La graine et le mulet

Un film dai numerosi meriti civili e artistici caratterizzato da un naturalismo retto da un impianto narrativo intelligente.

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La graine et le mulet

 

Titolo originale Id.
Regia Abdellatif Kechiche
Sceneggiatura Abdellatif Kechiche
Interpreti Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache, Abdelhamid Akhtouche.
Durata 151min
Montaggio Ghalya Lacroix, Camille Toubkis

Scenografia Benoît Barouh
Fotografia Lubomir Bakchev
Paese, Anno Francia, 2007
Produzione Hirsch e Pathé Renn
Distribuzione Lucky Red

 


La Trama

 


Slimane è un operaio portuale di sessant’anni sulle cui spalle ne pesano trentacinque di duro lavoro cui solo la metà svolti versando i contributi. In un mondo in cui le condizioni di lavoro diventano sempre più dure e precarie, Slimane si trova senza impiego. Per ricrearsi una vita e soprattutto dare un futuro ai figli, decide di aprire un ristorante di cous-cous su un vecchio peschereccio. Questa impresa coinvolgerà tutta la famiglia e si rivelerà molto dura.

 


Recensione
di Silvia Nugara

 

:L’ultimo film dell’autore di Tutta colpa di Voltaire e La schivata, torna nuovamente a tratteggiare un ritratto della comunità non solo degli immigrati arabi – in questo caso tunisini – in Francia, ma anche dei francesi di cultura araba. Abdellatif Kechiche ci racconta chiaramente che non è questione di integrarsi o rinserrarsi nel comunitarismo ma di coltivare la propria ricchezza culturale. Ci dice che è ora di pensare ad una più coraggiosa terza via che aiuti a convivere le culture. Allo stesso tempo egli denuncia un certo razzismo latente di quei francesi che continuano a perpetrare anche inavvertitamente discriminazioni e umiliazioni a loro connazionali di origine araba.

 

:Il merito del film, però, non è o non è soltanto civile ma soprattutto artistico. I suoi protagonisti non sono calati in una cronaca dei nostri tempi ma dispongono della possibilità di vivere quella che lo stesso regista ha definito “una dimensione romanzesca” della realtà. Quello di Kechiche, infatti, non è un vero e proprio realismo quanto piuttosto un naturalismo retto intelligentemente da un solido impianto narrativo imperniato sul personaggio di Slimane. Intorno a lui nascono rivalità, gelosie e amori tra due gruppi, quello costituito dalla numerosa famiglia creata con l’ex moglie e quello composto dalla nuova compagna Latifa e dalla sua figlia adolescente.

 

:Il procedere della vicenda alterna momenti in cui il tempo della storia e il tempo della narrazione non sono equivalenti e momenti, molto interessanti, in cui si equivalgono. Questi ultimi contribuiscono ad inserire lo spettatore all’interno delle abitudini famigliari e caratterizzano i personaggi. I primi, invece, fanno procedere la storia verso un climax ascendente di tensione che si risolve in un finale da batticuore. [Continua nel link Fonte]

 

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