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Buccheri, piccolo centro immerso nel verde

Se amate trascorrere intere giornate immersi nella natura, Buccheri è ciò che fa per voi.

BuccheriBuccheri è il più alto comune della provincia di Siracusa. Al centro di vasti boschi di pini, castagni, pioppi, noccioli, querce e sugheri, ha un clima mite d’estate, d’inverno le frequenti nevicate conferiscono al paesaggio un aspetto di alta montagna.

Collocata lungo le pendici del monte Lauro vide insediarsi sul suo territorio Siculi, Romani, Bizantini e Arabi. Furono proprio questi ultimi a colonizzare il territorio i quali con ogni probabilità, a difesa dei territori colonizzati fortificarono il colle Tereo, cingendolo di una muraglia e insediandosi attorno ad esso. Ma l’edificazione del castello, sullo stesso colle, si deve ai Normanni, i quali, cacciati gli Arabi, trasformarono il fortilizio in un ben munito castello.

Sebbene oggi rimangano solo alcuni importanti resti, il castello presentava due torrioni a difesa dell’ingresso principale rivolto a sud-est e una torre centrale, il mastio.

Il primo nucleo del paese è costituito da casette costruite attorno al castello e nell’area lungo il crinale del colle verso est, coincidente con l’attuale quartiere della Badia e del Casale. Qui fu fondata nel 1212 la Chiesa di S. Antonio, nel 1453 il monastero di S. Benedetto e intorno a questa data l’antica Chiesa di S. Maria Maddalena, presso l’ingresso est del paese.

Nel corso del XVI e XVII secolo il paese crebbe lungo il pendio sud del castello. Tale tendenza fu accentuata dopo il terremoto del 1693, che lo distrusse quasi totalmente. Il centro fu ricostruito sullo stesso sito, ma rivolto verso la sottostante valletta, allora attraversata da un canale d’acqua.

Da piazza Loreto si raggiunge la grotta di S. Nicola, una chiesa cristiana scavata nella roccia di fondazione antichissima. Ancora oggi la chiesa mostra la presenza di antichi affreschi.

Sull’altopiano del monte Lauro, che sovrasta il paese, sono ancora visibili le numerose neviere, attive fino ai primi decenni di questo secolo. Numerosi rifugi di pastori a pianta circolare, costruiti con blocchi squadrati di pietra nera sono le tracce più appariscenti dell’antica civiltà agropastorale iblea.

Un’antica leggenda, riportata dallo scrittore greco Diodoro Siculo, tramanda che in questi altopiani il pastore greco Dafne, inventore della poesia bucolica, pascolasse armenti e buoi; da qui, forse, il nome di “Terra del bove”, dato ad una contrada ad un chilometro da Buccheri. Al bove sembra legato l’etimo del nome del paese, più che al nome del generale saraceno Bucker, come molti ritengono: nome greco dunque, legato al mito e alla civiltà contadina e pastorale iblea.

I boschi che circondano il paese sono una risorsa e costituiscono ottimi itinerari ecologici. Il bosco di S. Maria attrezzato con un funzionale camping è dotato di diversi servizi. Seguendo percorsi predisposti dall’Azienda Forestale, si può visitare la pineta e godere della splendida vista sulla piana di Catania e sull’Etna innevato e fumante.

Nei boschi di Buccheri si raccolgono ottimi funghi, fra cui il boletus, le lepiote, i “lattari”.

Dal monte Lauro si possono seguire diversi itinerari ambientali lungo i corsi dei fiumi, che quivi hanno origine: l’Irminio, l’Anapo e il S. Leonardo. Seguendo le Foci dell’Anapo, dalla contrada Guffari, si raggiunge il monte Casale, su cui giacciono i resti di una misteriosa città greca (probabilmente Casmene) del VII sec. a.C. costruita sul pianoro del monte.

Il Fiume S. Leonardo, che si forma nei pressi del colle Tereo, a pochi chilometri da Buccheri, si incassa in una profonda e stretta gola, chiamata appunto Stritta.

Fra le manifestazioni folcloristiche va ricordata senz’altro la sacra rappresentazione della morte e passione di Gesù Cristo, residuo dell’antico rito Passiu Santu, manifestazione che inizia il venerdì e si conclude la Domenica di Pasqua con il rito della Ncrunata, in cui si rappresenta l’incontro di Cristo risorto e la Madonna.
A dicembre, molto rinomata è la sagra dell’olio d’oliva e poi, gode di particolare importanza la rassegna di poesie dialettali: “A Terra Virdi e i so Versi”.