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Doriathrin

La lingua madre di Lúthien

Tutto ciò che è noto del linguaggio del Doriath sono circa ottanta vocaboli trovati nelle Etimologie in LR:347-400, in aggiunta a una o due parole dal Silmarillion, capitolo 21. Esso era in origine il linguaggio parlato alla corte di Re Thingol, che governò il Beleriand per quattromila anni del Sole e fu padre del “più bello di tutti i figli di Ilúvatar che mai vi fu o vi sarà” (Silm. cap. 4). Il Doriathrin deve essere stato la lingua madre di Lúthien Tinúviel. Allorquando lei più tardi imparò la lingua umanica nativa di Beren, egli invero le chiese perché si fosse data pena di farlo, “dacché il suo idioma era più ricco e più bello” (PM:369).

Il Doriathrin va considerato una favella Elfica separata o una forma di Sindarin? Le Etimologie furono scritte molto dopo che Tolkien finalmente realizzasse che il linguaggio simil-gallese nella sua mithologia non era il linguaggio che i Noldor portarono seco da Valinor, come egli aveva pensato per più di trent’anni, ma il linguaggio degli Elfi Grigi nella Terra di Mezzo. Così, all’improvviso, il Sindarin e il Doriathrin furono posti a contatto in modo molto più serrato di prima. Il Doriathrin come linguaggio distinto sopravvisse a tale significativa revisione? Posteriormente Tolkien parla del “Sindarin del Doriath” (PM:369). Ma nel Silmarillion, includendo le parti che furono riviste dopo che Tolkien ebbe completato SdA, nomi e frasi Doriathrin persistono: Mablung, Nauglamîr, Dagnir Glaurunga, Dior. Almeno per quanto concerne tali nomi, il Doriathrin delle Etimologie comparve nella versione matura del mito. Forse il linguaggio Doriathrin intravisto nelle Etimologie può passare per un’arcaica forma di Sindarin, sebbene sembri avere talune peculiarità tutte sue e sia differente dall’”AN” (Antico Noldorin, leggi Antico Sindarin) delle Etimologie. Il Doriathrin in definitiva appartiene alla stesso ramo del Telerin Comune che conduce al Sindarin, ma sembra essersi stabilito sul suo proprio ramo ben prima che si fosse giunti al classico Grigio-Elfico, ed ha meno modifiche rispetto al Telerin Comune che non il Sindarin. Ma la distinzione fra quel che è considerato un linguaggio separato e quel che è considerato un dialetto è spesso dettata da fattori extra-linguistici. Forse in base a decisione politica, il Doriathrin è una forma del Sindarin, il linguaggio dei sudditi di Thingol - sebbene il re disprezzasse il dialetto degli Elfi Grigi del Nord (PM:369, 372).
Il canto di Lúthien in I Lais del Beleriand p. 354 sembra essere in puro Sindarin, comunque. (Qui è riprodotta una versione successiva a SdA.) Per questa e altre ragioni, alcune persone competenti hanno la sensazione che il Doriathrin delle Etimologie - che è il linguaggio cui è dedicato il presente articolo - non è alla lunga un idioma “valido” nei miti come l’anziano Tolkien era giunto a concludere nel suo scenario linguistico. Secondo quest’ottica, il linguaggio del Doriath deve ora essere immaginato meramente come una variante particolarmente arcaica del Sindarin che conosciamo da SdA, e il Doriathrin delle Etimologie deve essere largamente licenziato come una obsoleta nozione - eccetto che per alcuni nomi, sopra elencati, che Tolkien evidentemente trasferì dal Sindarin quando egli scorporò il Doriathrin come linguaggio separato. Non si può giungere a conclusioni definitive in tale materia (vedere, tuttavia, la voce roth nel vocabolario qui sotto). Il linguaggio qui discusso era almeno il linguaggio del Doriath ad uno stadio dello scenario, in perenne evoluzione, di Tolkien .

Un commento posteriore sul linguaggio del Reame Celato può essere qui citato: “La favella del Doriath… era pure ai giorni di Túrin più antica che non tutte quelle usate altrove. Una cosa (come Mîm osservò) della quale Túrin non si sbarazzò mai, malgrado le sue lagnanze contro il Doriath, era la lingua che aveva assimilato mentre cresceva. Pur essendo un Uomo, egli parlava come un Elfo del Reame Celato, quale egli pareva essere sebbene fosse della stirpe degli umani, dei quali mantenne idioma e istruzione finché l’umanità ristette come in alcune regioni isolate dove l’inglese è rimasto più prossimo a quello della corte di Elisabetta I che di Elisabetta II.” (WJ:312)

Fonte: Ardalambion

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