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Sogno di Jung del 1909

C.G.Jung fece questo sogno nel momento in cui la critica nei confronti di Freud e delle sue teorie si stava sempre più precisando, ma ancora ne "subiva" l’influenza e l’autorità.

jung sognoC.G.Jung fece questo sogno nel momento in cui la critica nei confronti di Freud e delle sue teorie si stava sempre più precisando, ma ancora ne “subiva” l’influenza e l’autorità.

Ero in una casa sconosciuta a due piani. Era “la mia casa”. Mi trovavo al piano superiore, dove c’era una specie di salotto ammobiliato con bei mobili antichi di stile rococò. Alle pareti erano appesi antichi quadri di valore. Mi sorprendevo che questa dovesse essere la mia casa, e pensavo:”Non è male!” Ma allora mi veniva in mente di non sapere che aspetto avesse il piano inferiore. Scendevo le scale, e raggiungevo il piano terreno.

Tutto era molto più antico, e capivo che questa parte della casa doveva risalire circa al XV o al XVI secolo. L’arredamento era medioevale, e i pavimenti erano di mattoni rossi. Tutto era piuttosto buio. Andavo da una stanza all’altra, pensando:” Ora veramente devo esplorare tutta la casa!” Giungevo dinanzi ad una pesante porta, e l’aprivo: scoprivo una scala di pietra che conduceva in cantina. Scendevo, e mi trovavo in una stanza con un bel soffitto a volta, eccezionalmente antica.

Esaminando le pareti scoprivo, in mezzo ai comuni blocchi di pietra, strati di mattoni e frammenti di mattoni contenuti nella calcina: da questo mi rendevo conto che i muri risalivano all’epoca romana. Ero più che mai interessato. Esaminavo anche il pavimento, che era di lastre di pietra, e su una notavo un anello: lo tiravo su, e la lastra di pietra si sollevava, rivelando un’altra scala, di stretti gradini di pietra che portava giù in profondità. Scendevo anche questi scalini, e entravo in una bassa caverna scavata nella roccia. Uno spesso strato di polvere ne copriva il pavimento, e nella polvere erano sparpagliati ossa e cocci, come i resti di una civiltà primitiva. Scoprivo due teschi umani, evidentemente di epoca remota e mezzo distrutti. A questo punto il sogno finiva. ” (”Memories, Dreams, Reflections of C.G Jung” - Random House 1961)

L’elaborazione di questo sogno portò alla luce la sua dinamica con Freud e diede forma al concetto di ” inconscio collettivo”.

Jung raccontò a Freud questo suo sogno e questi si concentrò sul significato simbolico dei teschi che mostravano per lui segreti desideri di morte. Jung sentiva restrittiva questa interpretazione e si rese conto di quanto fosse grande la differenza tra l’atteggiamento intellettuale e positivistico di Freud ed il suo.

Jung scrive :

“Come ho già detto, Freud o era incapace di interpretare i sogni che avevo, o li interpretava solo parzialmente. Erano sogni di contenuto collettivo, con una quantità di materiale simbolico: uno per me fu particolarmente importante, perchè per la prima volta mi indusse al concetto di “inconscio collettivo” e pertanto rappresentò una specie di preludio al mio libro “Wandlungen und Symbole der Libido”.

Questo sogno divenne per lui una “immagine guida”, che rappresentava tutte le stratificazioni della sua coscienza, fino a giungere a quelle più remote ( la caverna preistorica). Con questo sogno Jung ebbe la prima intuizione dell’esistenza nella psiche personale di una traccia collettiva che egli chiamò inconscio collettivo” e di forme istintive comuni dette “ archetipi”.

Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo
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