
Fino ad oggi non ho scritto il mio pensiero su quello che in questi giorni sta accadendo allo stabilimento Fiat di Termini Imerese, forse perché stampa locale e nazionale stanno riempiendo le pagine dei quotidiani o forse per il semplice motivo che fino alla fine ho creduto che le cose potessero risolversi in una stretta di mano tra impresa, sindacati e lavoratori.
Insomma ci speravo, ci speravamo in tanti, forse tutti. Ma da qualche giorno le polemiche si stanno inasprendo e l’impresa sembra essere sempre più decisa a chiudere lo stabilimento che, per tanti anni ha dato lavoro a molti siciliani e, non meno importante, ha contribuito a far girare l’economia siciliana.
A nulla è servito, quindi, l’offerta di 350 milioni da parte della Regione.
Siamo d’accordo. E’ difficile tenere aperto uno stabilimento industriale che sostiene costi inverosimili e che arranca come un vecchio macinino. Ma è impensabile decidere di chiudere, dismettere, insomma, gettare via un bene di tutti. Già, perché la Fiat è un patrimonio di tutti noi italiani, come il Colosseo, i templi di Agrigento o i Bronzi di Riace. La Fiat rappresenta gli italiani in Italia e all’estero. Quanti beni architettonici in Italia maturano costi molto più alti dei ricavi che potrebbero generare? E allora che facciamo? Prendiamo una ruspa e radiamo al suolo tutto? Cancelliamo un po’ di storia perché non si riesce a fare cassa? Chiudendo lo stabilimento di Termini Imerese cancelleremo una fetta di storia italiana. Non soltanto i siciliani saranno economicamente più poveri ma gli italiani, tutti, saranno depauperati di un elegante ricordo che è la nostra storia, la nostra cultura insomma la nostra vita.
Foto: cinquecentisti.com

Emanuela Gallo








