L’assassinio di Jesse James

Un western piuttosto lungo e dettagliato che ricostruisce con qualche velleità psicologica la morte del bandito più famoso d’America avvenuta il 3 aprile 1883.

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L’assassinio di Jesse James

 

Titolo originale The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford
Regia Andrew Dominik
Sceneggiatura Andrew Dominik dal volume di Ron Hansen
Interpreti Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Shepard, Zooey Deschanel, Mary-Louise Parker
Durata 155 min.
Montaggio Dylan Tichenor
Musiche Nick Cave, Warren Ellis
Scenografia Janice Blackie-Goodine
Fotografia Roger Deakins
Paese, Anno Usa 2007
Produzione Ridley Scott, Jules Daly, Brad Pitt, Dede Gardner, David Valdes
Distribuzione Warner Bros

 


La Trama

 


Jesse James tra il 5 novembre 1881, data del suo trentaquattresimo compleanno, e il 3 aprile 1883, quando viene ucciso. Accanto lui in questo anno e mezzo c’è anche il giovane Bob Ford, che col fratello e altri raccogliticci compone la banda dei fratelli James in quella sarà per scelta la loro ultima rapina. Da acceso fan della già mitica figura del bandito Ford si tramuterà in poco più di un anno nel suo assassino

 


Recensione
di Claudio Panella

 

Il film racconta in modo piuttosto dettagliato gli ultimi anni di vita del bandito Jesse James, che tra il 1881 e il 1883 smette di fare rapine col fratello e si ritira in un villaggio del Missouri sotto il falso nome di Thomas Howard: con lui qualche compare di passaggio, la moglie, i due figli, tre proiettili in corpo, due falangi di meno a una mano. E come si capisce dal titolo originale della pellicola c’è in particolare un altro personaggio a contendere la scena al bandito, colui che anche a questo scopo arriva al punto di ucciderlo, sparandogli di spalle, il codardo Bob Ford.

 

Il regista Andrew Dominik adatta il libro di Ron Hansen grazie alla generosità produttiva di Brad Pitt (e dei fratelli Scott) prendendosi qualche piccola libertà stilistica che avrebbe addirittura fatto tardare l’uscita del film ma costruendo un’opera tutto sommato molto classica nel suo impianto narrativo, a partire dalla scelta di mettere in primo piano una vera e propria voce narrante. La narrazione della fine di Jesse, di come sia arrivato il momento della sua morte è così messa in scena secondo il principio di causa ed effetto, che la pellicola segue fino in fondo nonostante qualche inserto contemplativo.

 

Non manca poi un piuttosto facile approfondimento psicologico che si dedica ad entrambi i protagonisti: Jesse James appare una figura arrivata al capolinea, parla di suicido e mette in scena la propria morte molto più di quanto non faccia il suo assassino; quest’ultimo, messo in condizione di essere quasi costretto a sparargli, è il fragile ed emarginato ragazzo cresciuto col mito del più anziano “fedele sudista” Jesse. E nel finale del film si racconta anche quanto gli costerà il gesto fatale, in un’America già in parte spettacolarizzata. [Continua nel link Fonte]

 

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