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Jorge Luis Borges e i sogni 13

I pavoni della carta paonazza sembravano destinati ad alimentare incubi tenaci, ma il signor Villari non sognò mai una pergola mostruosa fatta d'inestricabili uccelli vivi. All'alba faceva un sogno di fondo uguale e circostanze variabili.

borges sogniTratto da: “L’attesa” in “L’Aleph”
Edizione: “Tutte le opere”, I Meridiani, Mondadori, Milano 1984, vol. I p. 878-79
Prima edizione: 1949
Sogno del signor Villari

I pavoni della carta paonazza sembravano destinati ad alimentare incubi tenaci, ma il signor Villari non sognò mai una pergola mostruosa fatta d’inestricabili uccelli vivi. All’alba faceva un sogno di fondo uguale e circostanze variabili.

Due uomini e Villari entravano armati di rivoltelle nella stanza o lo aggredivano all’uscita del cinematografo o erano, tutti e tre, lo sconosciuto che lo aveva urtato l’aspettavano con aria triste nel cortile e sembravano non conoscerlo.

Alla fine dei sogni, egli estraeva la rivoltella dal cassetto del tavolino […] e la scaricava contro gli uomini. Il fragore dell’arma lo destava, ma non era che un sogno, e in un altro sogno l’aggressione si ripeteva ed egli doveva di nuovo ucciderli. Una fosca mattina del mese di luglio, la presenza di gente sconosciuta […] lo svegliò.

Alti nella penombra della stanza, stranamente semplificati dalla penombra (nei sogni della paura erano stati sempre più chiari), vigili […] Alessandro Villari e uno sconosciuto l’avevano finalmente raggiunto. Con un cenno chiese loro di aspettare e si girò contro la parete, come per riprendere sonno. Lo fece per destare la pietà di coloro che lo uccidevano, o perché è meno duro sopportare un avvenimento spaventoso che immaginarlo e attenderlo senza fine, o […] perché gli assassini fossero un sogno, come lo erano stati tante altre volte, nello stesso luogo, alla stessa ora?

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