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Alfred Adler e la volontà di potenza

Ciò viene facilmente rilevato in uomini di bassa statura che, nella scalata al potere, simbolizzano e sublimano il desiderio dell'altezza fisica. O in uomini magri e mingherlini che guidano auto potenti e vistose, che vengono percepite come un apparato fisico sostitutivo con cui andare nel mondo.

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Dal 1907, anno in cui pubblicò lo “Studio sulla inferiorità degli organi”, Adler si spinse sempre più avanti nella teorizzazione di questa inferiorità e debolezza che, rilevabile a livello fisico, finiva col comprendere la psiche dell’individuo, trasformandosi in complesso di inferiorità.

A questo proposito scrive nel 1920: “…ogni volta fui inesorabilmente costretto a constatare che il possesso di organi ereditariamente inferiori creano al bambino, all’inizio del suo sviluppo, una posizione, il cui senso, del resto normale, di dipendenza e di debolezza si intensifica immensamente e si trasforma in un senso profondamente sentito di inferiorità.”

Secondo Adler questa inferiorità viene di frequente compensata nell’individuo da una profonda volontà di riscatto, una compensazione della carenza che la natura ha riservato loro. Così che l’ inferiorità organica e la sua compensazione, divengono alleate nel raggiungimento di mete o obiettivi fittizi, il cui unico scopo diventa quello di spostare l’attenzione altrui dalla visibile “inferiorità” e attivare in se’ un sentimento sostitutivo della “libido sessuale “: la volontà di potenza, una forma di compensazione da attuarsi attraverso il potere.

Ciò viene facilmente rilevato in uomini di bassa statura che, nella scalata al potere, simbolizzano e sublimano il desiderio dell’altezza fisica. O in uomini magri e mingherlini che guidano auto potenti e vistose, che vengono percepite come un apparato fisico sostitutivo con cui andare nel mondo.

E altrettanto facile che questa inconscia volontà di potenza tendente a compensare i sentimenti di inferiorità per trovare appagamento, sfoci, per mancanza di reali qualità, in una inflazione dell’io. Il che porterà a perseguire desideri fuori della realtà o a darsi obiettivi irraggiungibili che, per la loro facile fallibilità, possono innescare nell’individuo una nevrosi che trasforma la forza e la tenacia originaria in aggressività, e li porta a vedere e volere le cose secondo il proprio desiderio e volontà.

La volontà di potenza Adleriana è come un sogno ad occhi aperti o un atteggiamento infantile che fa perdere il contatto con la realtà. Ma è nei sogni reali che più facilmente la volontà di potenza si rileva, e che la divergenza con Freud si approfondisce. Adler infatti riconduce le immagini oniriche non tanto a desideri sessuali repressi quanto alla volontà di potenza frustrata nella realtà, mentre gli elementi simbolici del sogno ancorchè camuffati, sono per lui facilmente riconducibili ai deficit originari.

Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo

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