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Antonio Machado

Antonio Cipriano Josè Maria Machado Ruiz è uno dei poeti spagnoli di maggior fama internazionale, ecco la sua storia.

La “generaciòn del 98″ identifica in Spagna un geuppo di poeti vissuti e sviluppatisi alla fine del 1900, un pariodo in cui il paese cominciò a soffrire una profonda crisi d’identità, per il suo forte ridimensionamento territoriale (perdita della gran parte delle colonie più importanti.
Come in ogni forte rivoluzione culturale, un numeroso gruppo si scrittori e poeti raggiunse il culmine in termini di produzione ed intensità.
Antonio Machado è parte integrante di questa “corrente” e probabilmente il più letto oggi tra i suoi contemporanei.
Nato a Siviglia nel 1875, si spostò a Madrid dove nel 1893 esordì con delle prose popolarissime. All’inizio del nuovo secolo appartengono le sue prime poesie.
A Madrid passò il periodo della sua vita artistica più fiorente, entrò in contatto con i grande della sua generazione e con il fratello Manuel, oltre a prosa e poesia si dedicò al teatro.
Entrò alla Real Academia Española, e si dedicò anche ad attività politiche in sostegno della repubblica.
Ma come per altri grandi personaggi di quel periodo, lo scoppio della “Guerra civil”, rappresentò una repentina svolta, Antonio Machado infatti diventò una sorta di zingaro, spostandosi di città in città, sino ad autoesiliarsi in Francia nel 1939, dove lo colse la morte dopo solo un mese, era Febbraio.

Tra le sue opere più importanti, una appare assolutamente imprenscindibile “Campos De Castilla”,un vero capolavoro frutto di una profonda e sofferta introspezione.

Da Campos de Castilla:

Caminos

De la ciudad moruna
tras las murallas viejas,
yo contemplo la tarde silenciosa,
a solas con mi sombra y con mi pena.
El río va corriendo,
entre sombrías huertas
y grises olivares,
por los alegres campos de Baeza.
Tienen las vides pámpanos dorados
sobre las rojas cepas.
Guadalquivir, como un alfanje roto
y disperso, reluce y espejea.
Lejos, los montes duermen
envueltos en la niebla,
niebla de otoño, maternal; descansan
las rudas moles de su ser de piedra
en esta tibia tarde de noviembre,
tarde piadosa, cárdena y violeta.
El viento ha sacudido
los mustios olmos de la carretera,
levantando en rosados torbellinos
el polvo de la tierra.
La luna está subiendo
amoratada, jadeante y llena.
Los caminitos blancos
se cruzan y se alejan,
buscando los dispersos caseríos
del valle y de la sierra.
Caminos de los campos…
¡Ay, ya no puedo caminar con ella!