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Storia, cultura e gastronomia di Ferla

Nella parte ovest della provincia di Siracusa, sorge su un pianoro del monte Rigoria, tra la catena montuosa degli Iblei e la valle dell’Anapo, il piccolo e caratteristico comune di Ferla. Il nome[...]

FerlaNella parte ovest della provincia di Siracusa, sorge su un pianoro del monte Rigoria, tra la catena montuosa degli Iblei e la valle dell’Anapo, il piccolo e caratteristico comune di Ferla.
Il nome deriva da Ferula, una pianta della zona, e compare per la prima volta in un documento del 23 luglio 1269, dove si registra un accordo tra Perrucchio Lanza, barone di Ferla, e Damiano Rubeo, barone di Xirume, al fine di risolvere delle questioni riguardanti i pascoli nei territori incolti. Tuttavia abbondano testimonianze preistoriche, greco-romane e paleocristiane. Si ritiene che tale territorio fosse già abitato prima della colonizzazione greca dell’VIII secolo a.C.

Nel 1693 un potente terremoto la rase al suolo. Ben presto si avviò un processo di ricostruzione totale che prevedeva, sia per le abitazioni private quanto per le chiese e gli edifici pubblici, di far ricorso al riutilizzo dei materiali delle vecchie costruzioni crollate. Tale scelta fu giustificata da un improbabile senso di economia misto a un prosaico sentimento di devozione ed estetica. Non è raro, infatti, vedere incastonati nei muri o sopra gli architravi, capitelli, ostensori, bassorilievi, fregi, teste di mostri, intere colonne e molti altri elementi.
Le nuove costruzioni, soprattutto quelle nobiliari, furono edificate secondo i canoni del tempo in stile barocco, quale ostentazione di ricchezza e di gusto fra le varie famiglie. Per la costruzione furono utilizzate prevalentemente maestranze locali ma gli scambi tecnici e culturali con i paesi vicini furono frequenti.

Negli anni passati, il turismo a Ferla era, per lo più, un turismo di passaggio. I turisti erano infatti gruppi di persone, organizzati e non, che si recavano a visitare le bellezze naturalistiche e archeologiche della vicina Necropoli di Pantalica e della Valle del fiume Anapo. Oggi il turista, invece, ha la possibilità di poter soggiornare anche per lunghi periodi a Ferla. Questo grazie ad un diverso modo di pensare, interpretare e concepire il turismo e, soprattutto, alla nascita di numerosi B&B.

Il turista ha la possibilità di vedere le ricchezze di Ferla come i palazzi settecenteschi, le numerose chiese, le feste tradizionali e, al contempo, degustare i prodotti tipici del luogo. Altro dato importante e’ la possibilità di poter usufruire di un’area attrezzata per la sosta dei camper. Presso gli uffici comunicali è disponibile tutto il materiale turistico su Ferla ma è anche possibile richiedere guide che organizzano escursioni guidate nella valle dell’Anapo e a Pantalica.

I monumenti di principale importanza storico culturale di Ferla sono le chiese. Lungo il corso la prima chiesa che troviamo è la chiesetta del Carmine, a seguire incontriamo la chiesa di S. Sebastiano, la più grande del paese, di un intenso valore artistico che emoziona profondamente. La facciata mostra un’incredibile gruppo scultoreo che rappresenta il martirio del santo. L’interno a tre navate, ha otto cappelle. Quella centrale è impreziosita da un altare in legno con bassorilievi vivacizzato da specchietti colorati. Il martirio di S. Sebastiano è anche rappresentato in una tela gigantesca di Giuseppe Crestadoto, della fine del settecento.

La Chiesa Madre di Ferla è dedicata a San Giacomo maggiore apostolo. Il suo sito nasconde antichissime testimonianze: recenti scavi hanno messo in luce il nucleo di una necropoli ellenistica, all’interno del suo perimetro. La chiesa attuale fu ricostruita dopo il terremoto del 1693 sullo stesso perimetro della precedente che era di tipo rinascimentale. La ricostruzione avvenne a spese del marchese di Ferla. La chiesa è caratterizzata da una muratura imponente, fortemente sostenuta da robusti contrafforti sui due lati. Il prospetto, costituito da due ordini architettonici, il primo dorico e il secondo ionico, forse non fu mai completato. Successiva alla realizzazione del prospetto è la torretta dell’orologio. Tutto il perimetro murario è realizzato con conci squadrati di pietra da taglio. Sul portale principale, di stile corinzio, campeggia lo stemma civico. L’interno, di ampie dimensioni ha tre cappelle sfondate per ogni lato, più la cappella del Santissimo. L’apparato decorativo degli stucchi e delle sculture è di stile corinzio. Sul retro della Matrice il parroco don Vincenzo Lanteri costruì nel 1717 la casa parrocchiale, comprendente tredici stanze su due piani, con annessa cisterna e orto. All’interno è conservato un archivio contenente atti, manoscritti e documenti in pergamena a partire dal 1481.

La chiesa di S. Antonio, considerata il monumento più prezioso di Ferla, mostra all’esterno una facciata con due torri campanarie laterali, una delle quali danneggiata dal terremoto del 1908. L’interno conserva affreschi del Crestadoto e statue lignee pregiate. La chiesa è a croce greca con una cupola ottagonale.

Degni di nota sono la chiesa di S. Maria di Gesù, che conserva una statua meravigliosa di Gesù crocefisso, il convento dei Padri Cappuccini, la chiesa di S. Sofia e quella della Madonna delle Grazie.

Per visitare ciò che resta di Ferla bisogna andare nella parte più antica del paese e cioè via Carceri Vecchie e via Castelverde. Dal quartiere Carceri Vecchie si raggiunge un’antica chiesa bizantina, e durante il percorso si notano sepolcri e grotte.

Sicuramente Ferla non gode di un grosso sviluppo industriale, la risorsa principale è infatti l’agricoltura. Ciò ha permesso e favorito il mantenimento di un’alta qualità dei prodotti gastronomici, che sono difficili da trovare in quanto lavorati in piccole quantità dalle famiglie per uso locale come il pane di casa appena sfornato, l’olio d’oliva, le olive bianche in salamoia (olive a pollastrella condite con aceto, carote e menta), il formaggio di pecora e di mucca e la ricotta fresca. Non vanno dimenticati i salumi, la salsiccia, i pomodori secchi e gli ortaggi. Il tour gastronomico potrà piacevolmente completarsi con le cassatelle di ricotta e le paste di mandorla.