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Arrigo Boito

1 Sogno tratto da "Il pugno chiuso"
Edizione : Sellerio, Palermo 1981 p. 20 Prima edizione: Pubblicato a puntate nel Corriere di Milano 1870
Sogno di Levy

arrigo boito sogniQuella moneta d‘oro che non aveva, gli abbagliava la mente, come la macchia ritonda che resta nella pupilla dopo aver fissato il sole. Levy si riaffermò sempre più nell’idea di vendere il morto per riguadagnar la moneta e con questo pensiero da jena più che uomo, si addormentò.

Ed ebbe un sogno così violento che gli parve realtà. Sognò che un amaro odore di putredine l’aveva desto e che una figura funerea gli stava davanti! Quell’orribile fantasma aveva le gambe allacciate dal legaccio mortuario, camminava a fatica e nella mano sinistra teneva un oggetto rotondo che brillava.

” Il mio fiorino rosso! ” sclamò l’avaro. Era infatti un vecchio forino d’oro col conio di Sigismondo III e la data del 1613. Parve a Levy che il morto gli dicesse con voce soffocata dalla terra che gli otturava la bocca: ” Vengo a pagare il debito mio. Ecco il fiorino della tua usura “.

L’ebreo tremava. Il morto replicò, il suo aspetto era terribile; portava sul capo una zolla del sepolcro, e le radici delle ortiche gli crescevano nelle fosse nasali, la sua parola d’offerta suonava come una minaccia.

L’ebreo continuava a tremare. Il morto replicò una terza volta. Levy affascinato dalla luce del fiorino rosso, s’inginocchiò, stese la mano, il morto avvicinò la sua, la moneta cadde nel palmo dell’ebreo. Lo spettro scomparve; il sogno cessò.

Levy si nascose sotto le coltri serrando stretto il fiorino d’oro nel pugno. All’alba aperse gli occhi, saltò giù dal letto, corse allo scrigno per gettarvi la moneta che completava il milione, non poté, la mano gli si era rattratta durante la notte, né sapeva più disserrarla. I suoi muscoli facevano degli sforzi impotenti; il pugno s’era chiuso.

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