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Burn after Reading A prova di spia
Titolo originale: Burn After Reading
Regia: Joel e Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen
Interpreti: Gorge Clooney, John Malkovich, Frances McDormand, Brad Pitt, Tilda Swinton, Richard Jenkins
Paese, anno: USA, 2008
Durata: 95′
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Montaggio: Roderick Jaynes
Scenografia: Jess Gonchor
Musica: Carter Burwell
Produzione: Joel e Ethan Coen
Distribuzione: Medusa
Tratto da Cinema.it - Recensione di Maurizio G. De Bonis
pubblicato: giovedì 27 agosto 2008 da Maurizio G. De Bonis in: prime visioni
L’analista del CIA Osborne Cox viene allontanato dall’agenzia per la quale lavora con l’accusa di avere problemi di alcol. L’uomo si arrabbia molto ma non si perde d’animo e decide di scrivere un libro di memorie nel quale rivelerà segreti scottanti. Il problema è che un suo cd, con dati riservati, finisce in maniera rocambolesca nelle mani di due gestori di una palestra: Chad e Linda. I due decidono di ricattare Cox, ma si tratta di persone decisamente sprovvedute.
Dietro il grottesco
una vita tragica
Nel corso degli anni lo stile visuale del cinema dei fratelli Coen si è fatto essenziale, preciso, quasi matematico. Ogni sequenza presenta un equilibrio formale altissimo. Ogni inquadratura è geometricamente perfetta, priva di orpelli, nitida. I movimenti di macchina sottolineano sempre un passaggio narrativo (e in qualche caso emotivo) della vicenda e non si configurano mai come elementi scollegati linguisticamente dal senso profondo del racconto.
Il linguaggio espressivo rappresenta dunque la vera forza della poetica visiva dei Coen, i quali però riescono sempre nel piccolo miracolo di collocare i fattori contenutistici tipici del loro cinema in un tessuto formale di rara armonia. Burn after Reading è un esempio palese di abile bilanciamento di diverse componenti cinematografiche. Il plot è orchestrato in modo lineare quanto sublime, i personaggi svolgono un’azione fondamentale per lo sviluppo della storia, lo sguardo dei Coen organizza questo materiale attraverso un’architettura registica apparentemente fredda ma in verità acutamente calibrata.
L’impostazione sostanzialmente di tipo parodistico non oltrepassa però in nessun brano il limite della misura e dell’eleganza. Joel e Ethan Coen sbeffeggiano con raffinatezza e intelligenza il genere spy-story, conoscendone perfettamente le regole. I personaggi principali sono catapultati in un intreccio che sfiora il ridicolo e l’incomprensibile, eppure il nucleo del racconto appare decisamente chiaro. Tutti vorrebbero inventarsi una nuova vita, tutti tradiscono tutti. Tutti vanno a letto con tutti. Il grottesco è dietro l’angolo ma andando oltre la patina comico/ironica del film si può rintracciare una visione tragica della società contemporanea. Una visione amara e triste di un mondo irriconoscibile privo di sentimenti e di veri legami affettivi. Sembra non esserci alcuna speranza, alcuna via d’uscita. Ogni individuo fugge da qualcosa e finisce per imbattersi in problemi via via sempre più irrisolvibili.
In conclusione, nessuno dei soggetti al centro del racconto riesce a trovare il bandolo della matassa, così il declino dell’esistente continua inesorabile in una sorta di caos rassicurante, e allo stesso tempo spaventoso, simbolo evidente della perdita di una direzione etica e umana.
Joel e Ethan Coen tengono perfettamente sotto controllo il cast. Tra tutti i protagonisti spiccano senza dubbio George Clooney, Frances McDormand e John Malkovich. Meno efficaci Tilda Swinton (troppo rigida) e un volenteroso ma clamorosamente limitato Brad Pitt.

Singletta








