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Giovanni Boccaccio e i sogni 16

Il tacito sonno con quieto passo gli entra nel petto; e levandolo da quelle, in sé tutto quanto il lega, e nuove e disusate cose gli dimostra, mentre seco il tiene.

boccaccio sogniTratto da: Filocolo
Edizione: a cura di Antonio Enzo Quaglio, Milano, Mondadori, 1998
capitolo: IV,136 pag. 467-468
anno di composizione 1336-1338 ca
Sogno di Ascalione

[…] Ma ad Ascalion, quasi più sollecito della salute di Filocolo, entrato di tale stanza in varie imaginazioni, si rivolge per la mente le future cose, e dubitando forte non avvenissero, il tacito sonno con quieto passo gli entra nel petto; e levandolo da quelle, in sé tutto quanto il lega, e nuove e disusate cose gli dimostra, mentre seco il tiene.

Elli parea a lui essere in un luogo da lui mai non veduto, e pieno di pungenti ortiche e di spruneggioli, del qual luogo volendo uscire, e non trovando donde, s’andava avolgendo e tutto pungendosi.

E di questo in sé sostenendo grave doglia, non so di che parte gli parea veder venire Filocolo, ignudo, tutto palido e in diverse parti del corpo piagato, e tutto livido, e di dietro a lui in simile forma venire Biancifiore, con le bionde trecce sparte sopra i candidi omeri; e correndo verso lui fra le folte spine, tutti si pungevano e delle punture parea che sangue uscisse, che tutti gli macchiasse: e giunti nel suo cospetto si fermavano, e sanza parlare alcuna cosa, il riguardavano né più né meno come se dire volessero: - Non ti muove pietà di noi a vederci così maculati? -.

I quali riguardando così conci, Ascalion sanza dire nulla piangeva, parendogli che più i loro mali che i suoi propii gli dolessero. Ma così stati alquanto, gli parve che Filocolo più gli s’appressasse, e piangendo gli dicesse con voce tanto fioca che appena gliele parea potere udire: - O caro maestro, che fai, ché non ci aiuti? Non vedi tu come la nimica fortuna, voltatasi sopra me e sopra la innocente Biancifiore, premendoci sotto la più infima parte della sua ruota ci ha conci, che come puoi vedere, niuna parte di noi ha lasciata sana, e minacciaci peggio, se il tuo aiuto o quello degl’iddii non ci soccorre -.

A cui Ascalion parea che rispondesse - O cari a me più che figliuoli, la maraviglia che di voi e delle vostre piaghe ho avuta, assai sanza parlarvi m’hanno tenuto; ma più d’ammirazione mi porge il vedervi insieme dolenti, non sappiendo pensare come esser possa, essendo tu con la disiata giovane Biancifiore e ella teco, la fortuna ci possa porre alcuna noia, che dolenti vi faccia: dillomi come questo è avvenuto; il mio aiuto sai che per lo tuo bene è disposto ad ogni cosa infino alla morte. Mostrami pure da cui aiutar ti deggia -.

A cui Filocolo rispose: - Come tu vedi, così è: bastiti il veder questo, sanza più volerne udire. Vedi qui dintorno a me Ircuscomos e Flagrareo con infinito popolo, per comandamento dell’amiraglio, volerci in fiamme consumare -. Questo udito, ad Ascalion parve vedere dintorno a Filocolo ciò che le parole significavano; per che crescendogli il dolore e la pietà di ciò che vedea, ad un’ora Filocolo e Biancifiore e ‘l sonno se n’andarono, e egli stupefatto per le vedute cose, alzato capo, vide già il chiaro giorno per tutto essere venuto. Per che egli sanza indugio si levò e vestissi, e quasi tutto smarrito venne a’ compagni. […]


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