
Dall’uscita del libro di Freud : “L’interpretazione dei sogni” avvenuta nel 1899, molte delle posizioni originarie della psicoanalisi che riguardano il lavoro con il sogno si sono nel corso dei decenni modificate.
Per Freud il sogno così com’era ricordato dal paziente, era relativamente importante, perché rappresentava solo il contenuto manifesto, mentre lo psicanalista doveva cercarne il contenuto latente, quello che deriva dall’interpretazione fatta dall’analista stesso e che avrebbe dovuto portare al VERO significato del sogno. Oggi gli analisti tendono a rivalutare il contenuto manifesto del sogno, fanno a meno dell’attività di decifrazione e considerano il sogno come un importante elemento di relazione con il paziente, in linea di massima un cambiamento simile a quello avvenuto nella critica dell’arte, secondo quanto affermato da Stefano Bolognini autore di “ Il sogno cento anni dopo” -Bollati-Boringhieri, Torino 2000.
Oggi per comprendere un’opera non ci si concentra tanto più sul suo significato simbolico, su cosa significa, quanto piuttosto si cerca di descriverla meglio che si può. Ecco, per i sogni accade qualcosa di simile, e questo sposta parte dell’attenzione sul contenuto manifesto.
Bisogna tenere presente che nel corso del 900 la psicoanalisi ha progressivamente perso molte delle sue convinzioni, compresa quella che la decifrazione dei sogni consentisse di scoprire verità sepolte nella psiche del paziente, consentendo di aiutarlo a superare le sue nevrosi. Oggi sono diventati importanti aspetti del sogno fin’ora poco considerati, come i pensieri ed i sentimenti che il sogno evoca nel sognatore e nell’analista, aspetto fondamentale dell’interazione fra i due. Insomma il sogno pare avere perso la sua centralità per la psicoanalisi, ma avere acquisito nuovi aspetti di interesse.
Secondo il Prof. Alberto Merini,titolare della cattedra di Psicoterapia della facoltà di Medicina dell’Università di Bologna e autore di diversi saggi sull’attività onirica: “ Sempre più in analisi si lavora sul “qui e ora”, ossia su quanto avviene nella vita del paziente e anche nel rapporto tra paziente ed analista, mentre da una ventina d’anni molti analisti hanno perso interesse nei confronti dei sogni, fino quasi al loro abbandono come strumento terapeutico Io sono, nonostante tutto, interessato alla produzione onirica dei miei pazienti, ma la considero, più che altro, il risultato di un punto di vista diverso rispetto a quello della coscienza vigile, una sorta di “ punto di vista del mondo della notte”, il risultato di un lavoro svolto da quella “ troupe onirica” al lavoro quando dormiamo e che, comunque, può aiutarci a comprendere meglio la relazione analitica e, in definitiva, a conoscere qualcosa di più della psiche del paziente:”
Secondo la tradizione popolare “ la notte porta consiglio”, c’è la convinzione che se si va a dormire con problemi irrisolti e con scelte difficili da fare , questa “troupe notturna” lavori a nostro vantaggio, compia quindi una rielaborazione inconscia degli elementi che noi abbiamo immagazzinato e ci fornisca al mattino una soluzione, o semplicemente dissolva ansia e preoccupazione rispetto ad un dato problema, che ci si presenterà al mattino sotto una luce diversa.
(Marzia Mazzavillani articolo del 27/10/2003 pubblicato sul web dall’Associazione Dreams)

Marni








