zago, dunque il Ponte di Messina sarebbe una storia chiusa? E per quali profonde ragioni dal momento che, ad oggi, non sono state addotte motivazioni serie e convincenti?

        

“La favola della non urgenza” non incanta più di tanto e, paradossalmente, non  costituisce una rimozione definitiva dell’opera, anche se si fa strada il timore che, per adesso, non se ne farà nulla. Allora io mi domando: possiamo da uomini della sinistra e da siciliani accettare senza battere ciglio questa decisione surrettizia che maschera, dietro criteri di opportunità finanziarie, una scelta antimeridionale e antisiciliana? Adopero termini così forti perché, mentre si gigioneggia sul Ponte, nulla si dice sulle dimensioni finanziarie di trafori alpini dai costi stratosferici, di varianti di valico, del Mose di Venezia, dell’alta velocità che viene deviata su Bari anziché proseguita su Palermo – il famoso corridoio uno Berlino-Palermo. Si argomenta che sono infrastrutture necessarie allo sviluppo del Paese per collegare l’Italia all’Europa. Giusto. Nessuno di noi fa osservazioni, ma noi, la Sicilia, che siamo? Non dobbiamo essere collegati con le altre regioni d’Italia e d’Europa? Perché solo il Ponte diventa “non prioritario per lo sviluppo del Paese?”  (continua…)

 

 

 

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