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Il Signore degli Anelli: traccia dopo traccia

Ecco un articolo in cui compare tutta la storia, tentativo dopo tentativo, che ha vissuto il Signore degli Anelli prima di diventare il film di Peter Jackson.

Per cinquant’anni la trilogia di Tolkien (giudicata “infilmabile”dallo stesso autore) è stata per Hollywood come l’Anello che è al centro della trama: ambìto, inseguito, ma difficile da catturare e da gestire. A lungo la Disney ha considerato l’idea di un adattamento, ma c’era il veto di Tolkien che giudicava i cartoni animati della ditta con “profondo disgusto”. La Disney, perciò, ha cercato di imitare Il Signore degli Anelli sia con La spada nella roccia (1963) che con Taron e la pentola magica (1984). Ad una versione con attori in carne e ossa, è andato molto vicino John Boorman, scritturato dall’United Artist per tre milioni di dollari. Ma poi il progetto abortì. Boorman recuperò echi della storia nel fantascientifico Zardoz (1974), e soprattutto in Excalibur (1981).

Ci provarono in seguito i Beatles che si rivolsero inutilmente a David Lean e persino a Stanley Kubrick. Venne quindi il tentativo televisivo: The Hobbit (1977), i cui disegnatori erano giapponesi, con la supervisione di Masaki Iizuka.

L’anno dopo uscì nelle sale Il Signore degli Anelli, scritto, diretto e animato da Ralph Bakshi. Il produttore era Saul Zaentz, che acquistò i diritti nel 1976, lui che poi li negozierà con la Miramax e la New Line rendendo possibile la trilogia di Peter Jackson. Il cartoon costò10 milioni di dollari, uno e mezzo più di Star Wars (1977). La tecnica era quella otoscopio, un mix di attori veri e disegnati.

Curiosità: nessuna delle versioni che hanno preceduto quella di Peter Jackson è rimpianta dai fan.

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