I figli vanno 'aiutati' anche dopo la laurea

La Cassazione ha stabilito che non si può mettere un termine all'obbligo all' 'assistenza economica' dei genitori anche quando il figlio è già laureato ma purtroppo ancora 'a spasso'.

Foto: - Famiglie - dal web


L’onere economico di supportare i figli
fino alla loro indipendenza economica, causata dalla chiusura del mercato del lavoro, è un impegno che si deve accollare la famiglia. Lo ha stabilito la Cassazione la quale prevede che i genitori mantengano i figli, non solo fino alla maggiore età, ma fino al raggiungimento dell’autonomia quindi…. difficile fissare una data precisa!

Articolo di Federica Cavadini tratto dal CorrieredellaSera.it 13.04.2006

Cassazione su una biologa 26enne: giusto aiutarla, anche dopo la laurea


«Mantenere i figli laureati e disoccupati»


I giudici e un caso di lite tra coniugi separati: non si può mettere un termine all’obbligo di assistenza


I giudici della Cassazione fanno
i conti con il precariato, con la generazione mille euro e l’esercito dei laureati a spasso. Utopistico pensare che un neo dottore si sistemi a un anno dal diploma di laurea, quindi si adeguino anche i genitori separati: «non è possibile stabilire un termine all’obbligo di mantenimento dei figli». Da tempo non è più la maggiore età, ed è difficile fissare una data. L’impegno economico dei padri e delle madri è legato alla chiusura del mercato del lavoro. «Il limite di persistenza dell’obbligo dei genitori di mantenere i figli non può essere dedotto dalla media della durata degli studi, bensì dalle concrete difficoltà del giovane nel raggiungere l’autosufficienza economica», è la spiegazione della Suprema corte.

La sentenza è stata pronunciata a favore di una signora di Trieste, separata dopo trent’anni di matrimonio e madre di una laureanda in Biologia. La signora si era appellata contro la decisione della corte d’Appello secondo cui il padre avrebbe dovuto mantenere la figlia con 150 euro al mese fino a 26 anni, perché a quell’età la biologa avrebbe anche potuto trovarsi un lavoro. La mamma triestina ha fatto presente che «nel momento storico attuale, caratterizzato da una crescente disoccupazione e da un blocco dei concorsi pubblici, riuscire a trovare un’occupazione a un anno dal raggiungimento della laurea è impresa ardua se non impossibile». Anche la casa coniugale doveva rimanere a madre e figlia fino a quella data. Come se ottenere il «pezzo di carta» garantisse in tempi brevi l’assunzione o l’indipendenza economica. All’automatismo laurea-stipendio non credono più nemmeno i giudici della Cassazione, che hanno considerato le «note difficoltà di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro».

La legge prevede che i genitori mantengano i figli fino alla maggiore età ma questo limite è stato spostato in avanti dalla giurisprudenza: la linea oggi è garantire ai figli il mantenimento fino al raggiungimento dell’autonomia, difficile fissare una data. Comunque i ragazzi che a 26 anni riescono a mantenersi non sono certo la maggioranza. Sei su dieci a 34 anni vivono ancora con i genitori e metà di loro non hanno un lavoro: non sono «mammoni» restii ad abbandonare il nido, a casa ci stanno perché non saprebbero come pagarsi l’affitto. Secondo l’ultima rilevazione Istat ormai escono di casa a 28 anni. E fanno fatica: il 50% degli under 30 che hanno trovato lavoro nel 2005 hanno un contratto a termine. La Cassazione lo ha tenuto presente. Va da sé che i lazzaroni e i tiratardi sono fuorigioco, perdono il diritto al mantenimento. Prima sezione civile: «gli alimenti devono essere sospesi se il figlio malgrado i genitori gli abbiano assicurato le condizioni necessarie per concludere gli studi, non abbia saputo trarre profitto per propria colpa».

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