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Il cuore delle Olimpiadi

Pierre Fredi de Coubertin morì a Losanna nel 1937 e chiese che il suo cuore fosse seppellito ad Olimpia. Così è stato fatto.

La cittadina di Olimpia nella parte
occidentale del Poloponneso fu la culla di una fondamentale
filosofia basata sulla cura ed il vigore fisico che,
sviluppatasi dalla suggestione delle mitiche “12 fatiche di
Ercole”, portò alla nascita dei giochi
olimpici
.

“Mens sana in corpore sano” questo
il concetto fondamentale che, dall’ antica
Sacro Altis (bosco), città cara a Zeus, si è
sviluppato ed ampliato sfidando lo scorrere dei
secoli, per aleggiare come uno spirito leggero, nelle moderne
Olimpiadi.

I giochi olimpici, nati in questa cittadina nel 776
a.c
., in pochissimo tempo asssunsero una importanza fondamentale ed un
successo straordinario. Avevano regole e
rituali
molto rigidi: gli atleti si allenavano tutti
insieme, gareggiavano nudi, perchè la loro fatica ed
il loro sudore erano considerati sacri, un momento di purificazione da
dedicare agli Dei o allo spirito dei defunti, erano asssolutamente
vietati alle donne che non potevano partecipare e tantomeno
assistere.

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I giochi erano talmente radicati nella cultura greca che
ogni guerra o conflitto veniva sospesa durante il loro svolgimento per
un periodo detto “tregua sacra” e comprendevano
21 specialità: il lancio del disco e del
giavellotto, quattro prove di corsa fra
le quali la corsa per soldati con armatura, salto in
lungo
, lotta e pugilato,
corse con bighe e quadrighe e anche
gare
fra trombettieri ed
araldi.

Il primo vincitore di cui è pervenuta
memoria era un certo Koroibos che vinse una gara di corsa
nel nel 776 ac. Il premio ricevuto dai
vincitori era solo simbolico: un ramoscello
intrecciato
a formare una corona da porre sul capo, ma l’onore che
veniva dalla vittoria era enorme, aveva ripercussioni anche nella
vita privata dello vincitore che veniva festeggiato e trattato come
un eroe, e che veniva premiato anche con importanti cariche pubbliche.

La fine delle Olimpiadi fu decretata sia dalla
volontà dell’imperatore Teodosio e del vescovo di
Milano che volevano sradicare ogni tradizione
pagana
usando come pretesto la dilagante
corruzione
che imperversava nell’ambiente olimpico, che da un
terribile terremoto che rase al suolo Olimpia. Nel 393
dc
i giochi Olimpici sacri agli dei si chiusero, ma la memoria di
queste gare sopravvisse al passare dei secoli ed infiammò animi
e fantasia. Alcuni tentativi di ripristinare
queste gare immortali furono fatti nel corso del 1800, purtroppo non diedero
esiti felici.

align=left border=10>Ma nel 1896 il barone Pierre de
Coubertin,
rampollo dell’ alta borghesia parigina, riuscì, per
merito della sua perseveranaza, del suo impegno e soprattuto dei suoi
capitali, a portare al traguardo questo ambizioso progetto. Il
barone credeva fermamente nei pirncipi dell’”atletismo“, dello
sport che “educa” alla disciplina, al
sacrifico e che tempra il corpo e la mente, e
fece di questo progetto lo scopo della sua vita.

Il suo impegno e la sua passione furono alfine premiati
e il 6 aprile 1896 si riaprirono ad Atene i
“Giochi della I° Olimpiade dell’Era moderna”
che introdussero il
Pentathlon moderno e che ripresero la
Maratona, gara che voleva ricordare il
sacrificio di Filippide che percorse nel 490 a.C. l’intero tratto da Maratona ad
Atene per portare l’annuncio della vittoria dei greci sui persiani, simbolo
quindi del senso di sacrificio e di dedizione,
dell’impegno e della passione ideale e gratuita che nello sport
dovrebbero confluire.

Quanto a Pierre Fredi de Coubertin che dedicò la sua vita,
la sua energia e la sua passione al servizio di questo grande
progetto, morì a Losanna nel 1937 e chiese che il
suo cuore fosse seppellito ad Olimpia. Così è stato
fatto.