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Jorge Luis Borges e i sogni 10

Anni dopo, Dante moriva in Ravenna, non giustificato e solo come ogni altro uomo. In un sogno, Dio gli rivelò il segreto proposito della sua vita e della sua fatica

borges sogniTratto da: “Inferno, I, 32″ in L’artefice,
Edizione: “Tutte le opere”, I Meridiani, Mondadori, Milano 1984, vol. I p. 1167
Prima edizione: 1960
Sogno del leopardo e di Dante

Non sapeva [il leopardo], non poteva sapere, che bramava amore e crudeltà e il caldo piacere di sbranare e il vento con odore di selvaggina, ma qualcosa in esso soffocava e si ribellava e Dio gli parlò in un sogno: Vivi e morrai in questa prigione, perché un uomo, ch’io mi so, ti guardi un numero determinato di volte e non ti dimentichi e ponga la tua figura e il tuo simbolo in un poema, che ha il suo posto preciso nell’universo. Patisci prigionia, ma avrai dato una parola al poema.

Dio, nel sogno, illuminò l’opacità dell’animale e questi comprese le ragioni e accettò quel destino, ma in esso, quando si destò, vi fu soltanto un’oscura rassegnazione […] perché la macchina del mondo è troppo complessa per la semplicità di una fiera.

Anni dopo, Dante moriva in Ravenna, non giustificato e solo come ogni altro uomo. In un sogno, Dio gli rivelò il segreto proposito della sua vita e della sua fatica

[…] La tradizione narra che, nel destarsi, sentì che aveva ricevuto e perduto una cosa infinita, qualcosa che non avrebbe più potuto riavere, e neppure intravedere, perché la macchina del mondo è troppo complessa per la semplicità degli uomini.

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