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Munich

L'ultima opera di Steven Spielberg fra spy-story e realtà

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Munich


Titolo originale Id.
Regia Steven Spielberg
Sceneggiatura Tony Kushner, Eric Roth
Interpreti Eric Bana, Daniel Craig, Ciaran Hinds, Matthieu Kassovitz, Hans Zischler
Durata 160′
Montaggio Michael Kahn
Musiche John Williams
Scenografia Rick Carter
Fotografia Janusz Kaminski
Paese, Anno USA 2005
Produzione Amblin Entertainement, Kennedy/Marshal, Barry Mendel
Distribuzione UIP


La Trama


Germania Ovest. Monaco, 1972. Un commando di terroristi palestinesi (Settembre Nero) prende in ostaggio la squadra israeliana presente ai Giochi Olimpici. Gli occhi del mondo sono puntati su questa tragedia, tragedia che si compie fino in fondo poiché tutti gli ostaggi muoiono in un conflitto a fuoco. Il governo israeliano decide che non è possibile assistere al massacro di suoi cittadini inermi, per di più nel contesto pacifico, e del dialogo tra i popoli, delle Olimpiadi. Golda Meir, Primo Ministro di Gerusalemme, ordina così ai vertici militari e dell’intelligence di dare avvio all’operazione “Ira di Dio”. Una squadra di agenti del Mossad dovrà eliminare uno a uno tutti i palestinesi che hanno contribuito ad organizzare la tragica azione di Settembre Nero. Avner sarà il capo di questo gruppo di fuoco, ma dal giorno in cui accetterà questo incarico la sua vita non sarà più la stessa.


Recensione
di Maurizio G. De Bonis


Giustizia e vendetta in un cuore fragile


Martedì 24 gennaio il “Corriere della Sera” ha pubblicato un’intervista a Steven Spielberg (realizzata da Lars-Olav Beier e Eric Follath per “Der Spiegel)” dai contenuti inequivocabili. Ecco uno stralcio: “…sono sempre stato uno strenuo difensore dello Stato di Israele. Come ebreo sono perfettamente consapevole di quanto sia per tutti noi fondamentale l’esistenza dello Stato di Israele…Se fosse necessario sarei pronto a dare la vita per gli Stati Uniti, esattamente come per Israele”.

Tali dichiarazioni rendono risibili le ottuse critiche (pacifismo estremista, inimicizia nei riguardi degli USA e di Israele) che certa destra americana ha riservato al grande regista e spazzano via possibili equivoci interpretativi per ciò che riguarda Munich, sua ultima opera.Il fatto è che questo importante lungometraggio è un testo audiovisivo complesso, problematico, intellettualmente alto. Spielberg, spesso accusato (in qualche caso forse giustamente) di eccessi di retorica è infatti cineasta intelligente e accorto; non avrebbe mai potuto pensare di addentrarsi in un’avventura come quella di Munich in modo superficiale e banalmente pomposo. Sono dunque entrati in gioco nell’elaborazione di questo lungometraggio innumerevoli fattori, connessi tra loro e tutti fondamentali.


Munich
nelle intenzioni dell’autore non doveva essere un film celebrativo della potenza di Israele e della celeberrima abilità degli agenti del Mossad; voleva essere invece una riflessione composita sull’identità ebraica contemporanea, sul concetto sconosciuto per molti di “israelianità”, sul conflitto tra vendetta e giustizia, sulla tensione tra comportamento etico e affermazione di sé attraverso l’autodifesa, sullo strisciante e pericolosissimo antisemitismo moderno spesso mascherato da antisionismo ideologico, sulla dimensione tragica di chi è costretto a rispondere con brutalità alle violenze subite, sullo spettro della Shoah, che aleggia sempre, agghiacciante. [Continua nel link Fonte]

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