Il simbolo e i sogni, mistero dell'inconscio

Al di fuori di tale recinto sono stati relegati il mondo dei sogni, la fantasia infantile, il pensiero primitivistico e, nella stessa società evoluta tecnologicamente, la follia.

Inconscio psicheUn editoriale del quotidiano Il Tempo ( 9 gennaio 2002) mette in rilievo ed affronta le tesi di Umberto Galimberti nella sua opera ” La terra senza il male”:

” Scriveva Platone nel Fedro che “dell’anima, propriamente, può parlare solo un dio, l’uomo può accennarne per simboli ed immagini”.

E sono proprio i “simboli” e le “immagini” nel senso platonico, poi neoplatonico-plotiniano e gnostico, che il razionalismo sviluppatosi nel corso della civiltà occidentale ha rimosso, rendendo ancora più assurdo un mondo enigmatico e nella forma più alta misterico.

È questa la tesi sviluppata dall’autore in questo volume dal significativo sottotitolo di copertina “Jung: dall‘inconscio al simbolo”. È stato infatti Jung che nell’età contemporanea, ormai satura di razionalismo e di scientismo culminato nella filosofia positivistica del fatto fisico come una realtà esistente e conoscibile, ha evidenziato il valore dei messaggi simbolici e delle immagini dell’inconscio.

Sostiene Galimberti che “l’inconscio collettivo di cui parla Jung è proprio la memoria sommersa, ma non estinta, di questo rimosso”, e sempre rifacendosi alla concezione junghiana ricorda come a differenza del segno”, che si riferisce a una realtà nota, il simbolo di riferisca invece a qualcosa di fondamentalmente sconosciuto.

Chagall marc

Ma sconosciuto non significa inesistente, fantasioso, come le immagini che il simbolo evoca non rappresentano un prodotto, altrettanto irreale, dell’immaginazione creativa. Ecco allora che la verità velata in qualche modo si manifesta, al di là degli apparati concettuali.

Si definisce così una condizione che è rivelativa dell’esistenza di realtà misteriche che trascendono la sfera dell’esperienza empirica alla quale la modernità ha inteso limitare l’ordine della conoscenza. Si tratta allora di ripercorrere a ritroso il processo della civiltà che ha ucciso gli dei, o semplicemente li ha negati rimuovendoli dalla sfera della coscienza.

Non è un percorso semplice. La civiltà occidentale, afferma Galimberti, si è sviluppata regolandosi sui due grandi pilastri del principio di non contraddizione in sede logica e della legge di causa sul piano fisico.

Al di fuori di tale recinto sono stati relegati il mondo dei sogni, la fantasia infantile, il pensiero primitivistico e, nella stessa società evoluta tecnologicamente, la follia.

Non è quindi facile operare questa inversione, in quanto è pur sempre vero che a loro volta tutte queste manifestazioni della mente non costituiscono in quanto tali delle vie di accesso alla verità.

La verità appartiene a tale ordine ma non tutto quanto si trova in tale ordine, è verità.

Inoltre, ciò che si può acquisire per tale via non si traduce di per sé una conoscenza intellettuale, ma costituisce solo l’ombra di una verità ulteriore, ineffabile.”

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