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L'arte del sogno

Surreale a frammentario, ma lieve e delicato come un sogno ad occhi aperti, il film gioca con i due livelli dell’onirico e del reale che si intersecano di continuo...

arte sogno film cinemaRegia:M. Gondry
Titolo: L’arte del sogno
Protagonisti: Gael García Bernal, Charlotte Gainsbourg
Anno: 2006
Genere: Commedia
Durata: 100′
Produzione: Francia-Italia

Dopo due film a Hollywood, l’eccentrico M. Gondry rimpatria, ambientando a Parigi – ma girando quasi sempre in interni – una romantica storia d’amore tra Stephane ( Gael García Bernal) grafico messicano di madre francese, e Stephanie (Charlotte Gainsbourg), sua vicina di pianerottolo.

Per affinità elettiva i due sono fatti per intendersi, ma lui, alter ego dell’autore, è in transito continuo tra realtà e sogno, mentre lei è di umore incostante e di sentimenti contraddittori.

Il cinema di Gondry, d’altronde, è all’insegna dell’indeterminatezza stilistica e narrativa. Il meglio del film è nella sua dimensione irreale il cui virtuosismo inventivo può anche irritare, ma alla quale non si può negare l’ingegnosa aderenza artigianale alla lezione dell’animazione praghese e russa.

Lo spagnolo G. García Bernal (I diari della motocicletta) è funzionale al personaggio, C. Gainsbourg ha un misterioso carisma, sebbene qua e là sia fotografata senza pietà. Rimane una domanda: Gondry è un romantico camuffato da surrealista o un surrealista che qui paga il suo debito al romanticismo?

Liberamente tratto da “Il Morandini 2008″

Marni-commento:Surreale a frammentario, ma lieve e delicato come un sogno ad occhi aperti, il film gioca con i due livelli dell’onirico e del reale che si intersecano di continuo destabilizzando un po’ la struttura narrativa, ma dando vita anche ad un’affascinante pseudo realtà o ad un possibile pseudo-sogno in cui i protagonisti si muovono in una sorta di danza di nascenti sentimenti e tenere speranze.

Alcune scene sono un vero piacere per gli occhi, alcune invenzioni fantastiche trascinano in un mondo immaginario e ludico, risvegliando pulsioni legate alla creatività dell’infanzia. Un vero calderone alchemico che mette in scena la frase di apertura del film: “Come si costruisce un sogno? Prendete i colori e le emozioni del presente, mescolatele con i suoni, le voci, le musiche, i ricordi del passato aggiungete qualcosa delle speranze per il futuro ed ecco il vostro sogno. Niente di più niente di meno.”

Divertente, strano, lieve come un sogno che svanisce nella luce del mattino.

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Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo

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