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Sogni nell'antica Roma

E se nell'antica Roma l'Imperatore Augusto e Marco Aurelio non disdegnavano la funzione profetica ed i messaggi dei sogni, l'imperatore Tiberio arrivò al punto da emanare un divieto di consultazione degli interpreti dei sogni.

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L’ importanza attribuita ai sogni nella cultura egiziana, assiro-babilonese ed ellenica tende a scemare a Roma, dove si assiste ad un progressivo impoverimento della funzione oracolare dei sogni e della centralità ad essi riservata.

La cultura romana tende ad attribuire ai sogni, al loro studio ed interpretazione meno importanza, a considerarli prodotti della fantasia o della rielaborazione mentale e fisica, ponendosi invece domande sulla loro utilità pratica per il sognatore e per il gruppo sociale.

Abbiamo in questo periodo pochi scritti che testimonino un’attenzione ed una vera ricerca in quest’ambito, lo studio e l’ osservazione dei sogni entra a far parte della filosofia e della scienza come avviene con Cicerone e Lucrezio ( 90-55 A.C.).

Il primo impegnato a dimostrare come scopo dei sogni sia la liberazione dell’anima che può, nel sonno, abbracciare il tempo e l’eternità e, attraverso il sogno, illustrare o predire una realtà diversa, una dimensione di “alte sfere” cui l’uomo deve anelare (Somnium Scipionis-De Re pubblica 55-51 A.C.).

Il secondo nel suo De rerum Natura mette in evidenza l’aspetto fisiologico del meccanismo del sonno, dove il sogno interviene come mera riproduzione, sia per gli uomini che per gli animali, degli avvenimenti che più hanno colpito durante il giorno. I sogni pertanto agiscono come sfogo di ansie, passioni, pressioni quotidiane.

“E l’attività alla quale ognuno di solito è attaccato e attende, o gli oggetti sui quali molto ci siamo prima intrattenuti e nell’occuparsi dei quali è stata più intenta la mente, in questi stessi per lo più nei sogni ci pare d’essere impegnati.” (Lucrezio-De rerum natura- Libro IV)

E se l’Imperatore Augusto e Marco Aurelio non disdegnavano la funzione profetica ed i messagi dei sogni, l’imperatore Tiberio arrivò al punto da emanare un divieto di consultazione degli interpreti dei sogni. I contributi di chi ancora esercitava quest’attività potevano essere richiesti solo pubblicamente ed in presenza di testimoni.

Si temeva che i messaggi ravvisati nei sogni influenzassero gli animi e mettessero in pericolo l’Impero. Lo stesso Cicerone si scagliava contro maghi indovini che screditavano una lettura “ragionata” e realistica dei sogni invitando quindi tutti a lasciar perdere la profezia all’interno dei sogni che …”si avverano solo per caso” dato che i sogni possono essere oggetto di studio solo degli uomini di “somma intelligenza“( Opere- De divinatione II).

Da questo alla negazione completa di ogni significato o messaggio onirico il passo è breve, Tolomeo asseriva che ” …i sogni sono i mezzi di cui gli Dei si servono per trarre in inganno gli uomini”.



Opere di Cicerone tradotte in Italiano dal Prof. Vittorio Todisco guida di Latino



Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo