
L’interessante intervento di Giuliana Guazzaroni http://guide.supereva.com/baby_english/interventi/2005/09/226174.shtml
Partendo da questo articolo legato alle problematiche dell’insegnamento della lingua inglese, ho deciso di discutere un tema che come ogni inizio di stagione si ripresenta con forza. Si sa infatti che i mesi post estivi (Settembre ed Ottobre in particolare) e quelli di inizio anno, in molti decidano di conoscere una lingua straniera, se l’inglese è la prima, indiscutibile scelta, lo spagnolo e l’arabo hanno per ragioni diverse, raggiunto livelli di desiderabilità davvero alti.
Ed allora come studiare? Con chi studiare? E come poter scegliere la soluzione migliore?
Cominciamo con la distinzione tra la scuola, l’università e coloro che scelgono per necessità di apprendere una lingua.
La scuola in questi anni ha subito una rapida evoluzione, secondo me in meglio, metodologia e finalità “moderne” si sono sostituite al freddo sistema “grammaticale” a cui erano stati ridotti gli spazi scolastici sino a giusto qualche anno fa.
I risultati di questa “obsolescenza” erano sotto gli occhi di tutti. Gli italiani risultavano tra i peggiori conoscitori delle lingue straniere, con un livello di capacità di comunicazione davvero basso, inoltre spesso i tre anni di lingua straniera inseriti nei vari piani di studio delle scuole superiori, sembravano “svanire” nel nulla. Questo è sempre stato un tallone d’Achille per diverse generazioni, troppa accademia poco senso pratico.Alla lingua come “strumento” veniva preferita la lingua come “materia da superare”.
L’università ha spesso vissuto gli stessi disagi, dottori in lingua a pieni voti, incapaci di gestire semplici conversazioni o piccoli disagi linguistici, ma al tempo stesso perfettamente in grado di parlare dell’opera di Lope de Vega o William Shakespeare. Ed allora a cosa mi serve? La cultura è nei libri ma anche nella strada.
Devo riconoscere che l’Università è molto cresciuta in questi tempi, la formazione è moderna e mirata, forse manca un po’ di laboratorio.
Il punto nodale di questo intervento è però “meglio un insegnante madrelingua o no”? La risposta potrà apparire di parte ma nasce da considerazioni cresciute nel campo.
Da qualche tempo grazie a fondi europei ed alla necessità di sentirci più europei, aumentano gli istituti che offrono portentosi corsi di lingua, con i metodi migliori ed a prezzi stracciati (corsi spesso gratuiti), nessuna polemica, ma immagino chiunque, spendendo i propri soldi per “formarsi”, abbia bisogno di scegliere la soluzione migliore.
Partendo da un presupposto di parità in termini di qualità ed in fatto conoscenza della lingua io credo che un insegnante italiano (parliamo della nostra terra), nei livelli iniziali sia decisamente più adatto ad insegnare la “logica linguistica”, prendere per mano il neofita e guidarlo tra le insidie del nuovo modo di comunicare. Un italiano sa bene dove si nascondano le difficoltà maggiori dell’approccio ad una nuova realtà, fonetica, pronuncia, comprensione e mentalità. Una persona che ti introduce nel nuovo mondo parlando la tua lingua, facilita il compito di comprensione, velocizza i processi di apprendimento e limita la barriera di chi comincia a non capire dalla spiegazione.
Un insegnante che entra in classe, o ti si presenta esprimendosi in una lingua ancora non tua , crea spesso frustrazioni, e nell’ambito di una classe, divisione in gruppi di livello diverso, una sorta di selezione naturale, causata da fattori quali età, abitudine allo studio e fini dello studio.
Crescendo il livello di preparazione, nasce anche l’esigenza di confrontarsi con insegnanti madrelingua, con elementi in grado di introdurti progressivamente nella realtà, nela comunicazione per dirla tutta, nel quotidiano di una lingua.
La grammatica credo debba sempre essere una prerogativa dell’insegnante italiano, egli potrà mostrandone le differenze, confrontare i modismi differenti, metodo che da sempre ha garantito la più rapida memorizzazione. Sino all’arrivo del tanto bramato “automatismo” linguistico, ossia quel Nirvana nel quale si smette di tradurre mentalmente per pensare direttamente nella lingua oggetto dello studio.
Personalmente mi è capitato di cimentarmi nell’insegnamento a persone dalle necessità diverse, non citerò le esperienze legate agli istituti ed alle scuole di formazione.Mi è capitatodi lavorarecon lo studente con qualche debito da sanare a Settembre o con la volontà di salvare l’anno in corso. L’universitario attento al proprio programma mirato.
Il professionista con nascenti affari in Spagna o nell’area Latino Americana, come anche aziende le cui esigenze prevedevano la formazione per gruppi del proprio personale.
Ho dovuto insegnare Italiano a classi o singoli provenienti da paesi con lo Spagnolo come lingua ufficiale (ero dall’altra parte della barricata)
Ed infine gli appassionati, coloro che innamorati del mondo hanno voluto arricchire il proprio bagaglio con lo studio della lingua spagnola.
Studenti che necessitavano di arricchire il proprio curriculum con il D.E.L.E.
Molti di questi (un numero davvero consistente), venivano da esperienze non felici con madrelingua, per una sorta di mancanza di comunicatività.
Non si parla di qualità, ma di metodo, e voglio quindi concludere con un personalissimo consiglio per chi voglia cominciare a studiare una lingua o magari sia un genitore che intende aiutare i propri figli nella scelta.
Se da piccoli si comincia a studiare con un madrelingua (per piccoli si intende 7-10 anni), i risultati saranno molto efficaci, perchè non si presenteranno i problemi di un impatto troppo duro.
Personalmente consiglio i madrelingua anche per i livelli più avanzati quando non ci può permettere un viaggio lungo. Il madrelingua non servirà più da insegnante grammaticale, ma da sparring partner linguistico, una vero tesoro che non ci si deve far mancare mai. E voglio aggiungere che molti istituti organizzano corsi finalizzati proprio a non perdere l’elasticità linguistica.
Ai professionisti, che lavorano in altri ambiti (non legati alla lingua in questione), agli studenti con programma (università ed affini) ed a coloro che hanno perduto l’abitudine al libro come studio, consiglio come unica strada la scelta di affiancarsi a insegnanti italiani, al principio è un passo fondamentale.
Ed a tutti indistintamente, tanti bei viaggi!!!

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