Questo sito contribuisce alla audience di

Riprendere Jung

E’ questa l’epistemologia relativista di Jung che, partendo dall’ammissione del limite intrinseco ad ogni psicologia, si traduce, sul piano operativo, in un atteggiamento non dogmatico...

jung

Incamminatomi ormai sulla strada di riportare i due Autori a quel color Bianco da loro stessi prescelto e che meglio avrebbero indossato se il geloso amore per il Maestro non li avesse costretti a sì aspre rampogne, dirò che, ricondotto sui suoi binari, e cioè liberato dall’apparato polemico, il libro è davvero bello e interessante.

Nessuno aveva sinora messo in luce con tanta precisione e profondità, e con un così rigoroso apparato culturale, alcune delle posizioni più originali e meno divulgate che distinguono nettamente il pensiero di Jung dalla psicologia del suo tempo.

Per ragioni di spazio, mi limiterò a sottolineare due punti essenziali. Il primo riguarda la legittimità della consistenza di teorie psicologiche differenti. Secondo Jung, giacchè gli individui si differenziano dal punto vista tipologico, la pluralità dei tipi giustifica una pluralità di modelli teorici di riferimento. In altri termini, ogni teoria psicologica è inevitabilmente affetta dall’equazione personale di colui che la elabora. La molteplicità delle teorie non rappresenta dunque una contraddizione e uno scandalo, ma corrisponde alla stessa varietà e complessità della psiche.

Ogni teoria rappresenta una prospettiva, una coerente modellizzazione della vita psichica, in se’ completa ma non assoluta in quanto limitata dalle altre prospettive possibili, esse pure legittime. E’ questa l’epistemologia relativista di Jung che, partendo dall’ammissione del limite intrinseco ad ogni psicologia, si traduce, sul piano operativo, in un atteggiamento non dogmatico, duttile, aperto al dialogo e al confronto.

La disposizione ermeneutica e il problematicismo insiti in questo punto di vista trovano applicazione anche nella prassi terapeutica, che è intesa da Jung essenzialmente come una “interazione dialogica”, un reciproco coinvolgimento di analista e analizzando, uno stare insieme nella comune ricerca di senso.

Siamo qui molto lontani da una concezione oggettivante dell’analisi, in qualche modo implicita nella posizione freudiana. Non solo, ma proprio perchè non è più possibile condividere un’idea “forte” del modello che ogni psicoterapeuta incarna, l’analista sarà pronto a mettere in dubbio, nella situazione di incontro con il paziente, il suo sapere preconcetto. Rispettando così quello che Trevi e Innamorati efficacemente designano come “l’indeterminatezza costitutiva del processo di individuazione”.

Ha scritto Jung:

“In psicoterapia, il grande fattore di guarigione è la personalità del terapeuta: ed essa non è data a priori, non è uno schema dottrinario, ma rappresenta il massimo risultato da lui raggiunto. Le teorie sono inevitabili, ma come meri sussidi… Occorrono moltissimi punti di vista teorici per dare un quadro approssimativo della molteplicità della psiche.. Ne’ la psiche ne’ il mondo possono essere ingabbiati in una teoria. Le teorie non sono articoli di fede, ma tutt’al più strumenti di conoscenza e di terapia; altrimenti non servono a nulla”.

Siamo tutti pazienti, quanto meno di noi stessi. Uno dei molti meriti di questo libro sta nell’indiretto contributo che esso dà a una propedeutica dell’incontro con la nostra stessa complessità e oscurità.”

Ed in questo porre l’accento sulla molteplicità della psiche io leggo, una volta di più, l’emergere di una corrispondenza significativa nella complessità dei sogni, di un senso nei legami con gli aspetti soggettivi ed oggettivi del sognatore, e di una centralità vitale nella “danza” e nella tensione tra i Se’ psichici.

< << Torna alla prima parte dell'articolo

Marzia Mazzavillani © Opera protetta da licenza C.C.
Condizioni d’ uso del materiale pubblicato nella guida

  • Se vuoi saperne sempre di più sui sogni iscriviti gratuitamente alla NEWSLETTER della Guida
  • VOTA IL NUOVO SONDAGGIO: