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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Thu, 09 Jul 2009 22:58:09 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
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	<title>Mark Tobey. Mediatore tra Oriente e Occidente</title>
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	<pubDate>Fri, 15 May 2009 09:25:03 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>mostre</category><category>astrazione</category><category>mostra</category><category>oriente</category><category>pittura</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/mtobey.jpg" class="left" border="0" width="337" height="432" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Sono passati più di quarant’anni dalla prima presenza di Mark Tobey alla Galleria Blu di Milano. Fu infatti nell’ottobre del 1968 che un’opera dell’artista americano comparve in una rassegna che aveva come titolo &#8220;L’Immortale&#8221; e che presentava importanti maestri internazionali come Arp, Ernst, Fontana, Goetz, Magnelli, Matta, Picasso.</p>
 <p>
Ora a Mark Tobey - una cui opera è attualmente presente nella mostra &#8220;Morphologie autre. Omaggio a Michel Tapié&#8221; in atto alla Blu fino ai primi di maggio - è dedicata una mostra personale che propone venti opere scelte, realizzate tra il 1953 e il 1972, negli anni di una maturità ormai piena. La prima comparsa di Tobey in Italia si era avuta alla Biennale di Venezia del 1948, cui sarebbero seguite altre presenze nelle esposizioni del 1956 e del 1958, edizione quest’ultima che gli valse il Gran Premio per la pittura. Un bel gruppo di suoi lavori facevano bella mostra di sé nel padiglione degli Stati Uniti assieme a dipinti di Mark Rothko e alle sculture di David Smith e Seymour Lipton. In quell’occasione, nel catalogo della Biennale, Frank O’Hara faceva lucidamente il punto sugli esiti fino a quel momento raggiunti dall’artista e parlava della sua pittura facendo riferimento alla sua &#8220;predilezione per la linea in opposizione alla massa&#8221; (la massa come elemento tipico della cultura e dell’arte dell’Occidente, la linea di quelle dell’Oriente) citando il confronto che egli aveva cercato con alcuni maestri della pittura orientale e che Tobey stesso riassumeva sottolineando di essere giunto &#8220;a scoprire da me stesso che si può ‘vedere’ un albero non solo in termini di luce e di massa, ma anche come linea dinamica&#8221;. Su questi presupposti si è poi sviluppata tutta la sua arte, segnata dapprima dalla &#8220;scrittura bianca&#8221; (la white writing), fondata sulla calligrafia orientale, e poi evoluta nella scrittura di colore, a volte in una costruzione spaziale densa e composita, altre volte in una semplicità grafica disarmante.<br />
La mostra è accompagnata da un catalogo introdotto da un saggio di Heiner Hachmeister, del Comitato Mark Tobey di Muenster, che definisce Tobey &#8220;mediatore tra Oriente e Occidente&#8221; e sottolinea i &#8220;contatti&#8221; italiani del maestro americano, da quelli iniziali con Piero della Francesca e i suoi affreschi di Arezzo a quelli con Piero Dorazio, i cui &#8220;lavori degli anni ’50 - scrive - anche se alimentati concettualmente da fonti costruttiviste, sono stati senza dubbio influenzati da Tobey, almeno per quanto riguarda la loro superficie visiva&#8221;.</p>

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	<title>Ardengo Soffici raccontato in un museo</title>
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	<pubDate>Fri, 15 May 2009 09:16:44 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>musei</category><category>ardengo soffici</category><category>futurismo</category><category>museo</category><category>toscana</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/soffici.jpg" class="left" border="0" width="119" height="202" alt="" /><br />
Grande personalità della prima metà del Novecento in Italia, Ardengo Soffici, pittore e letterato tra i protagonisti dell’apertura internazionale della cultura italiana<br />
– aggiornato con le ricerche e gli stimoli d’Oltralpe, grazie al lungo soggiorno parigino - torna al centro dell’attenzione con l’inaugurazione,<br />
il 16 maggio nei restaurati spazi delle Scuderie Medicee di Poggio a Caiano, del MUSEO SOFFICI. </p>
 <p>
Uno spazio museale unico nel suo genere in Italia, ove accanto all’esposizione permanente di una significativa selezione di dipinti dell’artista<br />
ceduti in comodato o in prestito temporaneo al Museo e destinati ad alternarsi nel tempo con altri lavori di Soffici -<br />
sono accessibili anche una Biblioteca specializzata con tutte le prime edizioni delle opere a stampa dell’artista toscano, una raccolta della bibliografia critica,<br />
la collana completa delle riviste da lui dirette o alle quali collaborò (in particolare Rete Mediterranea, Lacerba, La Voce e Leonardo)<br />
e un archivio in fieri d’immagini e documenti a lui riconducibili.</p>
<p>Un’operazione culturale di respiro che costituisce una tappa significativa del programma di ricerche e di studi che da anni il Comune di Poggio a Caiano sta conducendo sulla figura<br />
e sull’opera sofficiana, affiancato fin dal 1992 dall’Associazione culturale Ardengo Soffici che, annualmente, pubblica la raccolta di Quaderni Sofficiani.<br />
Un’occasione importante anche per dare nuovo impulso alle ricerche e agli approfondimenti sul Novecento toscano, ricco di personalità di straordinario interesse e non ancora sufficientemente<br />
indagato e valorizzato, che nel Museo Soffici e nel comune pratese potrebbero trovare un fondamentale punto di riferimento.<br />
Un evento significativo, infine, nell’ambito del centenario del manifesto futurista, laddove il Maestro prese parte attiva al fervore di quella stagione<br />
e fu tra i suoi pochissimi teorici con il libro “Primi principi di un’estetica futurista”. </p>
<p>Soffici entra in contatto negli anni parigini, dal 1900 al 1907, con i più originali esponenti delle avanguardie letterarie ed artistiche<br />
- Picasso, Apollinaire, Max Jacob, Rousseau il Doganiere, Braque, Medardo Rosso – ma è nel piccolo borgo agricolo di Poggio a Caiano,<br />
ove si stabilisce fin dal suo rientro in Italia e, con saltuarie interruzioni, rimarrà fino agli ultimi anni di vita, che egli matura la propria poetica,<br />
divenendo punto di riferimento per un’intera generazione d’artisti, voce autorevole per tutta la sua esistenza.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Ufficio Stampa</p>
<p>Antonella Lacchin – Rachele Gibin<br />
Villaggio Globale International<br />
041/5904893 -335/7185874<br />
a.lacchin@villaggioglobale.191.it</p>

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	<title>Keith Haring</title>
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	<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 17:31:24 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>mostre</category><category>graffitismo</category><category>milano</category><category>pop art</category><category>radiant boy</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/radiant_01.jpg" class="left" border="0" width="432" height="422" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>La mostra, visitabile  pochi passi dal Duomo, illustra i principali passi della creativit・dell&#8217;artista attraverso una accurata selezione di opere, tra cui alcune sculture molto significative, dal 1981 al 1988.<br />
Le opere esposte ben rappresentano l&#8217;universo visuale di Keith Haring, coloratissimo, primitivo e simbolico, infatti tutti i lavori sono realizzati con materiali e supporti diversi: dall&#8217;inchiostro all&#8217;acrilico, dall&#8217;acquaforte allo smalto, dalla carta al cartone, dall&#8217;acciaio all&#8217;alluminio al legno intagliato.</p>
 <p>
Tale libertà espressiva prende efficacemente forma nell&#8217;esposizione alla Vecchiato Art Galleries in cui si ammirano, tra gli altri: Untitled del 1986, acquaforte su carta rappresentante una testa di Medusa moderna che accosta così mito e contemporaneità la splendida scultura King and Queen del 1987/88 in smalto su acciaio; Untitled (Wood Relief), opera del 1983 in legno intagliato e dipinto dalle forme e dai colori primordiali; Untitled (BurningSkull), maschera in alluminio del 1987 che ancora una volta riporta ad un&#8217;estetica ancestrale.</p>
<p>Oltre che artista dal linguaggio popolare ed accessibile, come ci ricorda Untitled del 1984, grande cuore in acrilico su styrofoam di ispirazione pop, anch&#8217;esso in mostra, Keith Haring  è stato la star di una controcultura che ha buttato le basi dell&#8217;odierna public art, dichiaratamente politica, mischiando, inoltre, graffitismo e art brut in uno stile che è diventato icona, contraddicendo chi vedeva nella sua chiassosità popolare la scia di una meteora destinata ad esaurirsi. La sua attività durata poco piùdi un decennio, fino al 1990, anno della sua morte, non è certo stata un fenomeno stagionale.<br />
A conferma della sua espressività lontana da ogni schema, citiamo l&#8217;ironico Untitled del 1982, realizzato con inchiostro Sumi rosso e nero su carta, Best Buddy del 1986 in legno intagliato e il particolare e divertente Untitled (Happy Face), opera del 1987 eseguita su due ante di legno dipinte con acrilico.</p>
<p>Afferma Haring nel 1984: L&#8217;arte vive attraverso l&#8217;immaginazione delle persone che la guardano. Senza questo contatto, l&#8217;arte non esiste. Ho dato a me stesso il lavoro di essere un produttore di immagini del ventesimo secolo e ogni giorno cerco di capire le responsabilit・e le implicazioni che questa scelta comporta. E&#8217; diventato chiaro per me che l&#8217;arte non è un&#8217;attività elitaria riservata all&#8217;apprezzamento di pochi, ma essa esiste per tutti noi, ed è questo che continuerà a perseguire.</p>
<p>Per raccontare Keith Haring bisognerebbe chiamare in vita tutti quei personaggi che hanno fatto la storia della New York tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta e che con lui hanno simboleggiato quell&#8217;incredibile decennio, da Leo Castelli a Jean Michel Basquiat, da Andy Warhol a Madonna. Haring è stato promotore di campagne contro l&#8217;Aids, le droghe (il crack tanto in voga nelle feste statunitensi di quegli anni), la discriminazione omosessuale: il suo lavoro era aperto a tutti, un incessante dare e avere. Lo conferma anche il suo impegno in difesa dell&#8217;infanzia, causa per la quale si è sempre battuto e dalla quale non si è mai separato.</p>
<p>L&#8217;esposizione si svolge in concomitanza con la rassegna che il museo BAM di Mons in Belgio riserva al grande maestro statunitense.</p>
<p>Accompagna la mostra un esaustivo catalogo bilingue in inglese e italiano, edito da Vecchiato Art Galleries con testo critico di Luca Beatrice.</p>
<p>La galleria, sotto la direzione artistica di Dante Vecchiato, si propone dunque agli amanti dell&#8217;arte come importante punto di riferimento per ammirare i lavori dei grandi maestri dell&#8217;arte moderna e contemporanea, oltre alle opere di giovani e affermati artisti internazionali, tra cui si evidenziano i cinesi e le nuove avanguardie indiane ed egiziane. La caratteristica che da sempre contraddistingue la galleria ・infatti l&#8217;abilit・nell&#8217;anticipare le nuove tendenze.</p>

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	<title>Appuntamento a Vinitaly 2009</title>
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	<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 17:19:46 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>eventi</category><category>fiera</category><category>giulietta e romeo</category><category>verona</category><category>vino</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/vinitaly2009verona.jpg" class="left" border="0" width="432" height="312" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p><strong>Il business è servito</strong>. Vinitaly, giunto alla 43^ edizione (2-6 aprile 2009, www.vinitaly.com), anno dopo anno conferma la propria leadership internazionale grazie alla capacità di creare un sistema di iniziative ed eventi che nel tempo ha trasformato l’esposizione di vini e distillati da semplice vetrina a rete di contatti tra gli operatori specializzati.<br />
<strong>La sfida del business.</strong> Nel 2008 oltre 57 mila operatori, il 42% dei quali stranieri, hanno ricevuto direttamente da Vinitaly l’invito a partecipare alla fiera, con un feedback positivo superiore al 42%. Oltre 20 mila i buyer presenti, su 43 mila presenze estere totali da 110 Paesi (con un incremento del 25% degli operatori stranieri). Importante per il contatto tra espositori e buyer anche la rete di delegati di Veronafiere in 35 Paesi; mentre nel Buyers’ club on line si sono registrate 882 aziende che hanno avuto, prima dell’inizio della rassegna, più di 1.100 contatti di visitatori esteri. </p>
 <p>
Nel 2008 gli operatori provenienti dall’estero sono stati per il 49% grossisti, importatori/esportatori, agenti, mentre per il 35% del settore vendita al consumo (gdo, dettaglianti, horeca, ecc.)<br />
<strong>Focus e approfondimenti</strong>. “Le tribù del vino” è l’indagine realizzata quest’anno per Veronafiere, naturale proseguimento dei lavori presentati negli ultimi anni e che avevano fatto emergere la figura dei wine lover. L’approfondimento si rende necessario perché non tutti coloro che bevono vino fanno parte della tribù dei wine lover, e conoscere anche le loro abitudini di consumo è quanto mai importante per impostare le strategie di vendita.<br />
L’azione di informazione sui più interessanti mercati esteri portata avanti da Vinitaly negli ultimi anni prosegue con i focus su Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone, India e quest’anno Singapore, dove Vinitaly World Tour è già stato nel 2001, e Paesi Scandinavi<br />
Per le tematiche ambientali, importante appuntamento con la quinta Conferenza internazionale specializzata in viticoltura sostenibile dal titolo ”Winery waste and ecologic impacts management”, realizzato dall’Università di Verona con il sostegno di Veronafiere.<br />
<strong>Degustazioni e affari.</strong> Proposta con successo per la prima volta nel 2007, Taste Italy è un’iniziativa su invito rivolta agli operatori stranieri con degustazione assistita, ma libera nei tempi. La conoscenza diretta dei vini e la scheda aziendale permette ai buyer di contattare direttamente i produttori presso i loro stand nei giorni della manifestazione.<br />
<strong>Tasting Ex&#8230;</strong>Press offre invece le migliori produzioni mondiali presentate dalla più autorevoli testate internazionali del settore, mentre sono i produttori a presentarsi a giornalisti e buyer in Taste and Dream, dedicato alle verticali d’eccellenza.<br />
<strong>L&#8217;Italia del Vinitaly. </strong>È lo spazio che Vinitaly dedica su web alle Regioni, per poter presentare ben prima dell’inizio della rassegne e per tutto il periodo seguente i propri territori e le produzioni oleicole e vitivinicole ad essi legati, le attività promozionali e anche le iniziative che si svolgono all&#8217;interno dei singoli stand durante Vinitaly.<br />
Questa finestra privilegiata apre una panoramica sulle molteplici diversità che contraddistinguono le regioni italiane e che le rendono uniche al mondo.<br />
<strong>Concorsi internazionali e riconoscimenti </strong>ai protagonisti del settore, tra promozione della qualità e del prodotto. Vinitaly si caratterizza da sempre per il suo impegno ad incentivare il miglioramento qualitativo dei vini. Strumento di questa politica sono anche i concorsi che ogni anno premiano le eccellenze. Si tratta del Concorso Enologico Internazionale (25-29 marzo 2009, www.vinitaly.com/concorsoenologico), il più selettivo al mondo con solo il 3% di riconoscimenti assegnati sul totale di 3.500 vini in media presenti), del Concorso Internazionale di Packaging (11 marzo 2009, www.vinitaly.com/concorsoenologico), nato per premiare la capacità delle aziende di dare un’immagine efficace ai propri prodotti tramite bottiglie, etichette, tappi e chiusure, e del Premio internazionale Vinitaly che premia ogni anno chi, imprenditore o operatore del settore (media, sommelier, winemaker etc.), si è particolarmente distinto nel corso della propria attività a favore del settore.<br />
Per la sua selettività il Concorso Enologico Internazionale è ormai diventato una sorta di marchio di qualità per i vincitori, che trovano dentro a Vinitaly la vetrina più adeguata e accordi commerciali e promozionali ad hoc, ad esempio con la Germania e il Giappone.<br />
<strong>Vinitaly World Tour</strong>. Una formula collaudata che ottempera l’esigenza di coniugare costi di partecipazione per le aziende con l’efficacia del contatto: workshop, seminari, wine tasting, serate di Gala wine&#038;food sono le principali iniziative proposte nelle più importanti città di Cina, Giappone, USA, India e Russia. Il World Tour fa di Vinitaly un evento lungo un anno e il principale veicolo di promozione commerciale e culturale della produzione vitivinicola e del sistema agroalimentare made in Italy nel mondo.<br />
Per gli operatori dei Paesi visitati, Vinitaly rappresenta ormai un marchio di qualità a garanzia dei vini presentati. Prossime tappe: 9-11 Febbraio 2009 Vinitaly US Tour – Miami; giugno, Vinitaly Russia, ottobre la seconda parte del Vinitaly US Tour, novembre Vinitaly China e Vinitaly Japan. </p>
<p>Comunicato stampa del Servizio Stampa Veronafiere<br />
Tel.: + 39.045.829.82.42 – 82.85 – 82.10 - 82.90 – 83.78 Fax: + 39.045.829.81.13<br />
E-mail: pressoffice@veronafiere.it - www.vinitaly.com</p>

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	<description>Il business è servito. Vinitaly, giunto alla 43^ edizione (2-6 aprile 2009, www.vinitaly.com), anno dopo anno conferma la propria leadership internazionale grazie alla capacità di creare un sistema di[...]</description>
	
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	<title>Futurismo:libri</title>
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	<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 18:50:55 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>libri</category><category>futurimo</category><category>marinetti</category><category>milano</category><category>università</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/ilFuturismo.jpg" class="left" border="0" width="203" height="310" alt="" /></p>
<p>Grande formato, imponente apparato iconografico, ci troviamo però di fronte a qualcosa di ben diverso dal solito libro strenna. Si stanno scaldando i motori per celebrare i cento anni dalla pubblicazione, da parte di Filippo Tommaso Martinetti, del &#8220;Manifesto del Futurismo&#8221;, avvenuta il 5 febbraio 1909 sulla &#8220;Gazzetta dell&#8217;Emilia&#8221; e il 20 dello stesso mese sul &#8220;Figaro&#8221;. Fabio Benzi, docente di storia dell&#8217;arte contemporanea all&#8217;Università di Chieti, si tuffa nella titanica impresa di fare il punto sullo &#8220;stato dell&#8217;arte&#8221; non solo della storia del movimento, ma anche dei contributi scientifici degli ultimi decenni. Non per niente ad oggi i tentativi di sintesi erano stati irrisori, a fronte di tanti studi analitici e filologici. Probabilmente sarà per qualcosa di intrinseco alla natura di un movimento artistico motore di tutte le avanguardie novecentesche in Italia (e non solo, con buona pace dei cugini d&#8217;Oltralpe), che si è dipanato per mille rivoli e che primo comprese complessità ed efficacia dei media. </p>
 <p>
Nell&#8217;introduzione al volume Benzi si prova a fare un illuminante elenco, dalla velocità, all&#8217;aggressività, alla multiformità del Futurismo, che può aver incentivato il fenomeno. Bulimia centrifuga, la definisce Benzi, quella di un movimento che ha irraggiato non solo pittura e scultura, ma cinema, fotografia, poesia, teatro, musica, design, arredamento, grafica e chi più ne ha più ne metta. Terremotando i confini di separazione fra i linguaggi, fenomeno irreversibile che, come un fiume in piena, arriva fino alla nostra contemporaneità.<br />
Dal 1909 alla morte di Martinetti nel 1944, questo è il periodo in cui Benzi identifica l&#8217;avventura futurista, ricusando delimitazioni più anguste e limitanti, soprattutto di storiografi stranieri. E il volume si dipana dal primo manifesto fino alla morte del fondatore del movimento, attraverso la disamina delle sue tappe, delle sue trasformazioni, dei suoi protagonisti, senza negarci niente</p>

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	<description>Grande formato, imponente apparato iconografico, ci troviamo però di fronte a qualcosa di ben diverso dal solito libro strenna. Si stanno scaldando i motori per celebrare i cento anni dalla[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il Futurismo: libri</title>
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	<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 18:45:22 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>libri</category><category>carrà</category><category>futurismo</category><category>quadriennale</category><category>roma</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Un omaggio alla più famosa avanguardia italiana nell&#8217;anno del suo centenario. Un volume dedicato alla partecipazione dei futuristi alle Biennali romane, alla Biennale di Venezia e alle Quadriennali. Il libro, ricco per documenti e illustrazioni inedite, raccoglie i saggi introduttivi dei curatori cui seguono approfondimenti sulle fasi preparatorie delle mostre, gli accordi e la corrispondenza tra artisti ed organizzatori, la rassegna stampa delle esposizioni, il tutto corredato da carte, testimonianze e immagini dell&#8217;epoca spesso mai pubblicate sino ad ora. Chiude il volume un testo di Matteo D&#8217;Ambrosio sulle retrospettive che la Quadriennale ha dedicato al movimento e ai suoi maggiori rappresentanti. </p>
 <p> <img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/quadriennali.jpg" class="left" border="0" width="200" height="283" alt="" /></p>

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	<description>Un omaggio alla più famosa avanguardia italiana nell&amp;#8217;anno del suo centenario. Un volume dedicato alla partecipazione dei futuristi alle Biennali romane, alla Biennale di Venezia e alle[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Déco. Arte in Italia 1919 - 1939</title>
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	<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 18:36:08 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>mostre</category><category>art decò</category><category>grafica</category><category>mostra</category><category>novecento</category><category>rovigo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/decoarte10_max.jpg" class="left" border="0" width="307" height="432" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Dopo aver, con successo, indagato gli anni della Belle Epoque (1880 – 1915), è la volta del Déco, un termine che indica uno stile, un gusto che segnò nelle diverse arti il periodo compreso tra i due conflitti mondiali. Déco esprime la ricerca di una modernità che intendeva superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e persuasività.</p>
 <p>
La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con Accademia dei Concordi e Comune, è curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli. Direzione della mostra: Alessia Vedova.</p>
<p>Il termine Art Déco o più brevemente Déco fu coniato negli anni &#8216;60 come ricapitolazione critica condotta dagli storici di uno stile o, più correttamente possiamo dire di un gusto che aveva segnato nelle diverse arti il periodo compreso tra i due conflitti mondiali. Come sovente accade per la storia dell&#8217;arte fu il riconoscimento a-posteriori di temi e di formule figurative riconducibili ad un comune denominatore. E&#8217; possibile definire il Déco come manifestazione di un gusto non fondato su precise teorizzazioni - in questo si è voluto vedere la discontinuità con l&#8217;Art Nouveau - ma assai diffuso in tutte le manifestazioni artistiche rivolte, come si diceva, alla ricerca di una modernità che intendeva superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e persuasività. Possiamo quindi accettare il termine Déco come sinonimo di un&#8217;idea di moderno, non di modernista. L&#8217;Art Déco, affermatasi negli anni Venti e Trenta e caratterizzata da numerose sfaccettature, si ispira alle geometrie dell&#8217;universo della macchina, alle forme prismatiche delle costruzioni metropolitane e a modelli di una classicità altrettanto persuasiva nei propri canoni di eleganza. Il termine Art Déco era facilmente passato dal ristretto mondo degli specialisti al largo pubblico che rapidamente si è impadronito di questa etichetta evocativa di una moda. </p>
<p>Fino ad oggi il tema dell&#8217;Art Déco indagato è presentato al grande pubblico prevalentemente per gli aspetti connessi alle arti decorative, agli interni e all&#8217;architettura. Solo di recente si è cercato di verificare anche nelle altri arti le possibili consonanze con il gusto déco. L&#8217;intento della mostra che si aprirà nelle sale del Palazzo Roverella di Rovigo intende offrire al pubblico un possibile filo di lettura con uno sguardo che privilegia la produzione pittorica (senza tralasciare la scultura cui è dedicata una sezione) nell&#8217;assunto che un filo di coerenza percorra tali ricerche proprio nel riferirsi alla comune problematica della decorazione e della modernità.<br />
La critica aveva potuto cogliere un possibile avvio della stagione dell&#8217;Art Déco nell&#8217;Exposition Internationale Arts Décoratifs et Industriels des Modernes che si era tenuta a Parigi nel 1925, sottolineando, quindi, un primato della Francia.<br />
Anche l&#8217;Italia partecipa con una posizione affatto originale all&#8217;affermarsi di tale gusto: non possiamo dimenticare che a partire dal 1923 si tengono a Monza mostre biennali di arti decorative seppure ancora legate all&#8217;idea di un artigianato regionale. La mostra articolata in undici sezioni intende documentare lo svolgersi in Italia di questa temperie artistica che dal decorativismo derivato ancora dall&#8217;esperienza liberty di Galileo Chini di Umberto Brunellechi o di Duilio Cambellotti passa ad utilizzare le idee formali del Futurismo come dimostrano le opere di Giacomo Balla, di Fortunato Depero, di Diulgheroff, Fillia. E&#8217; quindi vero che nel Déco in Italia possiamo trovare ad un tempo sollecitazioni classiciste e rappresentazioni del mondo meccanico, attenzione alla sinuosità offerta dai ritmi della danza e ancora la modellazione plastica degli sports. Rientrano, quindi a pieno titolo in una declinazione di questo gusto anche le opere di Mario Sironi, Achille Funi, Ubaldo Oppi, Gino Severini, Felice Casorati.<br />
La mostra intende poi documentare alcuni aspetti esemplari connessi alle arti decorative al fine proprio di offrire le possibili sfaccettature con le quali il gusto déco si presenta in Italia: così accanto alla cartellonistica si è voluto in particolare presentare la produzione che l&#8217;architetto milanese Giò Ponti realizza per l&#8217;industria ceramica Richard Ginori, produzione significativamente premiata all&#8217;Esposizione di Parigi del 1925 e ancora l&#8217;attività di Vittorio Zecchin in bilico tra decorazione pittorica e raffinate produzioni vetrarie. </p>
<p>La mostra si articola in 11 sezioni così intitolate: Inflessioni decorative del Déco; Verso nuove sintesi; Orizzonti esotici; Vittorio Zecchin e Murano: Déco tra vetri e dipinti; Divagazioni futuriste; Geometrie del Futurismo; La severità del Déco; Il sogno dell&#8217;antico; Giò Ponti: intorno alla Richard-Ginori; Déco scolpito; Il Déco nella grafica.</p>
<p>Info: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo<br />
Tel 049 8761855 - Fax 049 657335</p>

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	<title>Alighiero&amp;Boetti. Mettere all&#039;Arte il Mondo</title>
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	<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 18:32:24 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>mostre</category><category>arte contemporanea</category><category>madre</category><category>museo</category><category>napoli</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/alighiero.jpg" class="left" border="0" width="343" height="432" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>La mostra Alighiero&#038;Boetti. Mettere all&#8217;Arte il Mondo illustra il metodo creativo di Alighiero Boetti (1940-1994), un artista &#8220;singolare&#8221; che nel tempo è riuscito a diventare &#8220;plurale&#8221;, cambiando nel 1972 il proprio nome in Alighiero&#038;Boetti. Torinese d&#8217;origine, è stato tra i più importanti esponenti del movimento Arte povera e dell&#8217;Arte Concettuale. Nel corso della sua vita si avvicina a molteplici discipline dalla musica alla matematica, dalla filosofia all&#8217;esoterismo, dalle culture africane a quelle del Medio ed Estremo Oriente, verso le quali compie molti dei suoi viaggi.<br />
Ogni progetto artistico ha sempre al centro un primo momento di ideazione, svolto singolarmente dell&#8217;artista, e poi concretizzato, materializzato e diffuso attraverso un&#8217;elaborazione a più mani nella quale gli esecutori non sono semplice manovalanza ma artefici. Boetti dà vita ad un concetto di creatività diffusa: l&#8217;artista dà i suoi input al corpo sociale che raccogliendoli si fa artefice, confermando un rapporto di scambio e di complice dignità. Artista e artefice si muovono insieme un territorio fertile in cui l&#8217;immagine, apparsa nella mente dell&#8217;ideatore, diventa fonte di gioco e si concretizza nelle mani di altri.</p>
 <p>
Il percorso della mostra intende sottolineare il nomadismo culturale ed esistenziale di un&#8217;artista che è riuscito a sdoppiarsi iconograficamente in Alighiero&#038;Boetti e attraverso l&#8217;opera, mediante il momento esecutivo, a ricongiungersi con il mondo. Per questo il titolo della mostra è Mettere all&#8217;Arte il Mondo: indica l&#8217;attitudine di un grande artista che ha voluto far socializzare la propria creatività, sviluppando come metodo l&#8217;interattività, il deuteroprotagonismo degli esecutori e la comunicazione dell&#8217;arte nella società di massa.</p>
<p>La poetica di Boetti si basa su un&#8217;analisi ludica della realtà, i giochi della mente, l&#8217;attenzione verso i dettagli, il superamento di ogni schema binario, l&#8217;apertura verso il caso intelligente, la coesistenza delle differenze.<br />
Le opere in mostra confermano il poetico strabismo di Boetti che ha sempre lavorato sulla coesistenza della differenza, Alighiero e Boetti, Gemelli, Ordine e disordine, Sale e Zucchero, geopolitica e confine, classificazione e indeterminazione, scrittura e numero, identità e metamorfosi, trama e intervallo, regola e imprevisto, modulare e manuale, organico e geometrico, lineare e circolare, concavo e convesso.<br />
Per questo motivo si vuole che le entrate e le uscite del percorso espositivo coincidano, in un andamento che richiama una circolarità, come principio filosofico, che caratterizza tutta la sua produzione e che non predilige l&#8217;ingresso da destra o da sinistra, proponendo una congiunzione tra oriente e occidente. La foto a dimensione naturale di una performance Oggi venerdì ventisette marzo millenovecentosettantatre, esposta al Madre, ritrae Boetti che scrive specularmente con la destra e la sinistra fino alla massima estensione del proprio spazio corporale, ad indicare il tempo circolare, non cronologico, che presiede l&#8217;intero percorso espositivo.<br />
L&#8217;esposizione si snoda evolvendosi dal noi all&#8217;io, dai lavori eseguiti in varie parti del mondo in maniera collettiva (Kilim, arazzi, mappe, biro, lavori postali ecc.) fino a quelli realizzati nei primi anni a Torino e a Roma.<br />
Il percorso della mostra, a cura di Achille Bonito Oliva in collaborazione con lArchivio &#8216;Boetti e la Fondazione Alighiero &#038; Boetti prevede un&#8217;introduzione nel grande salone centrale del Madre con l&#8217;installazione dell&#8217;opera Alternando da uno a cento e viceversa (50 Kilim): una cordiale apertura in orizzontale per il pubblico. Nel cortile esterno invece il verticale Autoritratto (scultura in bronzo) che allude ad un ironico narcisismo dell&#8217;artista che qui dialoga con tutti gli elementi della natura.</p>

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	<description>La mostra Alighiero&amp;#038;Boetti. Mettere all&amp;#8217;Arte il Mondo illustra il metodo creativo di Alighiero Boetti (1940-1994), un artista &amp;#8220;singolare&amp;#8221; che nel tempo è riuscito[...]</description>
	
	</item>
    
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	<title>Salone dell’Arte del Restauro</title>
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	<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 17:21:11 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>eventi</category><category>beni culturali</category><category>ferrara</category><category>restauro</category><category>salone</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/salone_restauro.jpg" class="left" border="0" width="400" height="287" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Da mercoledì 25 a sabato 28 marzo 2009 il quartiere fieristico di Ferrara<br />
ospiterà la XVI edizione di Restauro – Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e<br />
Ambientali. La manifestazione è patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero degli<br />
Affari Esteri e si svolge in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l’Istituto Beni<br />
Culturali della Regione Emilia Romagna. </p>
 <p>
Il Ministero ha infatti scelto il Salone per diffondere e promuovere le sue attività, a garanzia dell’importanza della manifestazione a livello nazionale e internazionale. Restauro è la<br />
più importante manifestazione in Italia interamente dedicata al Restauro, alla Conservazione e alla Tutela del<br />
patrimonio storico-artistico, architettonico e paesaggistico. </p>
<p>Quattro giornate ricche di eventi e approfondimenti:<br />
è un appuntamento che prevede anche convegni e incontri tecnici promossi dalle più illustri realtà nell’ambito<br />
del restauro, per dare vita a riflessioni e dibattiti sulle tematiche più attuali, per presentare tecnologie e nuove<br />
metodologie e conoscere i risultati degli interventi di restauro più importanti.</p>
<p>Il Salone giunge alla 16ma edizione, un traguardo che testimonia il successo di una manifestazione capace di<br />
creare un fecondo confronto tra tutti gli attori del settore, un momento di aggiornamento e discussione nei<br />
diversi ambiti: dal restauro del contemporaneo all’archeologia-restauri e recuperi, dal rapporto tra restauro,<br />
architettura e ambiente, al restauro dei grandi capolavori dell’arte, sino ai maggiori interventi realizzati<br />
all’estero.<br />
Quest’anno inoltre il Salone ospiterà l’assemblea generale dei Soci A.R.I. Associazione Italiana Restauratori.<br />
L’edizione 2009 si configura ricchissima di contenuti:<br />
- la parte commerciale vedrà protagonisti 278 produttori italiani ed esteri di beni, servizi e materiali<br />
destinati al settore. L’obiettivo primario è di proporre una realtà economica in costante crescita e<br />
consolidamento, fatta di operatori di altissima professionalità e che rappresentano un sicuro volano per il<br />
rilancio dell’economia nazionale.<br />
- incontri e approfondimenti con i più accreditati e riconosciuti relatori, che avranno come filo conduttore il<br />
restauro nelle sue molteplici implicazioni. Ai visitatori sarà offerta l’occasione di seguire workshop sulle<br />
tematiche più varie e differenziate: dai più significativi interventi di restauro alle ultime tecnologie sviluppate,<br />
dall’architettura moderna al paesaggio urbano.<br />
- mostre-evento ospitate all’interno dei padiglioni culturali per divulgare i risultati di importanti interventi<br />
conservativi ed evidenziare quelli più innovativi, sui capolavori di arte classica, moderna e contemporanea.<br />
FOCUS ON<br />
Il restauro del contemporaneo<br />
Continua a Ferrara l&#8217;approfondimento su come conservare l’arte moderna e contemporanea. In calendario,<br />
diversi incontri, come “Conservare il Novecento. Gli archivi culturali”, occasione per riflettere sulla<br />
conservazione della documentazione moderna. Questo incontro, che si inserisce in un ciclo di dibattiti che<br />
l’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia Romagna ha iniziato nel 2000, offre lo spunto per tracciare un<br />
bilancio dell’esperienza decennale e per valutare quali siano le principali questioni ancora aperte sul<br />
trattamento degli archivi compositi, nonostante le notevoli opportunità offerte dallo sviluppo delle tecnologie<br />
digitali.<br />
Di grande interesse, anche il convegno “Restauro preventivo nell’arte contemporanea: teoria e pratica”, che<br />
verterà sull’importanza della prevenzione dei danni sia dal punto di vista materiale sia formale, quale unica<br />
possibilità realistica per ovviare alla perdita o al degrado irreversibile di molte opere contemporanee.<br />
Architettura e restauri<br />
Ampio spazio sarà dedicato a questo argomento in diversi incontri, fra cui il convegno su “Palazzo Arese Litta a<br />
Milano. Il rilievo morfometrico per il restauro e la valorizzazione dello storico palazzo restituito alla città”<br />
che tratterà della conservazione di Palazzo Litta, la cui consegna al MIBAC, da un lato, ha attivato il processo di<br />
restituzione di questo bene alla città, dall’altro ha concretizzato la possibilità di riunire in un’unica sede<br />
prestigiosa, di eccezionale valore storico, artistico e architettonico, alcuni degli uffici ministeriali della<br />
Lombardia.<br />
Archeologia, restauri e recuperi<br />
Molti ed interessanti gli argomenti sul tema: “Il risveglio dei Demoni Azzurri di Tarquinia. Una nuova tecnica<br />
ottica per rileggere gli affreschi spariti”. Verranno illustrati i risultati di nuovi studi effettuati su una tomba<br />
etrusca ancora chiusa al grande pubblico e conosciuta solo agli specialisti. E inoltre, “Il restauro monumentale<br />
tra scienza della conservazione e turismo archeologico” in cui verrà approfondito il tema del restauro<br />
monumentale come uno dei passaggi ineludibili del processo di valorizzazione di un sito archeologico che<br />
approda in tal modo dallo stato di “semplice” rovina a quello di testimonianza comprensibile del passato.<br />
Il restauro dei tessuti<br />
Un punto di vista molto specifico sul tema: Il ripristino tessile dei divani “juvarriani” del Museo d’Arte Antica<br />
e Palazzo Madama di Torino”, incontro organizzato dalla Fondazione Arte della Seta Lisio, che con la sua<br />
manifattura di tessuti fatti a mano è in grado di ricostruire le tecniche antiche di tessuti pregiati, contribuendo<br />
al loro ripristino nell’ambito dell’arredo antico. Altro tema affrontato, il “Recupero e il restauro degli arredi<br />
nei teatri storici. La poltrona storica nel teatro. Tessuti e tendaggi nel teatro”.<br />
Restauro, architettura e ambiente<br />
Ecco un’ottima opportunità per confrontarsi con l’attualissima questione, affrontata in tutto il mondo, della<br />
tutela dell’ambiente e dei sistemi eco-compatibili abbinati al restauro, sulla quale l’Italia non può esimersi dal<br />
dare il proprio contributo. L’argomento verrà affrontato in diversi convegni tra cui “L’innovazione per un<br />
restauro sostenibile”, nel quale si discuterà delle problematiche legate sia all’utilizzo di nuove tecnologie e<br />
relative strumentazioni, sia alle nuove frontiere nell’utilizzo di prodotti compatibili con l’ambiente. L’obiettivo<br />
rimane quello di proteggere l’enorme patrimonio artistico che l’Italia detiene, dall’azione distruttiva del tempo<br />
e dell’uomo.<br />
Il restauro e i grandi maestri<br />
Ampio spazio verrà dedicato a questo tema. Bologna Fiere e Acropoli, in collaborazione con la Fondazione<br />
Guglielmo Giordano, promuovono il convegno “Le caviglie del DAVID, la statua più famosa fra statica ed<br />
estetica”. Nel corso del restauro cui il David di Michelangelo è stato sottoposto, sono emerse alcune criticità<br />
relative alla solidità delle caviglie. Una riflessione approfondita verrà fatta da un gruppo di esperti che<br />
esaminano le condizioni attuali e future della statua più famosa del mondo. L’Opificio delle Pietre dure<br />
promuove il convegno “Raffaello: la rivelazione del colore. Il restauro della Madonna del Cardellino”, in cui<br />
verrà esaminato il percorso del lungo e complesso restauro. Il progetto e l’intervento di restauro, la<br />
conservazione preventiva, l’approfondimento della tecnica pittorica di Raffaello, sono alcune fra le tematiche<br />
che saranno trattate dagli esperti dell’Opificio.<br />
Restauri all’estero<br />
Negli ultimi anni l&#8217;Italia ha intrapreso, tramite organismi istituzionali, associazioni ed aziende, numerose attività<br />
e collaborazioni in ambito internazionale. A titolo esemplificativo, quest’anno verranno illustrati gli interventi di<br />
restauro dei soffitti lignei della Grande Moschea di Sana’a, attraverso il convegno organizzato dall’Istituto<br />
Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario, dal titolo “Yemen: i<br />
frammenti ritrovati nella grande moschea di Sana’a”. I restauratori hanno rinvenuto circa quattromila<br />
frammenti di antiche pergamene e carte, chiusi in due nicchie sul versante ovest della Moschea, in<br />
corrispondenza del muro del minareto.<br />
Mostre ed eventi in fiera<br />
Accanto al ricco calendario di incontri, ampio spazio viene dedicato alle mostre nei Padiglioni Culturali della<br />
fiera. Le mostre hanno lo scopo di “dialogare” con i visitatori, facendo conoscere i risultati di prestigiosi<br />
interventi nel campo del restauro. Fra questi, la mostra dedicata a Palazzo Litta e alla sua nuova destinazione<br />
d’uso. Altro interessante evento è la mostra “Il calvario della memoria. Il recupero dei monumenti storicoarchitettonici<br />
nella città di Kiev”. Vengono illustrati i restauri di monumenti che hanno subito i danni più gravi<br />
durante il regime sovietico: il complesso architettonico-monumentale del monastero “Cupole d’oro” di San<br />
Michele, la chiesa della Natività di Gesù e la Cattedrale di San Nicola del monastero di Pokrova.<br />
Altre consolidate presenze a Restauro sono quelle del Ministero per i Beni e le Attività Culturali,<br />
dell’Associazione Città Italiane Patrimonio Unesco (la cui presidenza è proprio a Ferrara), di Assorestauro, la<br />
prima associazione italiana tra produttori di materiali, attrezzature e tecnologie al servizio del restauro e<br />
dell’ICE-Istituto Nazionale per il Commercio Estero, che sarà presente in fiera con numerose delegazioni di<br />
operatori e professionisti provenienti da 12 Paesi.</p>
<p>Per ulteriori approfondimenti ed aggiornamenti: www.salonedelrestauro.com</p>

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    ]]></content:encoded>
	<description>Da mercoledì 25 a sabato 28 marzo 2009 il quartiere fieristico di Ferrara
ospiterà la XVI edizione di Restauro – Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>&quot;La nostra sfida alle stelle&quot;</title>
	<link>http://guide.supereva.it/storia_arte/interventi/2009/02/la-nostra-sfida-alle-stelle</link>
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	<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 18:49:15 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Raffaella Picello</dc:creator>
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    <category>libri</category><category>futuristi</category><category>gentile</category><category>laterza</category><category>libro</category><category>politica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/storia_arte/sfidaallestelle.jpg" class="left" border="0" width="200" height="305" alt="" /></p>
<p>Il manifesto di fondazione del futurismo, pubblicato su &#8220;Le Figaro&#8221; il 20 febbraio 1909 (quest&#8217;anno ne ricorre il centenario), si concludeva con le parole: &#8220;La nostra sfida alle stelle&#8221;. Quel grido vitalistico incarna bene l&#8217;entusiasmo tragico del futurismo per la modernità, percepita come un&#8217;epoca di lotta e di espansione della potenza dell&#8217;uomo, lanciato alla &#8220;conquista del divino&#8221;. </p>
 <p>
Movimento prevalentemente artistico, il futurismo aveva l&#8217;ambizione di realizzare una rivoluzione totale che investisse ogni aspetto della vita dall&#8217;arte al costume - per creare l&#8217;italiano nuovo e, diversamente da altre avanguardie del primo Novecento, ebbe da subito una vocazione politica decisamente orientata in senso nazionalista. I futuristi esaltavano la violenza e la &#8220;guerra come igiene del mondo&#8221;; furono accesamente interventisti; nel 1918 fondarono un partito e un anno più tardi, con Mussolini, diedero vita ai Fasci di combattimento; parteciparono con D&#8217;Annunzio all&#8217;avventura di Fiume; simpatizzarono per il bolscevismo; si proponevano di abbattere la monarchia e scacciare il papa dall&#8217;Italia.</p>

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	<description>Il manifesto di fondazione del futurismo, pubblicato su &amp;#8220;Le Figaro&amp;#8221; il 20 febbraio 1909 (quest&amp;#8217;anno ne ricorre il centenario), si concludeva con le parole: &amp;#8220;La[...]</description>
	
	</item>
    

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