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Aerei caccia o aerei d'attacco? Storia di due miti - 2 -

L’evoluzione degli aerei da caccia, che dopo la seconda guerra mondiale può essere distinta in cinque generazioni, ha natura razionale: per motivi di spesa, di tempo e di efficienza, gli aeroplani[...]



L’evoluzione degli aerei da caccia, che dopo la seconda guerra mondiale può essere distinta in cinque generazioni, ha natura razionale: per motivi di spesa, di tempo e di efficienza, gli aeroplani militari (ed in molti casi anche civili) sono ora costruiti in maniera “Multipurpose”, per questo motivo troviamo aerei che possono agire da fighter, attacker o anche da fighter-bomber (caccia-bombardieri).

L’innovazione mirò pertanto alla flessibilità operativa che varia anche in funzione del tipo di armamento imbarcato (quasi sempre posto nei Pod sotto le ali, che riescono ad essere sostituiti in pochissimo tempo).

Gli anni ‘40 furono segnati dall’ingresso dei primi aerei caccia, come per esempio i tedeschi Messerschmitt 262 equipaggiati con motori decisamente più potenti e sicuri.

Solo dopo gli anni ‘50, fecero apparizione già i più avanzati caccia a reazione di seconda generazione, caratterizzati dall’uso dell’ala a freccia che li rendeva capaci di arrivare a più di 900 Km/h e permetteva un armamento pesante (esempio i caccia russi Mig-15).

Le industrie aeronautiche di diversi Paesi iniziarono a fondersi spinti dal clima della guerra fredda, e l’Urss, gli Usa, la Francia e la Gran Bretagna furono gli unici a potersi permettere di lanciarsi in una gara segnata da un’evoluzione rapidissima in cui i motori a getto arrivarono a sviluppare potenze incredibili. Si raggiunse la velocità del suono, Mach 1, e rapidamente venne abbattuto il muro del suono.

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