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Inconscio e dintorni

Pur mantenendo il principio della centralità dell'inconscio, Carotenuto non privilegia questa o quella teoria analitica....

inconscio carotenuto

Una recensione di Giuseppe Saltini sul “Messaggero “del 7 febbraio 2001 presenta due saggi dello scomparso Aldo Carotenuto: “Il fondamento della personalità” e “Pensare l’invisibile”. Un percorso affascinante fra i fondamenti della psicologia, Freud, Jung e un confronto diretto con il razionalismo scientifico:

“La diversità della teoria freudiana da quella junghiana non ne sancisce la reciproca incompatibilità, non ci obbliga a scegliere definitivamente l’una o l’altra. Ciascuna di esse possiede un valore rispetto a una porzione dello spettro di possibilità nelle quali si incarna un destino umano”.

Aldo Carotenuto, attento studioso del pensiero di Jung, docente di Psicologia alla ”Sapienza” di Roma e membro dell’American Psychological Association, non ama le divisioni drastiche, frutto di posizioni intellettuali intolleranti.

Nel Fondamento della personalità (Bompiani, 378 pagine, 34.000 lire), il suo ultimo saggio, utilizza l’indagine psicobiografica per interpretare le determinanti inconsce sottese ai modelli teorici che hanno intessuto la storia della psicoanalisi (l’investigazione non si limita a rivisitare i principali “assunti” elaborati da Freud e da Jung, ma esplora anche le idee di Adler, di Binswanger, di Neumann, di Rank, di Reich, di Sullivan).

Il percorso biografico consente a Carotenuto di evidenziare le componenti soggettive, le ferite intime e mai del tutto rimarginate, che indussero questi “speleologi della psiche” a sviluppare le loro costruzioni teoriche. Essi passarono dall’autoanalisi all’analisi, dall’introspezione allo studio delle sofferenze altrui. I modelli conoscitivi che via via proposero, nati da esperienze personali, maturati in ambienti familiari diversi, in tempi e luoghi dissimili, non dovrebbero essere accettati passivamente, quasi fossero “leggi universali”.

Pur mantenendo il principio della centralità dell’inconscio, Carotenuto non privilegia questa o quella teoria analitica, non pretende di possedere la bacchetta magica che tutto illumina o chiarifica. Nei confronti della ragione si dimostra scettico. Postula, via Jung, una “ricerca del Sé”, una “conquista di consapevolezza”, perseguibili grazie a quella “trasformazione creativa” che può permetterci d’intraprendere un “cammino di crescita”.

La creatività è il dono che ci plasma e ci dà forza. Per essere “veri artefici del nostro destino”, occorre agire sulla propria vita imprimendovi un segno originale. La responsabilizzazione dei singoli, il potenziamento degli interessi, delle funzioni e delle doti individuali, sono le coordinate di riferimento intorno alle quali si struttura il “farsi uomo”.

Seguendo i suggerimenti del nostro mondo interiore, cercando di volta in volta un “passaggio” fra i nostri limiti, accogliendo l’ “altro” così com’è - diverso, deviante dai canoni condivisi, bizzarro negli atteggiamenti - arricchiamo noi stessi, attingiamo a livelli di coscienza sempre più alti.

I requisiti della formazione junghiana di Carotenuto - rifiuto delle asserzioni dogmatiche, vocazione al dialogo, spirito aperto e poliedrico, accoglimento di contributi culturali nati sotto altri orizzonti, elogio della tolleranza, rispetto delle dinamiche personali - si colgono anche in un libro a due voci (Pensare l’invisibile, Bompiani, 164 pagine, 13.000 lire), in cui il noto psicoanalista si confronta con Edoardo Boncinelli, insigne biologo molecolare.

Alle soglie del Terzo Millennio, uno “studioso del profondo” e uno scienziato indagano temi, come suol dirsi, “basici”: la coscienza, il libero arbitrio, la razionalità, le emozioni, le domande irrisolte del desiderio… Boncinelli invoca la coerenza interna alle leggi della natura, e parla di una “mappa” reale, fisica, da contrapporre all’altra, metaforica, psichica.

La prima, contraddistinta da evidenze verificabili, descrive i terreni e vi pianta una segnaletica. La seconda, mentre espone ipotesi più o meno praticabili, procede per intuizioni, per immagini analogiche, e usa sonde imperfette (forse perfettibili). Le mappe servono, indicano strade e ostacoli, pianure e dossi, deserti e valli amene; però, di continuo, debbono essere aggiornate o rettificate.

Sono opera dell’uomo, il quale sottostà, certo, alle “leggi della natura” (per esempio: nasce, cresce, muore), ma è anche, a dir poco, assai enigmatico. Il microcosmo di una molecola, scomposto e osservato al microscopio, non toglie, a tale enigmaticità, alcun velo. Carotenuto, misurandosi con le “verità” degli scienziati, dimostra di avere una sola certezza: “Ogni creatura umana è un opus in progress”.