La Grecia antica e i sogni

Nel punto più oscuro della grotta, l'ammalato restava a sognare a lungo, e quando infine veniva riportato alla luce, seduto sulla sedia del ricordo poteva raccontare ai sacerdoti i propri sogni e le visioni frutto dell'isolamento.

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Nella civiltà greca la considerazione riservata ai sogni era altissima, i sogni erano emissari divini e loro stessi “….figli di Gea la terra , figli della notte e fratelli del sonno” ( Euripide 400 a.C.).

Omero nel IX secolo a.C. nell’Odissea parlerà delle porte dei sogni, una d’avorio e l’altra di corno, per distinguerne due gruppi: quelli privi di importanza e riferibili solo ad avvenimenti comuni, e quelli apportatori di verità.

Secoli più tardi, Platone li considererà espressione del mondo delle idee, di un paesaggio interiore che si contrappone alla realtà ed alla materialità, idee che potevano riflettere anche desideri estremi, privi di confini e di regole e che pertanto confrontavano la persona buona, che si limitava vivere questi desideri solo nelle immagini, a quella cattiva che le traduceva in realtà.

Sognare nell’antica Grecia era attività che meritava grande rispetto, ma che veniva considerata soprattutto per la sua funzione profetica e risanatrice. Le “grotte dei sogni” erano luoghi in cui vivere un’esperienza estrema. Nel buio, nella solitudine e nella paura le persone che presentavano sintomi di malattie mentali, ripercorrevano le tappe di una morte rituale e della relativa rinascita.

Nel punto più oscuro della grotta, l’ammalato restava a sognare a lungo, e quando infine veniva riportato alla luce, seduto sulla sedia del ricordo, poteva raccontare ai sacerdoti i propri sogni e le visioni frutto dell’isolamento. Questo metodo, che appare come una sorta di rudimentale psicoterapia, terminava con rituali ed insegnamenti che avevano lo scopo di aiutare l’individuo a vivere ed apprezzare la realtà percependola con occhi diversi.

Ecco che dei sogni viene messo in rilievo sopratutto l’aspetto di trasformazione, la possibilità di rinnovamento, il ricordo come strumento terapeutico. Queste possibilità venivano ampiamente impiegate anche nei tempi del culto di Asclepio: da Coo a Cnido a Pergamo i sogni erano erano centrali per le attività del tempio, erano illuminazioni notturne sempre più vicine alla sfera religiosa con il potere di risolvere o portare a soluzione malesseri fisici e psichici, sensi di colpa, difficoltà.

La rappresentazione del proprio dramma interno o di quello vissuto in sogno, che aveva luogo in appositi teatri, originava nel sognatore -protagonista una sorta di psico-catarsi. Il metodo, antenato del moderno psicodramma, era integrato da altre tecniche oniriche che prevedevano incubazioni di sogni allo scopo di avvalersi dei messaggi divini o le trance ipnotiche guidate dai sacerdoti, attraverso le quali venivano portati a compimento anche complicati interventi chirurgici.

Il sogno di Senofonte nell’ articolo di Benedetta Colella guida di Greco e classici

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Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo

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