Il dramma di Giampilieri

L'isola è sconvolta per la tragedia messinese.

Frana Giampilieri

Il dramma di Messina dei giorni scorsi ha scosso tutta l’Italia. Non possiamo farcene una ragione perché eventi del genere non dovrebbero capitare da nessuna parte del mondo. Nemmeno nei più malfamati sobborghi di un Paese del terzo mondo. O forse la Sicilia è questo? Siamo un Paese da terzo mondo e non ce ne rendiamo conto? Quanti morti sono? Venticinque accertati ma, con molta probabilità, alla fine saranno trentacinque. Trentacinque morti per il capriccio di chi?

Con quale forza i Messinesi e i Siciliani tutti, domani si rialzeranno? Con sguardo torvo guarderanno ancora la montagna, consapevoli che domani la tragedia potrebbe ripetersi. Si chiederanno quante altre volte ancora quel rumore assordante di acqua, fango e pietre debba squarciare il silenzio e la monotonia di un piccolo centro come Giampilieri e lacerare gli animi di uomini e donne, vecchi e bambini, umani e animali e seminare panico, morte e distruzione. Quante altre volte ci si dovrà guardare in faccia con gli occhi umidi di pianto, ci si dovrà abbracciare per sorreggerci a vicenda e ci si dovrà sussurrare la frase “questa volta ce l’abbiamo fatta”. Questa volta ce l’abbiamo fatta! E’ agghiacciante.

Sono dieci, cento, mille mani. Mani nude che scavano nel fango, unghie che grattano le pietre, voci che chiamano i propri cari sepolti sotto la melma. Piangono tutti e chi non ha più lacrime sostiene moralmente chi ha ancora un pianto da versare. Qualcuno spera. Perché ormai non c’è più niente da fare che sperare e affidarsi a Dio.

Tutti sono vittime di questo ignobile scherzo del destino. Tutti sono vittime e al contempo sono eroi. Perché tutti hanno perso qualcosa ma hanno ancora la forza di salvare il resto. Come Simone Neri, morto per salvare otto persone. Per il quale ci aspettiamo tutti quanti il funerale di stato.

Non cerchiamo un capro espiatorio. Vogliamo solo conoscere chi ha sbagliato. Vogliamo soltanto metterlo davanti gli occhi di quella madre che per giorni ha cercato il corpo del proprio figlio. Vogliamo metterglielo davanti e vedere se trova il coraggio di guardare in faccia la realtà. E se qualcuno non è d’accordo si faccia pure avanti.

Foto: www.repubblica.it

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