
In un numero sorprendente di film la fotografia è al centro della narrazione o elemento risolutivo di una vicenda: dalle detective story alle storie d’amore, ai film sulle vite dei fotografi. Questa mostra rintraccia nelle immagini di celebri film quelli in cui la fotografia gioca un ruolo fondamentale.
Nel bene come, più spesso, nel male, Blow up di Michelangelo Antonioni (1966) può essere considerato e conteggiato come film spartiacque per quanto riguarda la raffigurazione cinematografica del fotografo e della fotografia. Immediatamente a seguire, innumerevoli pellicole, spesso di taglio basso, sono slittate al fotografo sporcaccione, che estende fino alle estreme conseguenze il modo di vivere interpretato sullo schermo da David Hemmings (personalità ispirata a David Bailey, nel cui studio sono ambientate alcune scene del film), senza però la sua intelligenza e senza i suoi dubbi.
La mostra si compone di fotografie di scena: da Blow up a La dolce vita (dove nasce la figura del “paparazzo”), da La finestra sul cortile a Occhio indiscreto e Pretty Baby, da Smoke a I ponti di Madison County, e poi, ancora, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Legittima difesa, One Hour Photo ed altri (tra cui, molti titoli dedicati al fotoreportage di guerra).
A seguire, osservazioni sui titoli di testa nei quali compaiono fotografie d’autore, (Cenerentola a Parigi e Occhio indiscreto), flash che illuminano la scena, attori celebri con macchina fotografica, mirini/schermi/vetri smerigliati/obiettivi in primo piano, fototessere, fotografia segnaletica e… fotografi veri: Margaret Bourke-White (Candice Bergen) in Gandhi, Weegee (Joe Pesci) evocato in Occhio indiscreto, E.J. Bellocq (Keith Carradine) in Pretty Baby. Completano l’esposizione le schede dei film.
In Closer, di Mike Nichols (2004), Julia Roberts interpreta la fotografa Anna Cameron (in omaggio alla celebre fotografa dell’Ottocento Julia Margaret Cameron?), nella cui sala di posa londinese maturano gli intrecci che legano assieme i quattro protagonisti della vicenda, in diverse e molteplici combinazioni sentimentali.
Fotografia & Cinema. Fotogrammi celebri
A cura di Maurizio e Filippo Rebuzzini
Curiosamente, quanto identifichiamo e classifichiamo come consapevole presenza dei fotografi e della fotografia nel cinema è cambiato negli ultimi anni, dopo decenni di sostanziale ripetizione di concetti presto codificati e/o stereotipi subito smascherati. In particolare, sono discriminanti due film, tra loro temporalmente vicini e prossimi ai nostri giorni. Indipendentemente uno dall’altro e a titolo assolutamente individuale, Closer e Sballati d’amore hanno finalizzato l’elemento fotografico alla consecuzione delle rispettive vicende.
Ricordiamolo in fretta: in Closer (regia di Mike Nichols; 2004), la fotografia è l’elemento di contatto tra i due protagonisti, del quale il film narra le vicende esistenziali e sentimentali (la fotografa Anna Cameron, interpretata da Julia Roberts, e l’aspirante scrittore Dan, con il volto di Jude Law); analogamente, anche per Sballati d’amore (titolo originario A Lot Like Love; regia di Nigel Cole; 2005) la fotografia è il filo che lega i balzi temporali del contraddittorio rapporto tra la disinvolta Emily Friehl (l’attrice Amanda Peet) e il confuso Oliver Martin (l’attore Ashton Kutcher).
In entrambi i casi, la fotografia è leggera, pur essendo, in sostanziosa misura, discriminante. E qui sta la differenza con la precedente lunga vicenda della fotografia nel cinema, per la quale si è soliti considerare una linea di confine con Blow up di Michelangelo Antonioni (1966). All’indomani del quale, in un tempo di grandi sommovimenti ma di inquietante interregno espressivo, rari furono i fotografi che apparirono sullo schermo in altre vesti che non quelle del sesso. Molte furono le pellicole al di sotto del limite medio di accettabilità, che giocarono la facile carta del fotografo senza scrupoli e privo di morale. In definitiva, Blow up innescò una triviale escalation.
Con un saggio di accompagnamento, di Maurizio Rebuzzini, le immagini che compongono la mostra Fotografia & Cinema. Fotogrammi celebri non raccontano questo, che è appunto lasciato alle parole, ma visualizzano in quantità e qualità il tema proposto e prefissato: appunto, fotografi e fotografia nel cinema. Il percorso accosta due tempi che si miscelano assieme (due tempi, come nei vecchi cinemini di quartiere?): un fondamentale corpus di generosi ingrandimenti di immagini provenienti dal capace archivio specializzato dell’agenzia francese Photos12, rappresentata in Italia dall’Agenzia Grazia Neri, si accompagna a pannelli che raccolgono fotogrammi cinematografici originari, accostati per tematiche individuate dai curatori Maurizio e Filippo Rebuzzini.
Quindi, fotografie di scena autenticamente tali, che sottolineano le situazioni macroscopiche di fotografi e fotografia nel cinema: dall’appena citato Blow up a La dolce vita (con la cui sceneggiatura nasce la figura del “paparazzo”), da La finestra sul cortile a Occhio indiscreto e Pretty Baby, da Smoke a I ponti di Madison County, e poi, ancora, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Legittima difesa, One Hour Photo e altro (tra cui, tanto fotoreportage di guerra).
A seguire, osservazioni sui titoli di testa nei quali compaiono fotografie d’autore, riconosciute come tali e attribuite (Cenerentola a Parigi e Occhio indiscreto), flash che illuminano la scena, attori celebri con macchina fotografica, mirini/schermi/vetri smerigliati/obiettivi in primo piano, fototessere, fotografia segnaletica e… fotografi veri: Margaret Bourke-White (Candice Bergen) in Gandhi, Weegee (Joe Pesci) evocato in Occhio indiscreto, E.J. Bellocq (Keith Carradine) in Pretty Baby.
In chiusura, schede dei film presi in considerazione: da cui sono tratte le immagini o menzionati nel lungo saggio di accompagnamento.
Fotografia e Cinema
Testo di Grazia Neri
L’idea di questa mostra mi conquista.
Sono vissuta di cinema nella mia primissima infanzia (dai 4 anni) fino alla maturità e anche adesso il cinema rappresenta una componente importante per sentirmi contemporanea. Non vado al cinema solo per vedere la trama, o per godere di una interpretazione. Il cinema mi dà molto di più, anche i “B movies” in un certo senso mi fanno sentire presente nel tempo. Vado al cinema per vedere gli interni di case, i vestiti, i trucchi, le facce degli attori, i mille modi diversi di esprimere amore, dolore, fallimento. Nessuno è uguale a un altro.
Ma c’è una cosa nel cinema che fino a qualche anno fa mi mancava: fermare un fotogramma e vedere con calma una sintesi, un momento
Ci hanno pensato gli uffici stampa, anche se spesso le foto scelte non sono quelle dei fotogrammi che facciamo nostri.
Quando andavo al cinema da ragazza avrei voluto “fissare” un momento e guardarmelo con calma. Come era il vestito di Rossella nel ballo di Via col Vento?
Oppure rivedere un’istantanea soltanto di Montgomery Clift e Liz Taylor felici, prima della catastrofe in Un posto al sole, per difenderli dal finale terrificante.
Diverso è il discorso per questa mostra. Fotografia e cinema hanno molto in comune essi sono complici di tanti intrighi. E la macchina fotografica o la fotografia ci svelano un segreto o agiscono cambiando una trama.
Maurizio e Filippo Rebuzzini sono i migliori curatori di una sfida così difficile e la presenza della camera in alcune situazioni o delle fotografie stesse mi auguro ci facciano ricordare un film particolare, un momento unico o affiorare il ricordo di un’emozione.
Informazioni
Fotografia & Cinema. Fotogrammi celebri
Luogo: Milano - Galleria Grazia Neri
Via Maroncelli, 14 - Milano
Periodo: dal 23 gennaio al 16 febbraio 2007
Inaugurazione: lunedì 22 gennaio 2007, ore 18.30
Orari: da lunedì a venerdì: dalle 9 alle 13 e dalle 14,30 alle 18. Sabato: dalle 10 alle 12,30 e dalle 15 alle 17
Ingresso: libero
A cura di: Maurizio e Filippo Rebuzzini

Raffaella Picello








