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Action Painting. Dal disegno all’opera, arte americana 194

A Modena, nelle sale del Foro Boario, dal 20 novembre 2004 al 6 marzo 2005

La grande popolarità della Pop Art ha sostituito da tempo nell’immaginario collettivo un movimento artistico americano che per tutti gli anni Cinquanta era stato sinonimo di ribellione, ricerca e sperimentazione: l’Action Painting.

Guidata idealmente da Jackson Pollock, la compagine varia ed eterogenea che per comodità la critica riunì sotto quella denominazione, fu per tutte le generazioni del periodo una guida e un punto di riferimento nel mondo dell’arte.

Da tempo, nel ventesimo secolo, non si raggiungeva una così alta visibilità per un movimento composto da pittori. Lo scandalo affascinante e “maledetto” delle loro vite - spesso esasperato in chiave romantica dai media -, la provocazione causata dalle modalità del dipingere e l’aspirazione a comporre opere prevalentemente astratte e informali, colme di colori e attraversate da segni impetuosi e gesti irruenti, fecero dei protagonisti di questa corrente i personaggi del nuovo mondo culturale del dopoguerra e sancirono un singolare passaggio di “testimone”, facendo degli Stati Uniti il nuovo paese di riferimento dell’arte contemporanea, strappando all’Europa - e a Parigi in particolare - lo scettro di Capitale dell’arte.

Il ritorno d’attenzione nei confronti dei maestri dell’Action Painting, iniziato da anni con le grandi mostre londinesi e parigine, ha coinvolto anche i grandi media. Di recente, il film di Ed Harris dedicato a Jackson Pollock ha ribadito anche per le nuove generazioni l’importanza di quel momento ed il fascino dei suoi protagonisti e delle loro opere.

La mostra di Modena, tuttavia, non vuole insistere sull’alone trasgressivo, romantico e dannato, che circonda l’Action Painting. Prodotta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e coordinata in collaborazione con la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, l’esposizione presenta al pubblico italiano un centinaio di opere riunite per la prima volta nella stessa sede, provenienti, oltre che dalla prestigiosa collezione veneziana, dal Museo Solomon R. Guggenheim di New York, da collezioni private, archivi e fondazioni dei pittori protagonisti. L’ampio percorso di mostra, che si snoda nell’imponente spazio del Foro Boario di Modena, ha innanzitutto l’intento di suggerire al pubblico i vari aspetti e le sfumature che generalmente sono riunite sotto l’ampio termine di Action Painting. L’allestimento austero esalta la forza cromatica e le grandi dimensioni di alcuni dipinti; la pavimentazione in legno richiama la semplicità dei tavolati degli studi dei pittori di quegli anni. Riuniti per quest’occasione si ritrovano, senza soluzione di continuità, gli autori che parteciparono agli eterogenei e molteplici gruppi dell’arte americana astratta - gli Irascibili, la Scuola di New York, i Colored Fields Painters, etc. – movimenti che, a partire dagli anni Quaranta, contraddistinguono il panorama contemporaneo americano.

La mostra offre, inoltre, uno spaccato inedito ed un confronto originale proprio all’interno del suo percorso: come evidenzia il sottotitolo, si presenta di volta in volta, per quasi tutti gli autori, l’accostamento di opere su carta, studi, bozzetti e disegni ad opere su tela o compiute. In questo modo, il pubblico potrà idealmente osservare come gli artisti “pensassero” le opere più grandi, sperimentassero i segni, le macchie di colore o organizzassero le composizioni, svelando, in alcuni casi la natura tutt’altro che impulsiva e gestuale del loro modo di dipingere.
Lo spazio del Foro Boario, diviso in tre laiche campate lunghe decine di metri, presenta inizialmente una sezione chiusa, in cui, dal buio, emergono come icone simboliche dodici opere dei grandi maestri delle avanguardie degli inizi del XX secolo che influenzarono le nuove generazioni americane.

Il Museo di arte non oggettiva (poi ribattezzato con il nome del fondatore Solomon R.Guggenheim Museum), l’arrivo a New York della compagine europea dei surrealisti fuggiti dal dramma della seconda guerra mondiale e il fondamentale ruolo della galleria di Peggy Guggenheim, Art of this Century, contribuirono a creare un nuovo ambito artistico nel quale si formarono tutti i protagonisti esposti in mostra.

Le prime due sale rappresentano, dunque, un omaggio ideale a quello scenario: sarà possibile ammirare, in un ipotetico e curioso confronto, il Paesaggio con Macchie Rosse di Kandinsky e la grande Composizione 1938 di Piet Mondrian. E poi ancora, come in una sorta di portolano utilizzato con grande ispirazione dai giovani artisti d’allora, due opere di Sebastian Matta, l’importante Ritratto di Frau P. di Paul Klee e due preziose opere di ridottissime dimensioni, ma non meno fondamentali, come Intorno ad un punto di Frantisek Kupka e Maarak, Variazione I (Merzbild) di Kurt Scwitters. Insieme ad opere di Max Ernst, Jean Helion, Joseph Albers, questo primo nucleo offre al pubblico una sorta di omaggio ai maestri che Peggy Guggenheim presentò al pubblico americano e che segnarono i percorsi degli artisti a venire.

Attraversata la sezione introduttiva, l’inizio della mostra è dedicato a tre maestri che segnarono l’intero percorso dell’arte astratta americana: Arshile Gorky, Hans Hofmann e Jackson Pollock. L’apertura è emblematica: compaiono, infatti, due artisti considerati sperimentatori e veri padri dell’astrazione, entrambi europei trasferitisi negli Stati Uniti dopo varie esperienze artistiche.

Gorky, presente con l’opera Untitled del 1944, considerata tra i suoi capolavori, sarà affiancato da quattro importanti disegni scelti tra i più significativi di quegli anni, che illustreranno il segno dell’artista ed il suo modo di procedere nel creare le opere dipinte.

Di Hoffmann sono presenti due opere degli inizi anni Quaranta, che anticipano sorprendentemente la tecnica del dripping (lo sgocciolamento del colore sulla superficie che connoterà il periodo maturo di Pollock), due opere su carta ed una grande tela di sintesi geometrica mai esposta in Italia, così come molte delle opere in mostra. Per il grande protagonista della “scena astratta americana” è prevista una sezione imponente, con cinque opere fondamentali dagli anni Quaranta che ben illustreranno la nascita del suo segno passando dalle ispirazioni surrealiste agli esperimenti pittorici. Compaiono, inoltre, quattro importanti disegni (1939 - 45) che, insieme a quattro monotipi su carta, daranno un completo percorso di questo fondamentale artista e del suo segno originale.

Continuano in mostra gli approfondimenti e le presentazioni degli artisti che cambiarono letteralmente il modo di dipingere del XX secolo. Saranno accostati Willem de Kooning e Franz Kline, di cui saranno esposti cinque disegni di grande dimensione degli anni Cinquanta e l’importante tela Untitled del 1952 proveniente dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York, così come l’opera, sempre Untitled, del 1962 di de Kooning che la affianca.

Uno spazio di assoluta sopresa e sensazione sarà dedicato a due autori particolarmente prolifici e originali: Adolph Gottlieb e Sam Francis. Ispiratosi nella giovinezza, come i suoi sodali Pollock e Rothko, alle grafie ed ai simboli degli indiani d’america, all’esoterismo ed ai segni primitivi, Adolph Gottlieb è sicuramente uno dei più affascinanti pittori dell’arte americana di questo periodo.

Meno noto al pubblico italiano per la sua assenza nei musei e per la rarità di opere degli anni Quaranta e primi Cinquanta, creatore di paesaggi simbolici e sognanti, spesso riassunti in soli sospesi nel vuoto di uno spazio colorato o in macchie delicate e sensuali costruite con veloci pennellate di colore, Gottlieb è presente in mostra con 13 opere che costituiscono un unicum mai precedentemente presentato in Italia. La sezione ricostruirà cronologicamente il percorso di questo fine costruttore di immagini fantastiche e sognanti. Emblematica dell’autore è la grande tela W di 189,8 x 91,5 cm, proveniente dal Solomon R.Guggenheim Museum di New York, perno della sala personale dedicata all’artista.

Di fronte alla sezione di Gottlieb si trova nel percorso la sala dedicata a Sam Francis, un altro dei protagonisti chiave di tutta la pittura gestuale americana. Al centro l’imponente tela Red and Black del 1954 di 195,3 x 96,8 cm del S. R. Guggenheim Museum di New York, che diventa punto focale di una vera e propria quadreria moderna dove sono collocati oltre 12 lavori che illustrano la ricerca dell’artista. Dalle grandi campiture astratte degli anni Cinquanta dense di colore a macchie, Francis passa sul finire di quel decennio ad un dipingere gestuale dal carattere lirico, dove il colore si posa prima delicatamente poi in modo più fragoroso, in filamenti di colori accesi, una sorta di arabeschi aerei di fascino immediato e fantastico. L’insieme di opere di Francis è un vero controcampo al rigore del compagno Gottlieb e creerà un “colpo d’occhio” di grande forza all’interno dello spazio espositivo.

La mostra continua con alcune opere rarissime su carta dello scultore David Smith, presente con ben sette opere dedicate al gesto ed al segno. Considerato uno dei più grandi scultori americani del XX secolo, Smith dipinge con forza le strutture che diverranno spunto per le sue opere tridimensionali. Immediatamente dopo le sue opere si apre un’ampia sezione che ancora una volta mette a confronto due autori che parteciparono sin dagli inizi al gruppo dell’astrazione americana e che ne segnarono gli aspetti di ricerca continuativa sino quasi alla fine del XX secolo: Richard Pousette-Dart e Conrad Marca-Relli.

Del primo compaiono una serie di opere degli esordi, databili agli anni Quaranta: insieme ai misteriosi segni derivati dalle culture primitive o reinventati da un mondo surreale, iniziano a leggersi le ricerche sulla luce e sul tratto puntinato e sospeso che caratterizzerà il periodo maturo di Pousette-Dart. Del secondo, oltre ad alcune opere provenienti dalla collezione del Museo di New York, sarà presentata per la prima volta al pubblico l’opera Morte di Jackson Pollock del 1956, di 111 x 224 cm, dedicata dal pittore al terribile incidente che tolse la vita al maestro dell’action painting, suo fraterno amico.

Non mancheranno due esponenti femminili dell’Action Painting, rappresentate da importanti tele che riassumono le loro ricerche. Grace Hartigan sarà presente con Ireland, una tela di 200 x 271 cm che rappresenta una vera summa del suo lavoro e che, appartenente alla collezione di Peggy Guggenheim, non veniva esposta al pubblico da anni.

Joan Mitchell è presente con un dittico di altrettanto importanti dimensioni e qualità cromatiche: Un posto per i cuccioli del 1976 di 161,9 x 260,4 cm, summa del suo lungo e coerente percorso pittorico. Completano il percorso un’opera di William Baziotes, che contemporaneamente viene presentato in antologica alla Collezione Guggenheim di Venezia e si sta rivelando al pubblico europeo come uno dei più intimi e delicati pittori dell’Action Painting americana, e Philip Guston, controverso ed affascinate autore che transita costantemente dal figurativo all’astrazione mantenendo un equilibrio costante nelle sue composizioni tra le due tendenze.

Chiudono la mostra, come in un’abside di una cattedrale laica, le opere di Mark Rothko degli anni Sessanta, la tela Red and Black e l’imponente Black and Gray del 1970 di 203,3 x 175,5 cm del S. R. Guggenheim di New York, un capolavoro dai toni assoluti e drammatici giocato sulla contrapposizione di campiture grigie e nero assoluto, chiusura di un percorso artistico di colui che la critica ha considerato una dei maestri della pittura del XX secolo. Al termine del percorso, si incontra letteralmente, come un poetico sbarramento, l’opera di Robert Motherwell Elegia per la Repubblica Spagnola N°110 del 1971 di 208,3 x 289,6 cm, immenso omaggio al dramma della storia spagnola e capolavoro del pittore astratto americano.

A cura di Luca Massimo Barbero

Catalogo: Edito da Peggy Guggenheim Collection

Orari di apertura: Tutti i giorni alle ore 10.00 alle 19.00 - orario continuato. Chiuso il lunedì.

Info: Modenatur 059-220022 Sede Espositiva 320-0452126

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Liesbeth Bollen – Peggy Guggenheim Collection

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