Regia: Nanni Moretti
Titolo: Sogni d’oro
Protagonisti: Nanni Moretti, Piera Degli Esposti, Laura Morante, Alessandro Haber,
Anno: 1981
Genere: Commedia
Durata: 105′
Produzione: Italia
Sogni e incubi di Michele Apicella (N. Moretti) giovane regista alle prese con un’incerta opera terza su Freud, una madre assillante ( P. Degli Esposti) un rivale becero e un pubblico di critici e non insensibile ai suoi tormenti di autore. Lo confortano poco e male un collega disoccupato ( Haber) e la mitica Silvia (L. Morante). Autobiografia surreale di un cineasta neanche trentenne: tentativo scaramantico di esorcizzare i fantasmi della pratica cinematografica (difficoltà creative, incomprensioni produttive, e disavventure critiche) con il pregio di un intelligenza nevrotica e dissacrante, ma con il difetto di una regia discontinua, spesso inadeguata e ossessivamente narcisista. Tra molte gag acute ed esilaranti contro il cinema volgare e di suoi volgari sostenitori, manca purtroppo il cinema godibile non solo con la testa ma anche con gli occhi e con il cuore. Ormai Moretti è un regista di successo ma rivedendo Sogni d’oro, viene il dubbio che in realtà sia un grande critico mancato.
Liberamente tratto da Il Merenghetti
Marni commento: Film per gli amanti di Moretti nel bene e nel male, che non si resta certo con l’impressione del capolavoro. Ci sono scene però che valgono tutto il resto: Freud che si gongola nel suo complesso edipico non superato e che bambineggia con la madre, lo stacchetto musicale “Sogni d’oro” (vera e propria chicca) con il quale Moretti sfida sul piano musicale (e perde) il suo rivale regista, la baruffa con la madre rea di esprimere luoghi comuni e banalità, gli sfoghi sulle incompetenti intrusioni nel cinema (unica parte in cui si avverte autentica partecipazione emotiva). Poi i sogni…anche questi pervasi di un’acuta disillusione, di un senso di perdita, confusi spezzati. Più che incubi, sogni di una realtà non vissuta ma che poteva esserlo…un’altra possibilità, un’altra vita ..altre emozioni… tutto sommato sogni d’oro è un film cui si ripensa e su cui si ragiona con piacere e che guadagna più in questa analisi a posteriori che nell’impatto visivo vero e proprio.
Marzia Mazzavillani © Opera protetta da licenza C.C.
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