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I sogni di Aristotele

Dalla concezione di anima di Aristotele discende il suo concetto di psiche individuale e di sogni, non più considerati messaggi degli Dei...

aristotele sogni Aristotele il cui pensiero ha improntato la concezione filosofica fino ai giorni nostri, nasce nel 384 a.c. a Stagira in Macedonia. Allievo di Platone, si interessò prevalentemente di scienze empiriche, in un percorso che, procedendo dal mondo trascendente delle idee ad un esplicito naturalismo, lo portò ad interessarsi di medicina, scienze matematiche ed astronomiche.

La sua visione di anima cui dedica un’intera opera ( De Anima) riflette questa impostazione razionale: l ‘anima è qualcosa di profondamente congiunto al corpo, una sorta di soffio vitale che ne determina le funzioni, ma che non lo trascende, di conseguenza, con la morte del corpo, anche l ‘anima si annulla.

Da questa concezione di anima discende il suo concetto di psiche individuale e di sogni, non più considerati messaggi degli Dei o del mondo dell’aldilà, ma strettamente legati all’individuo, la cui manifestazione segue un percorso dall’interno all’esterno che ne rende palese l’ origine naturale e non divina.

Poiché, in generale, anche alcuni animali oltre l’uomo sognano, i sogni non possono essere mandati da dio, e non esistono in vista di tale scopo: sono quindi opera demoniaca, perché la natura è demoniaca, non divina ( Aristotele-Dei sogni ).

Nei sogni, come prima di lui Ippocrate, Aristotele notò una ripetizione degli avvenimenti vissuti nella giornata e, come Ippocrate, si concentrò sulle sensazioni fisiche e corporee che potevano far presagire l’insorgere di malattie, notando anche la correlazione tra movimento dei bulbi oculari e sogni che diverrà oggetto di attenzione e studio 2000 anni più tardi.

Il grande apporto di Aristotele sta nell’aver considerato i sogni come funzioni attribuibili ad un bisogno reale e che hanno origine all’interno dell’uomo. L’unico ruolo profetico che è loro attribuibile riguarda i sogni e le apparizioni in punto di morte: momento in cui le facoltà razionali invece di diminuire si intensificano e l’anima si raccoglie in se stessa, per cui la divinazione può sopraggiungere come una sorta di pienezza ed espansione delle capacità razionali, riguardanti esclusivamente la natura dell’animo umano.


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Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo