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Ferla, festa del santo patrono

La festa del patrono di Ferla S. Sebastiano, festeggiata il 20 luglio, fino agli anni 50 era caratterizzata da alcune tradizioni locali. Il periodo festivo si apriva quindici giorni prima con il festoso[...]

Ferla, San SebastianoLa festa del patrono di Ferla S. Sebastiano, festeggiata il 20 luglio, fino agli anni 50 era caratterizzata da alcune tradizioni locali. Il periodo festivo si apriva quindici giorni prima con il festoso scampanio de i vespiri: tutte le campane della chiesa di S. Sebastiano, ogni pomeriggio alle 17.00, suonavano a festa per chiamare i devoti al canto dei Vespri. Il suono dei vespiri sanciva la fine del filuvespiri, cioè di quel periodo di riposo dopo il pranzo quando impazza la calura estiva e gli artigiani, all’epoca numerosi, riprendevano alacremente il loro lavoro. La chiesa veniva addobbata con l’apparatu, costituito da una serie di drappi e festoni su cui era raffigurata la vita ed il martirio del santo. Durante tale periodo non era raro vedere devoti per le strade a piedi nudi, a questuare qualche moneta da offrire alla solenne messa del Santo a scioglimento di un voto o a riconoscenza per una grazia implorata e ricevuta.

La rivalità con la comunità dei devoti di S. Antonio era notevole. In quegli anni venne fabbricato l’artistico carro trionfale della processione serale del patrono, opera dell’artigiano locale Giuseppe Siracusa, devoto e facente parte del comitato dei festeggiamenti patronali. Dal 18 luglio si teneva una grandiosa fiera mercato del bestiame che richiamava gli allevatori di tutto il circondario per vendere o acquistare animali. Artigiani di Vizzini, Grammichele e persino di Comiso portavano i loro prodotti, consistenti principalmente in attrezzi agricoli, bardature e cordami.

La vigilia della festa cominciavano le gare dei cavalli lungo il corso Vittorio Emanuele sino alla Madonna delle Grazie. Dal 1958 i cavalli non corrono più per via di un incidente causato da un cavallo imbizzarrito che travolse il pubblico di fronte alla chiesa madre.

La festa del patrono era una delle occasioni dell’anno, in cui venivano annunciati ad amici e parenti i fidanzamenti ufficiali ed era di rito la consumazione in piazza dei famosi pezzi duri, gelato in vari gusti appositamente congelato.

Il popolo contento elargiva le offerte al Santo per la maggior parte in natura (frumento): meglio era andata l’annata, più sostanziosa era l’offerta.

La sera della vigilia intorno alle ventuno si svolgeva la cosiddetta curruta di Sammastiano, consistente nell’apertura della nicchia del santo e nel suo lento avanzare verso l’altare per mezzo di argani, al grido di evviva dei devoti plaudenti che affollavano la basilica.

Molto sentita e partecipata era, come lo è tuttora, la messa dell’alba. Ragguardevole il numero di devoti che si recava in chiesa a piedi scalzi con torce di varia forgia e grandezza, a seconda della grazia implorata o ricevuta, cinti con un nastro rosso ed un mazzo di basilico rizzu, la varietà più profumata. Le donne solevano andare scalze e spettinate. Era tradizione inneggiare per tre volte il santo con alte grida rispettivamente all’ingresso in chiesa, al centro ed all’altare maggiore e ai piedi del Santo.

In tempi più remoti (probabilmente prima del 1800) era usanza lo strascico della lingua dall’ingresso della chiesa fino all’altare.

Alla solenne uscita del Santo sotto il sole cocente del mezzogiorno, portato a spalla dai nudi, si svolgeva la cosiddetta cavarcata. Consisteva nel caricare le proprie bestie da soma della cosiddetta prummisione al santo, l’offerta di grano della nuova mietitura solitamente da parte dei massari e dei gabbelloti. Una lunga colonna di muli carichi di bisacce colme di grano precedeva il santo lungo tutto il percorso della processione. La cavalcata aveva un prologo il giorno prima, quando veniva posta all’asta la campanella che l’aggiudicatario, fungendo da capo, suonava per scandire le soste e la ripresa del cammino della processione. Di solito era appannaggio di massari agiati. Col ricavato si coprivano le spese della festa: banda e fuochi pirotecnici.

Nel corso degli anni molte usanze si sono perse ma ancora oggi, la sera della vigilia dopo la tradizionale curruta , la reliquia ed il braccio argenteo vengono portati in processione per le vie principali del paese.

All’alba del giorno 20 lo sparo di venti colpi di cannone a salve richiama la gente all’affollata messa dell’alba. La tradizione vuole che i fedeli si presentino offrendo un cero votivo.

Oggi i nudi sono vestiti con pantaloni bianchi e sul petto nudo portano un nastro rosso recante l’immagine di S. Sebastiano.

Alle dodici in punto fra Nzareddi e fuochi d’artificio il Santo fa la sua spettacolare nisciuta.

In serata la festa si conclude con il tradizionale spettacolo di giochi pirotecnici.