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L’Isola nelle mani di due ex giovani Dc

Oggi fra il potere politico e il potere giudiziario statale c’è una distanza veramente stellare - L’imbroglio siciliano: attenti a quei due - Cuffaro e Lombardo in grado di riparare le falle della nave-Sicilia? - La situazione è imbarazzante non solo per l’on. Cuffaro. La sua sostanziale incompatibilità non ha impedito l’anno scorso la sua rielezione a “governatore” col voto diretto della maggioranza dei Siciliani. (di Franco Altamore)


Il Comune di Corleone ha voluto intitolare all’11 aprile 2006, giorno dell’arresto di Bernardo Provenzano, la strada rurale che si percorre per raggiungere l’ovile dove il boss della mafia era nascosto. A scoprire il cartello è stato personalmente l’attuale presidente della Regione, sotto processo per favoreggiamento alla mafia. L’onorevole Salvatore Cuffaro, consapevole della situazione imbarazzante nella quale si trova, ha dichiarato di avere fiducia incondizionata nel lavoro dei magistrati che lo devono giudicare e che in caso di condanna si ritirerà per sempre dall’attività politica e non soltanto dalla carica.

La situazione è imbarazzante non solo per l’on. Cuffaro. La sua sostanziale ncompatibilità non ha impedito l’anno scorso la sua rielezione a “governatore” col voto diretto della maggioranza dei Siciliani. In una regione la cui immagine è oscurata dalla dominazione di “Cosa nostra” e dagli assassini di servitori dello Stato, di esponenti politici e di giornalisti, la sfida fra il presidente uscente, accusato di favorire i mafiosi, e la candidata Borsellino, sorella del magistrato martire nel 1992 della criminalità mafiosa, ha visto prevalere il primo. Non è possibile stabilire se sia stato più sbagliato riproporre il presidente accusato di essere cedevole con i mafiosi o mandargli contro allo sbaraglio una persona simbolo delle vittime della mafia. Il risultato è che infine si è dato un altro argomento a coloro i quali, come ad esempio il giornalista Giorgio Bocca, sono convinti che la mafiosità è una nostra caratteristica antropologica. Nell’Isola, insomma, fra mafia ed antimafia si preferisce cinicamente la prima.

Per chi conosce veramente i Siciliani, è chiaro che il sentimento che prevalente nell’Isola è lo scetticismo, non il cinismo. Per escludere il cinismo, che è codardia portata a temperatura gelida, basta ricordare che nella guerra contro la criminalità mafiosa gli eroi caduti, fatta eccezione per Carlo Alberto Dalla Chiesa, sono stati tutti coraggiosi siciliani. Per spiegare lo scetticismo della maggioranza dei Siciliani, basta ricordare invece almeno tre lustri di antimafia solamente gridata, di eccessi della magistratura inquirente, sia siciliana che continentale, di distruzione del tessuto bancario, industriale ed occupazionale isolano. In assenza di un progetto generale di risanamento e sviluppo, l’immagine rassicurante di Cuffaro è stata preferita a quella della Borsellino, collegata ad una memoria dolorosa, che molti preferiscono rimuovere, anziché a un progetto politico per la ripresa della Sicilia. (leggi tutto l’articolo…)

Franco Altamore

Fonte: “LA VOCE DELL’ISOLA”

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