
Ai genitori non ha raccontato nulla per mesi. E’ rimasto in silenzio a combattere con l’incredulità delle maestre fino a quando le sevizie che avrebbe subito da alcuni compagni di scuola sono venute fuori. E’ Menfi, piccolo paese in provincia di Agrigento, il teatro dell’ultima storia di bullismo scolastico. Vittima, un bimbo di 7 anni - i soprusi sarebbero cominciati in prima elementare - che, traumatizzato, ha smesso di frequentare la scuola.
I genitori, sconvolti, hanno sporto denuncia alla procura di Sciacca che ha aperto un’indagine. Il bimbo sarebbe stato picchiato, costretto a spogliarsi nel bagno della scuola, a fare la pipì nel cestino dei rifiuti, mentre i compagni lo riprendevano col cellulare. Angherie subite per quasi un anno. Poi la vicenda è diventata di dominio pubblico; gli insegnanti della scuola elementare frequentata dalla piccola vittima, che fino ad allora non si erano accorti di nulla, avrebbero “celebrato” un processo sommario, in classe, contro i presunti componenti del branco che hanno negato tutto. “Non si è sentito difeso dai maestri“, racconta il padre, che insegnava nello stesso istituto e ora è stato trasferito a Sciacca”.
“Intanto - continua - ho deciso spostarlo in un’altra scuola, sperando che trovi un contesto diverso. Per ora viene seguito da un equipe di neuropsichiatri che sta tentando di capire l’entità dei traumi subiti“. I genitori del bimbo si sono rivolti a un legale, l’avvocato Pino Virga. La vittima a febbraio è stata sentita dalla procura dei minori. E’ passata al contrattacco, invece, una delle insegnanti, che sostenendo di essere stata aggredita dai familiari dell’alunno, ha presentato una controquerela.
”La cosa davvero grave - prosegue il padre del bambino - è che nessuno ci ha detto ciò che stava accadendo a nostro figlio. Siamo venuti a conoscenza della vicenda due giorni prima che la scuola convocasse una riunione per discuterne. Da insegnanti e comunità abbiamo ricevuto indifferenza se non ostilità “.
“Temo che tutto sarebbe passato sotto silenzio - spiega amareggiato - se la madre di una compagna con cui mio figlio aveva litigato non fosse andata a chiedergli perché fosse stato aggressivo. Solo allora ha raccontato ciò che gli facevano i compagni, ragazzini anche della quinta elementare, e che gli insegnanti non gli volevano credere“.

Marni








