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Amelia Earhart, ricorre la scomparsa dell'aviatrice più famosa di tutti i tempi

Il 17 giugno 1928, precisamente 81 anni fa, entrava nella leggenda Amelia Earhart, la prima donna che all’età di 31 anni attraversò in aereo l’oceano Atlantico. E oggi ne ricorre invece la[...]

Il 17 giugno 1928, precisamente 81 anni fa, entrava nella leggenda Amelia Earhart, la prima donna che all’età di 31 anni attraversò in aereo l’oceano Atlantico. E oggi ne ricorre invece la scomparsa. Aveva 40 anni, e voleva essere la prima donna a fare il giro del mondo in aereo. Lady Lindy, così viene soprannominata Amelia, nata nel 1897, effettuò all’età di 23 anni il suo primo volo. Era il 1920, anno in cui venne emanato l’emendamento che negli Stati Uniti consentiva il voto alle donne. Insieme a suo padre, pagando solo un dollaro, salì per la prima volta su un biplano. Quello fu il momento dell’amore tra Amelia e il volo, il momento in cui decise di diventare un pilota.

Anni difficili per l’universo femminile, ancor di più per un’aviatrice. Cominciò a frequentare lezioni di volo, e ad un anno di distanza acquista il suo primo aereo biplano, con il quale stabilirà il primo dei suoi record femminili, salendo a quota 14.000 piedi. La sua determinazione la portò, prima in assoluto dopo Lingdbergh, a compiere la trasvolata atlantica. Impiegando 14 ore e 56 minuti, a bordo di un Fokker F-7, chiamato “Friendship“, Lady Lindy volò da Terranova a Londonderry (Irlanda del Nord). Per Amelia gli onori non finirono qui. Il 24 agosto 1932 fu la prima donna a volare attraverso gli Usa senza scalo partendo da Los Angeles, e atterrando a Newark (New Jersey). Sempre più decisa e con l’intento di arrivare dove altri avevano fallito, diventò la prima donna ad attraversare l’oceano Pacifico, da Oakland (California) a Honolulu (isole Hawaii).

Nella sua breve carriera tenne numerose conferenze in giro negli Stati Uniti e fondò, inoltre, la “Ninety-Nine”, una delle prime associazioni di donne pilota, e divenne un membro importantissimo dello Zonta International Club, primo club americano esclusivamente femminile.

Una donna dal coraggio eccezionale per quei tempi, una donna come poche ce ne sono state e ce ne saranno, una vera pioniera del volo, che scomparve nel nulla con il suo aereo proprio il 2 luglio del 1937. Giovane, bella, sostenuta dalla stampa e dalla recente industria dell’aviazione civile che sfruttò la sua immagine per attirare il pubblico femminile, aveva tutti le carte in regola per entrare nel mito, ma a consacrarla per sempre fu la sua misteriosa scomparsa.

Sentiva di essere pronta per la sfida finale: voleva essere la prima donna a fare il giro del mondo in aereo. Dopo un tentativo fallito, il 1° giugno dello stesso anno, insieme al navigatore suo fedele amico Frederick J. Noonan, partì da Miami per la trasvolata di ben 29.000 miglia che la portò a San Juan (Puerto Rico), seguendo la costa nord-orientale del sud America, verso l’Africa e quindi in India. Il 29 giugno arrivò a Lae, Nuova Guinea. Aveva percorso 22.000 miglia. Tutto quello che era superfluo nell’aereo venne rimosso per far posto a più carburante, che potesse consentire di volare 280 miglia in più. Le mappe che Noonan aveva a disposizione non si rivelarono molto accurate. Erano ormai in prossimità dell’isola di Howland. In contatto solo la guardia costiera. All’alba del 2 luglio, Amelia chiama insistentemente alla radio: “Dobbiamo essere sopra di voi ma non riusciamo a vedervi. Il carburante sta finendo…”. A nulla valgono i tentativi compiuti dalla guardia costiera per farsi notare. L’aereo precipitò ad una distanza calcolata tra le 35 e le 100 miglia a largo di Howland. La notizia fece il giro del mondo. Non basteranno nove navi e 66 aerei - per un costo stimato di circa 4 milioni di dollari - inviati dal presidente Rooselvelt per ritrovare Amelia Earhart. Le ricerche vennero interrotte il 18 luglio dopo aver cercato su una superficie di 250.000 miglia quadrate di oceano.

Della fine di Lady Lindy si continuò a parlare per anni, anche dopo le ripetute ricerche, e nacquero numerose leggende. Su di lei si ipotizzò persino che fosse una spia autorizzata personalmente dal presidente degli Stati Uniti d’America, catturata dai giapponesi e giustiziata, che l’aereo non si fosse inabissato nell’oceano, e che l’aviatrice finì i propri giorni su un’isola deserta dopo un atterraggio di fortuna. Ed è quest’ultima ipotesi la più accreditata, avvalorata dal ritrovamento della suola di una scarpa del tipo indossato da Amelia, da parte di un funzionario britannico sull’isola di Nikumaroro (Kiribati – nord dell’Australia), avvenuto tre anni dopo la scomparsa, insieme a ossa umane in un accampamento. La svolta ci fu nel 1997, quando alcuni esami confermarono che i resti appartenevano ad una donna, ma mistero del mistero, questi scomparvero. E arriviamo fino ai giorni nostri con la notizia che una spedizione americana capeggiata da Ric Gillespie – che sull’aviatrice ha scritto il libro “Finding Amelia“, cercherà di far luce sulla fine di Lady Lindy. E per non dimenticare, dopo aver vinto due premi Oscar, Hillary Swank vestirà i panni proprio di Amelia Earhart, nel film a lei dedicato “Amelia“. Realtà o leggenda? Il mistero continua ancora.