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Linguaggio Nero e degli Orchi

Linguaggio vile per mire vili

I: Lingua d’Orchi
Riguardo al linguaggio degli Orchi negli Antichi Giorni, “è detto che essi non avevano un loro linguaggio, ma che s’impadronissero di un gran numero di vocaboli degli altri idiomi, manipolandoli a loro modo, eppure non riuscivano a creare che dialetti brutali, appena sufficienti a esprimere ciò che era loro necessario, cioè maledizioni e bestemmie” (SdA Appendice F). Un esempio del loro prendere “quanto potevano dagli altri idiomi e corromperlo [riferito ai vocaboli assimilati, N.d.T.]” è reperibile in UT:92, dove apprendiamo che Golug era un nome dato dagli Orchi ai Noldor, chiaramente basato sul Sindarin Golodh pl. Gelydh e apparentemente un’arbitraria distorsione del vocabolo Elfico.

Ai tempi di Frodo, la situazione linguistica era invariata: “Orchi e folletti avevano linguaggi loro propri, tanto orribili quanto ogni cosa che essi facevano o adoperavano, e dacché qualche rimasuglio di buona volontà, e di reali pensieri e percezioni, è richiesto per mantenere in vita un linguaggio vile e parimenti utile per mire vili, le loro favelle erano infinitamente diversificate nella forma, tanto quanto essi erano mortalmente monotoni nel significato, fluenti solo nelle espressioni di ingiuria, di odio e paura” (PM:21). Invero “Questi esseri pieni di malvagità, che odiavano persino i loro simili, svilupparono velocemente un numero tanto vasto di barbari dialetti quanto numerosi erano loro vari gruppi e accampamenti, rendendo così estremamente difficile la comunicazione fra i membri delle diverse tribù” (SdA Appendice F). Perciò non c’è una singola lingua “d’Orchi” da analizzare. L’unica cosa che sembra esser valida in tutte le lingue degli Orchi d’ogni tempo è che esse erano “ripugnanti e disgustose e assolutamente diverse dai linguaggi dei Q[u]endi” (LR:178). Invero “gli Orchi e i Vagabondi parlavano come capitava, senza alcun amore per le parole e le cose” (Appendice F). Perciò il loro atteggiamento verso i Linguaggi fu totalmente differente da quello degli Elfi, che amavano and coltivavano i loro idiomi. Tolkien stesso era un filologo, il quale titolo letteralmante implica amore o amicizia per le parole, e nel suo mondo inventato, la totale assenza d’amore per il linguaggio poteva essere solamente una caratteristica dei maligni.

La diversità e mutevolezza delle favelle degli Orchi fu ovviamente un ostacolo per l’Oscuro Potere nell’uso degli Orchi come sue truppe d’assalto. Così allo scopo di una più efficiente amministrazione (sc. assoluto totalitarismo), Sauron trovò il tempo di ideare un Esperanto per il suo servaggio - il solo linguaggio artificiale conosciuto in Arda, se non si considera il linguaggio gestuale (iglishmêk) dei Nani.

II: Il Linguaggio Nero
“Si dice che il Linguaggio Nero fosse stato elaborato da Sauron durante gli Anni Oscuri,” ci informa l’Appendice E, “e che egli desiderasse farne la lingua di tutti coloro che lo servivano, fallendo però nel suo intento. Dal Linguaggio Nero derivarono comunque molte parole di uso frequente, e assai diffuse fra gli Orchi, come ghâsh ‘fuoco’, ma dopo la prima sconfitta di Sauron tale idioma nella sua forma originaria venne dimenticato da tutti eccetto che dai Nazgûl. Quando Sauron risorse, esso tornò ad essere il linguaggio di Barad-dûr e dei capitani di Mordor.” Più tardi è affermato che gli Olog-hai, la decaduta razza di Troll allevata da Sauron nella Terza Era, non conoscevano altra lingua che non il Linguaggio Nero di Barad-dûr. Olog-hai era esso stesso un vocabolo in Linguaggio Nero. Il termine “Linguaggio Nero” può non essere stato il nome proprio di Sauron per il suo linguaggio, ma piuttosto un odato con dispregio da altri. D’altra parte, il nome in Linguaggio Nero di Barad-dûr era Lugbúrz, che significa Torre Oscura così come il nome Sindarin, così forse Sauron stesso effettivamente gradiva essere associato alla tenebra ed adoperava il nero come suo colore ufficiale. Esso di certo sembra essere il colore dominante nelle uniformi dei suoi soldati.

Tolkien stesso non gradiva affatto il Linguaggio Nero. Un ammiratore gli inviò un calice in acciaio, ma con suo disappunto egli scoprì che su di esso erano “incise le terribili parole viste sull’Anello. Io naturalmente non ho mai bevuto da esso, ma lo uso per la cenere di tabacco” (Lettere:422). Egli evidentemente condivideva l’opinione di Elfi ed Uomini nella lontana Terza Era, che certamente non pensavano alcunché di meglio del Linguaggio Nero di quanto facevano delle altre lingue usate dagli Orchi: “Era così zeppo di suoni aspri ed odiosi e parole vili che altre bocche lo trovavano difficile da afferrare, e pochi invero erano inclini a compiere il tentativo” (PM:35). Non essendovi obiettivi tipo per cui costituire un suono “aspro ed odioso” o una parola “vile”, tali dichiarazioni devono essere viste come soggettive, riflettendo un generale pregiudizio contro tutto quanto era degli Orchi ed ogni cosa che procedesse da Sauron (sebbene possa naturalmente essere argomentato che tale pregiudizio fu meritato mille volte). È difficile localizzare i “suoni aspri ed odiosi”. Il Linguaggio Nero possiede le esplosive b, g, d, p, t, k, le spiranti th, gh (e con ogni possiblità f e kh, attestate nei nomi d’Orco soltanto), la laterale l, la vibrante r, le nasali m, n, e le sibilanti s, z, sh. Questa non può essere una lista completa, data dal nostro piccolo corpus. Le vocali sono a, i, o, u; la vocale o è dichiarata essere rara da Tolkien. Il Linguaggio Nero non sembra usare la e. Le lunghe â e û sono attestate (quest’ultima è anche compitata ú, ma An Introduction to Elvish p. 166-167 è probabilmente corretto nell’assumere che questa è semplicemente ortografia incoerente sui brani di Tolkien). Vi è almeno un dittongo, ai, ed au occorre in un nome d’Orco. (Siccome è incerto a quale linguaggio tali nomi appartengano, non vi sono qui ulteriori trattazioni.)

Che cosa, quindi, era percepita come spiacevole dagli Elfi? È affermato che gli Orchi usavano una r uvulare, come la R che è comune in francese e tedesco, e che gli Eldar trovavano tale suono disgustoso. È stato suggerito che questa fosse la pronuncia tipo della r nell’antico Linguaggio Nero (An Introduction to Elvish p. 166). Il Linguaggio Nero aveva anche certi gruppi di consonanti che non apparivano nel contemporaneo Sindarin: sn, thr, sk inizialmente e rz, zg finalmente. Qualunque sia la causa, il linguaggio era generalmente percepito come singolarmente aspro: quando Gandalf citò l’iscrizione sull’Anello durante il consiglio di Elrond, “il cambiamento nella voce dello stregone era stupefacente. Divenne improvvisamente minacciosa, potente, dura come la pietra. Un’ombra parve offuscare l’alto sole, ed il porticato si fece scuro per qualche momento. Tutti tremarono, e gli Elfi si tapparono le orecchie” - reazione non da poco! La conclusione che ciò fosse largamente basato sulla profonda avversione per ogni cosa “sotto l’Ombra” piuttosto che qualche laidezza innata nel Linguaggio Nero stesso sembra ineluttabile.

Da dove proveniva il vocabolario del Linguaggio Nero? Sicuramente Sauron non aveva più “amore per le parole e le cose” di quanto avessero i suoi servitori, e si potrebbe ben pensare che egli semplicemente inventò vocaboli arbitrariamente. Ciò può essere vero in alcuni casi, ma pare che egli prescelse anche vocaboli da molte fonti, pure dai linguaggi Elfici: “La parola uruk che ricorre nel Linguaggio Nero, inventato (è detto) da Sauron per servire come una lingua franca per i suoi sottoposti, fu probabilmente presa a prestito da quegli dalle lingue Elfiche dei tempi più antichi” (WJ:390). Uruk può essere simile al Quenya urco, orco o al Sindarin orch, ma è identico all’antica forma Elfica *uruk (varianti *urku, *uruku, donde il Q urco, ed *urkô, donde forse il S orch). Ma come potrebbe Sauron conoscere il Quenya Primordiale? Fu egli colui che si prese cura degli Elfi che Morgoth catturò a Cuiviénen, e forse pure il responsabile per “l’ingegneria genetica” che li trasformò in Orchi? Come un Maia, egli dovrebbe facilmente aver interpretato la loro lingua (WJ:406). Ai primi Elfi, Morgoth ed i suoi servitori sarebbero [stati, N.d.T.] *urukî od “orrori”, poiché l’originale significato del termine era tanto vago e generale, e Sauron può essersi deliziato nell’esporre agli Elfi catturati che essi stessi sarebbero divenuti *urukî. Nella sua mente, il vocabolo evidentemente si conficcò.

Ma vi erano anche altre fonti per il vocabolario del Linguaggio Nero. Il termine per “anello” era nazg, assai simile all’elemento finale nel vocabolo Valarin mâchananaškâd “l’Anello della Sorte” (WJ:401, ivi compitato alquanto differentemente). Essendo un Maia, Sauron dovrebbe conoscere il Valarin; esso potrebbe invero essere la sua “madrelingua”, per usare l’unico termine disponibile. Se sembra blasfemo suggerire che la lingua degli Dei possa essere stata un ingrediente nel Linguaggio Nero di Sauron, “zeppo di suoni aspri ed odiosi e parole vili”, dovrebbe essere rammentato che secondo Pengolodh, “l’effetto del Valarin sulle orecchie Elfiche non era piacevole” (WJ:398). Morgoth, tecnicamente [Brrr! N.d.T.] essendo un Vala, deve aver conosciuto il Valarin (o per lo meno lo approfondì durante le ere in cui fu prigioniero in Valinor). Secondo LR:178 egli lo insegnò ai suoi schiavi in una forma “perversa”. Se così, il Valarin naškâd “anello” può aver prodotto nazg in un dialetto d’Orchi della Seconda Era, dal quale Sauron lo pigliò.

Fonte: ardalambion

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