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Sogni, non senso e creatività

E allora i sogni aiutano ad imparare? Di certo nel sonno avviene un'accelerazione: uno studio ha dimostrato che un individuo risolve più velocemente un problema subito dopo essere stato svegliato da una fase REM...la creatività non è altro che mettere insieme i ricordi in modo inedito

De chiricoSe lo psichiatra di Harvard Robert Mc Calrley ha scoperto che nel sonno e nei sogni l’attività elettrica conosce un picco nella parte più primitiva del cervello, il Ponte di Varolio, producendo vicende sconnesse, il neuropsicologo della Royal London School of Medicine, Mark Solms, è arrivato invece alla conclusione opposta: alcuni tra i sognatori più attivi da lui osservati avevano lesioni proprio in quell’area cerebrale.

E allo stesso tempo in chi aveva subito danni alle zone del pensiero razionale i film notturni dei sogni si erano spesso interrotti. Questo indicherebbe che i sogni esprimano idee e motivazioni. Non a caso la storia è piena di personaggi che la risveglio hanno urlato :”Eureka!” realizzando all’istante invenzioni in tutti i campi.




Ricordi e apprendimento

Eseguendo la tomografia su persone nella fase del sonno REM, si è scoperto che, sebbene molte aree restino attive, una è dormiente: la corteccia prefrontale, sede del pensiero sistematico e organizzativo. Questo spiegherebbe le bizzarrie dei sogni e lo sconvolgimento delle regole logiche- sottolinea Robert Stickgold, psichiatra dell’Università di Harvard e Direttore del Centro del sonno al Beth Israel Deaconnes Medical Center di Boston- la creatività non è altro che mettere insieme i ricordi in modo inedito.

Organizzare i ricordi d’altra parte ha un ruolo essenziale nell’apprendimento. E allora i sogni aiutano ad imparare? Di certo nel sonno avviene un’accelerazione: uno studio ha dimostrato che un individuo risolve più velocemente un problema subito dopo essere stato svegliato da una fase REM.

Strumenti diagnostici

Qual è quindi il valore dei sogni? Di certo hanno un ruolo nella psicoterapia da almeno un secolo. Rappresentano la dimensione in cui le difese di un paziente si allentano-spiega Glen Gabbard psichiatra al Baylor College di Houston- a volte i sogni sono uno strumento diagnostico e un modo per percepire la temperatura emozionale.

Un esempio è l’attività onirica dei depressi: secondo Eric Nofzinger dell’Università di Pittsburgh, in queste persone la corteccia prefrontale, che normalmente non è attiva nel sonno, lavora a ritmi iperveloci e il cervello è sottoposto a stress.

Poteri terapeutici

E’ possibile guarire con i sogni? Il 60-70% dei depressi si riprende senza cure- afferma R. Cartwraight- è possibile che elaborino i loro problemi nel sonno.

Una ricerca su 30 individui ha rivelato che si è ripreso meglio chi ha conosciuto alcuni mesi di sogni intensi e coinvolgenti. Chi lavora con persone traumatizzate ha anche notato che i loro incubi seguono un percorso comune: ricreano la tragedia e, quando inizia la guarigione, rappresentano vicende più positive.

E’ per questo che vengono incoraggiate a svegliarsi durante un incubo e a prendere il controllo di quanto stavano sognando. Se si riesce a ccambiare il contenuto della visione- ha scritto lo psicologo di Harvard Deirdre Barret- si registra una riduzione di tutti gli altri sintomi post traumatici. L’importante in ogni caso è imparare a ricordare i sogni.

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Articolo di Marianne Szegedy-Maszak - La Stampa 23.08.06

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