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2 giorni a Parigi

Con questo originalissimo ed effervescente esordio dietro la macchina da presa Julie Delpy dimostra soprattutto che le attrici non sono più soltanto materiale per red carpet e copertine patinate.

 

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2 giorni a Parigi

 

Titolo originale 2 Days in Paris
Regia Julie Delpy
Sceneggiatura Julie Delpy
Interpreti Julie Delpy, Adam Goldbrg, Alexia Landeau, Daniel Bruhl, Alex Nahon, Adan Jodorowsky
Durata 98 min
Montaggio Julie Delpy
Musiche Julie Delpy
Scenografia Barbara Marc
Fotografia Lubomir Bakchev
Paese, Anno Francia/Germania, 2006
Produzione Christophe Mazodier, Julie Delpy, Thierry Potok
Distribuzione DNC Entertainment

 


La Trama

 


Lei è Marion, fotografa parigina e donna emancipata, lui è Jack, architetto newyorchese e americano fino al midollo. Dopo un breve soggiorno a Venezia, tutt’altro che romantico, la coppia arriva a Parigi ma anche qui la vacanza rischia di trasformarsi in un incubo. Jack non parla francese, in più deve fare i conti con l’invadente famiglia di Marion e soprattutto con la sua vorticosa collezione di ex. Tra una serie infinita di litigi, discussioni e scenate di gelosia il loro legame sentimentale sembra andare inesorabilmente a rotoli. Ma si sa, quando due cuori si cercano la soluzione è molto più vicina di quel che sembra…..

 


Recensione
di Adele De Gennaro


 


:Qualcuno si è divertito a definirla una “macchina da guerra”, ma con questo originalissimo ed effervescente esordio dietro la macchina da presa Julie Delpy dimostra soprattutto che le attrici non sono più materiale per red carpet e copertine patinate. Esemplari in via di estinzione, le attrici che scelgono di cimentarsi nella regia sono sempre più rare ma l’esordio della Delpy batte davvero ogni record. Non solo perché l’ha scritto, diretto, interpretato, montato e ha collaborato alle musiche (e come se non bastasse canta anche tre brani), ma soprattutto perché con 2 giorni a Parigi riesce dove altri hanno fallito, dando finalmente uno scossone alla cara vecchia commedia romantica. E non è un caso che, già applaudito all’ultimo Festival di Berlino, questo piccolo delizioso film abbia conquistato anche il pubblico internazionale. I critici americani lo hanno definito il miglior film dell’anno, ma al di là degli ottimi riscontri non è difficile prevedere che la pellicola conquisti anche il pubblico. Siamo pronti a ricrederci (le vie del box office, come è noto, sono infinite) ma gli ingredienti ci sono tutti: una miscela esplosiva di risate e dialoghi frizzantissimi, ritmo serrato, regia dinamica e uno stile all’insegna del più assoluto politically incorrect.

 

Un progetto audace quello della Delpy, ma quando si ha una volontà di ferro anche un budget a pochi zeri può diventare una risorsa inaspettata. Girato in quattro settimane, con il protagonista piombato sul set un giorno prima delle riprese, il film si è avvalso della collaborazione di amici e parenti della stessa regista. Un film nel film, insomma, ma quello che più conta è che 2 giorni a Parigi riesce ad essere allo stesso tempo romantico e provocatorio, politico e totalmente comico. Un esordio insospettabile per l’attrice di Prima dell’alba e Prima del tramonto (chi ha buona memoria ricorderà che dal suo esordio in Detective di Jean-Luc Godard, la Delpy si è fatta le ossa lavorando tra gli altri con Tavernier, Saura e Kieslowski), ma soprattutto una commedia intelligente e moderna. Niente a che vedere con i melensi film hollywoodiani, ma non solo.

 

:In qualche modo 2 giorni a Parigi sembra rovesciare anche i cliché delle commedie francesi e il loro binomio leggerezza/lentezza. Di lento, infatti, qui c’è ben poco e fin dalla prima scena si capisce che la storia tra Marion e Jack è una bomba ad orologeria destinata ad esplodere. E non fermatevi alla trama, i litigi e le scenate di gelosia sono solo il pretesto. In scena c’è ben altro: l’eterna lotta dei sessi, la fragilità dei rapporti sentimentali, il conflitto tra culture completamente diverse. Ed è proprio qui che la sceneggiatura offre il meglio. Il povero Jack non è solo un americano catapultato a Parigi senza conoscere una parola di francese, l’aspetto più comico è l’assoluta incapacità di vedere le cose con la mentalità di Marion. Il suo concetto di “proprietà privata” fa a pugni con la leggerezza della sua compagna, una che semina in giro fotografie degli ex fidanzati nudi e legati a palloncini e che non esita a litigare rabbiosamente con un suo ex fregandosene della presenza di Jack.

 

Francese al cento per cento, sicuramente, ma per certi versi Marion è quasi una straniera in patria. La sua vita è a New York e anche se Parigi rimane la sua città, i discorsi razzisti di un tassista immigrato riescono ancora a farla infuriare. Ma anche per Jack, ovviamente, la Francia si rivelerà un incubo, peggio del previsto…Una coppia scoppiata in tutti i sensi: parlarsi o chiarirsi diventa un’impresa, più facile litigare e insultarsi. Quanto al sesso, ovviamente, addio sogni di gloria. E’ così che si finisce, inutile farsi illusioni.

 

Chiametele come volete, difficoltà di coppia, incomunicabilità o quant’altro, quel che è certo è che dietro il finto sguardo miope della Delpy c’è una visione chiarissima su quanto sia diventato così complicato amarsi. Ed è questo che racconta il film, un arrampicarsi continuo tra compromessi, bugie, infedeltà, lacrime (tante) e baci (pochi, sempre più pochi), uno sguardo ironico sulle donne che hanno imparato a dire quello che pensano, pronte a rimangiarsi tutto pur di non perdere l’amore. [Continua nel link Fonte]

 

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