
Un libro bello e ironico, divertente e commovente costruito con prosa leggera e diretta, questo del Professor Frank Mc Court, che lo spettro della pensione non ha indotto alla depressione o al rimpianto, ma ad una notorietà mondiale, dapprima con il best seller: “Le ceneri di Angela” e poi con queste memorie dei suoi anni di scuola.
Perchè Mc Court ha insegnato per trent’anni alla scuola superiore americana ed i suoi racconti esilaranti, a volte amari, a volte teneri sono frutto di una esperienza sul campo. Così scopriamo con lui quanto i professori possano essere smarriti ed impauriti di fronte ad adolescenti che, aggressivi o gentili, accomodanti o arroganti divengono in gruppo qualcosa di più, acquisendo le caratteristiche globali delle classi generose, di quelle diffidenti, furbette o completamente disadattate.
Ma il nostro professore nella perenne ricerca di un “metodo di insegnamento”, finisce col conquistarle queste classi, e riesce a creare i presupposti affinchè un messaggi filtri, un insegnamento resti. Ma soprattutto riesce ad educare ( e-ducere) cioè tirare fuori dai ragazzi quel che di buono esiste in loro, assecondandoli e facendo leva sull’entusiasmo, sulla creatività, sull’originalità, sull’umorismo.
Ma leggiamo quanto il Prof. Frank Mc Court dice di se stesso:
” Nel mondo dell’editoria, il sottoscritto è un principiante a scoppio ritardato, un maturo novellino, l’ultimo arrivato. Il mio primo libro : Le ceneri di Angela” è uscito nel 1996 quando avevo sessantasei anni, il secondo “Che paese l’America” nel 1999 quando ne avevo sessantanove. E’ già un miracolo che riuscissi a tenere la penna in mano. Certi miei nuovi amici (acquisiti di recente grazie all’ascesa nelle classifiche) hanno pubblicato un libro prima dei trent’anni. Dei pivelli. “Ma com’è che c’hai messo tanto?” Insegnavo, ecco com’è.
Non all’Università, dove uno ha il tempo per scrivere e dedicarsi ad altri svaghi, ma in quattro diverse scuole superiori di New York. ( In alcuni romanzi che ho letto, i professori universitari sembrano sempre così presi dall’adulterio e dalle faide accademiche che non si capiva dove trovassero il tempo per fare qualche ora di lezione). Quando hai cinque classi di liceali al giorno, per cinque giorni la settimana, non sei tanto propenso a tornare a casa, sgombrare la mente e vergare una prosa immortale. Dopo una giornata così hai la testa che rimbomba della cagnara dell’aula.”
Seguiamo così il nostro Prof, nei suoi ricordi e nelle sue esitazioni, nella sua vita di insegnante trasformata, a nostro vantaggio, in una magnifica avventura che ci riconcilia con i nostri ricordi di quel tempo, con episodi e personaggi più o meno amabili o con le fatiche della scuola.
E lasciamo che il sorriso si stemperi in emozione e commozione allorchè quest’avventura volge al termine:
” Suona la campanella e i ragazzi mi ricoprono di coriandoli. Mi fanno molti auguri ed io li ricambio. Mi avvio tutto variopinto lungo il corridoio. Ehi, professore, grida qualcuno. Lei dovrebbe proprio scrivere un libro, sa?”
Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo

Marni








