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La tecnica delle proiezioni personali. Se fosse un mio sogno....

A differenza degli approcci interpretativi classici, relativi a Freud e Jung per intenderci, la tecnica delle proiezioni non si colloca in un quadro strettamente terapeutico, anche se, in virtù della sua dimensione sociale, riveste molto spesso tale ruolo.

Freud . Se fosse il mio sogno src="http://guide.supereva.com/sogni/photogallery/AAA/1155458237.jpg" align=left
border=10>Concepita negli anni’70 dallo psichiatra americano Montagne
Ullman,
l’analisi dei sogni effettuata in piccoli
gruppi attraverso il metodo delle proiezioni
personali è una forma molto recente di esplorazione onirica che tende a
riaffermare la dimensione collettiva e sociale del sogno,
evitando la predominanza del singolo interprete e le interferenze interpretative
legate alle posizioni teoriche.

 

Il ruolo del gruppo è aiutare il
sognatore senza comprometterne la padronanza del sogno.
Sviluppata inizialmente in Svezia e diffusa dal pastore americano Jeremy
Taylor
, la tecnica delle proiezioni è stata largamente
impiegata negli Stati Uniti a partire dagli anni’80.

 

Tale tecnica si basa fondamentalmente sulle facoltà
intuitive. Il suo principio di base è semplice : chiarire il
sogno di un’altra persona appropriandosene e proponendo le
proprie considerazioni, ossia le proiezioni personali cosicché su un
sogno
che, allora, diviene oggetto di condivisione.

 

A differenza degli approcci interpretativi classici,
relativi a Freud e Jung per intenderci, la tecnica delle
proiezioni non si colloca in un quadro strettamente
terapeutico, anche se, in virtù della sua dimensione sociale, riveste molto
spesso tale ruolo.

Le 4 grandi tappe dell’esplorazione per
proiezioni

 

Prima tappa, piano soggettivo individuale : il sognatore dovrà
raccontare il sogno (preferibilmente breve e recente) al
presente. Il gruppo ascolta attentamente il suo racconto
onirico. Al fine di cogliere il sogno e appropriarsene
virtualmente, i membri del gruppo possono chiedere chiarimenti sul suo
contenuto, non sul contesto reale.

 

Seconda tappa, piano soggettivo comunitario : il
gruppo si appropria del sogno, per cui
ciascuno dei partecipanti sarà invitato a esprimere le proprie proiezioni sulle
differenti componenti del sogno. Ciascuno esprime in piena
libertà i propri punti di vista, le associazioni e le intuizioni su un
sogno
che a partire da quel momento gli apparterrà : “Se fosse
un mio
sogno, penso che…”, ecco una tipica
espressione. A quel punto il sognatore prenderà nota degli spunti offerti e,
salvo in alcuni casi, non interverrà nel processo di brain-storming effettuato
dal gruppo.

 

Terza tappa, piano soggettivo : il sogno viene
restituito al sognatore e diventa spunto per un dibattito. Il sognatore risponde
alle domande sul contesto reale del sogno ed esprime il suo
parere sulle proiezioni formulate.

 

Quarta tappa, piano interiettivo : il gruppo aiuta
il sognatore a collocare le proiezioni emerse dal suo sogno nel
contesto della realtà.

 

 

Due regole fondamentali sono :
-
Il carattere confidenziale delle informazioni personali espresse al momento
dell¹esplorazione del sogno;
- La padronanza del
sogno da parte del sognatore : questi è libero di rispondere o
meno alle domande che gli saranno poste, così come può decidere di interrompere
l’esplorazione quando ne abbia voglia.

 

 

Articolo tratto da “ href="http://www.oniros.fr/accueil.html">Tecniche essenziali
dell’esplorazione onirica” gentilemente concesso da href="http://www.oniros.fr/accueil.html">ONIROS-Association française pour
l’étude du rêve.