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Mongolfiera, tra poesia e sogno

“Il grande vascello del cielo si libra silenzioso, trasportato dal vento. L’aria intorno è immobile e tranquilla, lo sguardo spazia su un orizzonte sconfinato. La pianura e le colline,[...]

Il grande vascello del cielo si libra silenzioso,
trasportato dal vento. L’aria intorno è immobile e
tranquilla, lo sguardo spazia su un orizzonte
sconfinato. La pianura e le colline, migliaia di metri
più in basso, svelano i loro angoli più nascosti e
insospettabili.

Le geometrie dei boschi e delle coltivazioni,
le anse dei fiumi e dei viottoli si intrecciano con
eleganza, come giardini dipinti da un pittore
dell’ottocento; i borghi antichi rivelano i loro segreti.

Veleggiando sopra montagne e vallate, i colori appaiono
ora più intensi, ora stemperati dal dorato diffondersi dei
raggi del sole.

Si vive in un’atmosfera magica e irreale,
nel concretizzarsi di un sogno fatto chissà quante volte
durante la fanciullezza. La cesta è un balcone ideale
nello spazio, proteso verso l’infinito, le cime più alte
svettano bianchissime sopra la caligine delle basse quote.

Volando in pallone, viaggiando lungo i tracciati degli
invisibili sentieri del cielo si provano sensazioni uniche e
difficili da descrivere. E’ impossibile trasmettere con le
parole le emozioni che si vivono durante questa vera,
grande avventura. Sembra di stare appesi al cielo, senza
peso e senza tempo, nel mondo dove gli uccelli tuffano
le ali nelle nubi.

Nulla ha il fascino antico, discreto e
arcano di un aerostato. L’esperienza di un volo, sia pure
da semplice passeggero, resta indelebilmente nella
memoria e nel profondo dell’anima di chi la prova
“.

(Marco Majrani, “Aerostati, veloci come il vento, leggeri più dell’aria”, Edizioni dell’Ambrosino, Milano, 1999)