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Sogni e delitti

“La banalità del dramma”: potrebbe essere il sottotitolo di questo film dove i sogni rimandano ai desideri e ai bisogni dei protagonisti,

Regia: Woody Allen
Titolo: Sogni e delitti (Cassandra’s dream)
Protagonisti: Ewan McGregor, Colin Farrell
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 108′
Produzione: USA-Gran Bretagna

Com’ è che dei mostri umani possono abbandonarsi a certi eccessi di ferocia? È questo il tema di Sogni e delitti, ultimo capitolo della trilogia londinese di Woody Allen, che si impegna nell’ anatomia di un crimine invitandoci a cancellare dalle nostre angosciate riflessioni la parola mostro.

È di scena una famiglia di gente comune, con un padre ristoratore al limite del fallimento, una madre in adorazione del fratello Howard diventato ricchissimo a Los Angeles e due figlioli affezionati l’ uno all’ altro che hanno comperato in società una barca dal nome funesto, «Cassandra».

Ian (Ewan McGregor) scalpita dalla voglia di buttarsi negli affari, Terry (Colin Farrell) è un meccanico di automobili.

Non racconterò ciò che l’ autore fa succedere con un occhio a Hitchcock e l’ altro a Dostoevskij. Già annunciato da “Crimini e misfatti” e dai precedenti capitoli inglesi, un senso tragico della vita spegne il sorriso sulle labbra di Woody: niente più battute o personaggi di alleggerimento, niente jazz consolatorio, ma una severa partitura di Philip Glass.

A meno di un sempre possibile ritorno di buonumore, per Woody la commedia si direbbe finita. Il settantenne maestro sembra l’ ennesima vittima di quella «sindrome di Calvero» che Chaplin registrò in Luci della ribalta spiegandola con il fatto che arrivati a una certa età non c’ è più niente da ridere.

Liberamente tratto da “Il corriere della sera” 1 febbr. 2008 Tullio Kezich

Marni-commento: “La banalità del dramma”: potrebbe essere il sottotitolo di questo film dove i sogni rimandano ai desideri e ai bisogni dei protagonisti, ma pure agli incubi da angoscia e senso di colpa. Se l’incipit sorride ancora alla commedia, il seguito del film procede con un rigore sempre maggiore che lascia, alla fine, sgomenti. Preciso, tagliente, senza concessioni alla piacevolezza o alla speranza.

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Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo

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