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The Illusionist

Il protagonista del film è un personaggio fascinoso e inquietante, certamente in possesso di conoscenze “magiche” sconosciute ai più ma tanto abile da trasformarle nel mezzo per raggiungere la notorietà, incantando il pubblico con i suoi stupefacenti esperimenti.

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The Illusionist

Titolo originale Id.
Regia Neil Burger
Sceneggiatura Neil Burger
Interpreti Edward Norton, Paul Giamatti, Jessica Biel, Rufus Sewell
Durata 110 min.
Montaggio Naomi Garaghty
Musiche Philip Glass
Scenografia Ondrej Nekvasil
Fotografia Dick Pope
Paese, Anno Usa 2007
Produzione Michael London, Brian Koppleman, David Levien, Bob Yary e e Cathy Schulman
Distribuzione Eagle Pictures


La Trama


Nella Vienna di fine Ottocento, Eduard Abramovitz, in arte Eisenheim, conosce una grande notorietà come l’illusionista più rivoluzionario d’Europa. Le sue stupefacenti trovate vanno oltre gli spettacoli tradizionali ai quali il pubblico è abituato e il suo successo lo porta ad esibirsi nei più importanti teatri dell’Impero. Invidiato dai suoi colleghi, dei quali puntualmente si fa beffe, Eisenheim deve vedersela anche con i sospetti del capo della polizia Uhl che vede nella sua attività un potenziale pericolo sovversivo per l’Impero Asburgico. Anche il principe Leopold gli è ostile, soprattutto dopo aver scoperto che tra il mago e la sua promessa sposa c’è qualcosa di più di una superficiale conoscenza


Recensione
di Eleonora Saracino


Dove c’è trucco c’è anche inganno

“Chi vuole conoscere l’uomo deve guardarlo nel suo complesso e non come una struttura messa su alla meglio…” così affermava Paracelso, medico svizzero vissuto nella prima metà del Cinquecento che, per la sua attività di alchimista e di astrologo, fu spesso accusato di essere un volgare ciarlatano. A conferma di come il guardare avanti, nella scienza e nella filosofia, sia spesso fonte non tanto di gloria e fama (riconosciute sovente solo a posteriori) quanto di ghettizzazione e scherno.

Il protagonista del film di Neil Burger (ispirato all’omonimo racconto di Steven Millhauser, vincitore del Premio Pulitzer nel 1997) è un personaggio fascinoso e inquietante, certamente in possesso di conoscenze “magiche” sconosciute ai più ma tanto abile da trasformarle nel mezzo per raggiungere la notorietà, incantando il pubblico con i suoi stupefacenti esperimenti. Semplice illusione? Non solo.

Perché qui l’arcano non si svela attraverso la scoperta di un trucco ma, al contrario, si fa sempre più fitto e nebuloso man mano che ci si addentra nel vero tessuto della storia. Non è la magia al centro della vicenda o, perlomeno non quella mostrata in palcoscenico, quanto piuttosto quel sottile incanto dei sentimenti che si converte in amore ed esplode nella passione. Dimenticatevi quindi del recentissimo The Prestige perché, in questo caso, abbiamo a che fare con “illusioni” del tutto diverse che vanificano, per stile e racconto, qualsiavoglia tentativo di paragone.

Burger, infatti, tesse una trama che si dipana nella mente e nel cuore del protagonista, si trasforma in una sfida (quella più classica tra rivali in amore) e mette in atto un piano di vendetta dove – ed è proprio il caso di dirlo – nulla è ciò che sembra. Mescolando toni di tragedia con sfumature variopinte di operetta e suggestioni soprannaturali, The Illusionist è un’affascinante incursione nell’astuzia umana che si serve, senza dubbio di trucchi ma, soprattutto, si avvale di un’arma straordinaria quanto letale: l’intelligenza.

Il confronto tra il mago Einsenheim e il principe Lepold non è che un duello impari in cui è fin da subito chiaro chi avrà la peggio. Sfidare il potere è certamente un atto di coraggio ma chi meglio di un mago può far credere ciò che non esiste? Chi meglio di lui può trasformare la disfatta in vittoria o far indossare ad una i panni dell’altra? Ecco allora che per conoscere davvero un uomo bisogna guardarlo nella sua interezza, nella perfetta combinazione dei suoi opposti: cuore e cervello.

Nulla è casuale, allora, e Burger, come in un puzzle, scompone i pezzi del piano di Einsenheim per poi ricomporli solo alla fine, come un numero di magia in cui è la nostra incredulità il primo elemento per far funzionare il gioco. Norton, sempre a suo agio con la complessità dei suoi personaggi, è un perfetto illusionista, apparentemente distante dalla gloria ottenuta dalla sua arte quanto assolutamente coinvolto in ciò che essa può intimamente provocargli. [Continua nel link Fonte]

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