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In memoria del giudice Rosario Livatino

Il giudice ragazzino ucciso dalla mafia nel 1990.

Omicidio giudice Livatino

Diciannove anni fa veniva assassinato ad Agrigento il giudice Rosario Livatino. Aveva trentotto anni.

Il giudice è morto inseguito dai suoi sicari colpito da una scarica di pallettoni.

Quella mattina del 21 settembre stava percorrendo la statale Agrigento-Caltanissetta, come tutte le mattine. Viveva a Canicattì con la madre e viaggiava ogni giorno per andare in tribunale ad Agrigento per giudicare i mafiosi di Palma di Montechiaro, per decidere la sorte di quindici capi clan.

Nel tragitto l’auto del giudice viene affiancata da un’altra autovettura, una Uno bianca. Poi la comparsa di una motocicletta. Partono i colpi di una mitraglietta. Il giudice viene ferito alla spalla e bloccato. Scende dall’auto per cercare una via di fuga. Salta il guardrail e si butta giù per un burrone. Alle spalle è tallonato dai killer. Alla fine lo raggiungono e lo freddano.

Qualche giorno dopo si dirà che i killer del giudice Livatino vennero dalla Germania. Quattro in tutto di origini siciliane. Rintracciati grazie ad alcuni errori commessi il giorno dell’assassinio del giudice: uno dei killer ha appoggiato la mano sul cofano della vittima; un altro ha dimenticato una calibro 9 parabellum nell’auto usata dal commando e poi abbandonata poco più avanti.

Due dei quattro killer furono individuati in Paolo Amico (nipote dell’allora sindaco di Palma di Montechiaro) e Domenico Pace affiliati alla cosca dei pastori una potente famiglia avversaria dei Ribisi.

Qualche anno più tardi il pentito Gioacchino Schembri descriverà come Gaetano Puzzangaro, la mosca di Palma di Montechiaro, abbia ucciso quasi sorridendo il giudice ragazzino.

Domenico Pace e Paolo Amico furono condannati all’ergastolo nel 1992 dalla Corte d’Assise di Caltanissetta.

Foto: www.rainews24.it