Denti

Recensione di Silvia Nugara

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Denti


Titolo originale
: Teeth
Regia: Mitchell Lichtenstein
Sceneggiatura: Mitchell Lichtenstein
Interpreti: Jess Weixler, Julia Garro, John Hensley, Vivienne Benesch, Ashley Springer, Lenny von Dohlen, Hale Appleman, Josh Pais
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 94’
Fotografia: Wolfgang Held
Montaggio: Joe Landauer
Musiche: Robert Miller
Scenografia: Paul Avery
Costumi: Rita Ryack
Produzione: Teeth Production
Distribuzione: Mediafilm

Tratto da Cinema.it - Recensione di Silvia Nugara

pubblicato: giovedì 25 agosto 2008 da Silvia Nugara in: prime visioni

Nella provincia americana la liceale e figlia modello Dawn partecipa attivamente a un’organizzazione di giovani che difendono la propria verginità. Ma il vero motivo della sua militanza è un po’ diverso da quello dei suoi compagni…


Recensione


Il mito della vagina dentata riproposto tra horror e femminismo da un film visto al Festival di Berlino 2007 e che a sorpresa fa la sua comparsa nelle sale italiane di questa fine estate. L’atmosfera iniziale di Teeth è quella serena e assolata di altri film ambientati nella provincia americana in cui le famigliole modello abitano villette tutte uguali e i ragazzini circolano liberi sulle biciclette. In questo contesto è ambientato il ritratto di una gioventù americana divisa strabicamente tra puritanesimo e voglia di trasgressione, tra verginità e pulsioni incestuose, tra amore e violenza. Il meccanismo del film segue lo schema ricorrente di molte pellicole fantastiche come il blockbuster Transformers o il b-movie horror Society di Brian Yuzna in cui è nell’assoluta normalità che d’improvviso si manifesta il meraviglioso o il mostruoso.

La militanza della protagonista in un’associazione giovanile per la verginità nasconde infatti un segreto che fa presto a rivelarsi agli altri. La ragazza possiede infatti una vagina dentata e quando arriva l’amore, per lei il dilemma si sdoppia. Da una parte deve scegliere tra sesso e castità; dall’altra deve capire se è meglio castrare il desiderio o dargli corso rischiando così di castrare un bel ragazzo. Insomma, la vagina dentata esiste e può rivelarsi uno strumento ben scomodo e anzi decisamente pericoloso per il malcapitato di turno. Di conseguenza, dopo una prima parte scanzonata, il film si fa grottesco e poi sempre più nero fino ad un’ambigua conclusione che lascia l’amaro in bocca.
Scoprirsi tra le gambe una vagina dentata infatti, è il sogno di ogni femminista estremista, basti pensare a quella Valerie Solanas che scrisse il manifesto della “Society to Cut Up Men” - società per fare a pezzi gli uomini - e di cui si racconta in I shot Andy Warhol. Ma è anche il frutto degli incubi di quanti ritengono che emancipazione femminile e buon senso siano in antitesi. Non si capisce infatti fino a che punto possa essere ironica la conclusione del film in cui la protagonista decide di approfittare del grottesco organo e di punire così il genere maschile. Il problema infatti è che la vagina è difficile da controllare e dietro ad essa si nasconde una forma di assoggettamento della donna ad un potere esterno. Ancora una volta, è nel corpo che alloggiano glorie e miserie femminili, in una forma capovolta –non più passiva ma violentemente attiva- di ipertrofia della sessualità femminile.

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